4G: gli Usa più avanti dell’Europa nel roll out delle nuove reti. In Italia, l’asta del dividendo digitale vicina a 3,4 mld d’incasso

Gli operatori americani procedono spediti nella realizzazione delle reti 4G, molto più di quanto stiano facendo quelli europei, che non sembrano avere molta fretta a investire miliardi di euro nei network di nuova generazione. Al momento, sono 28 le reti 4G attive nel mondo. La prima è stata quella realizzata da TeliaSonera a Stoccolma. Gli operatori che maggiormente hanno investito nelle nuove tecnologie mobili sono comunque gli americani Verizon Wireless (che il mese scorso ha annunciato l’implementazione della rete in altre 15 città, portando il totale a quota 117 città per una popolazione di 160 milioni di utenti) e AT&T – che ha appena aperto la rete in 5 città (Dallas-Forth Worth, San Antonio, Houston, Atlanta e Chicago) - seguiti dai canadesi Bell e Rogers.

La fine del 2011

AT&T conta di arrivare a coprire con tecnologia LTE 15 città (circa 70 milioni di americani) entro la fine del 2011, mentre Verizon intende garantire la copertura totale del territorio entro il 2013.




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Gli operatori europei sono in un una fase attendista, dovuta anche al fatto che le licenze sono state attribuite solo in pochi paesi. In Italia è ancora in atto la fase di rilanci nell’asta delle frequenze del dividendo digitale - che venerdì, nella sua 13esima giornata, ha raggiunto un incasso totale di circa 3,4 miliardi, contro i 2,4 attesi dal Governo – mentre in Francia l’assegnazione dovrebbe concludersi a dicembre, con un introito previsto attorno ai 2,5 miliardi. In Gran Bretagna, l’asta è stata rimandata al prossimo anno, mentre in Germania si è già conclusa, con un incasso di 4,4 miliardi di euro.

Al momento, in Europa, a parte TDC e TeliaSonera, solo Vodafone in Germania ha iniziato a investire sulla tecnologia LTE. Altri operatori, come Telefonica, KPN, Orange e SFR, stanno investendo nella tecnologia ma non sono ancora pronti a entrare nella fase commerciale. Il sorpasso degli Usa, notano alcuni analisti, è attribuibile anche al fatto che le reti 3G negli Usa – basate sullo standard CDMA, diverso dal GSM europeo, su cui si basa l’LTE - non offrono in molti casi un servizio di buona qualità. Basti ricordare i problemi di sovraccarico che hanno mandato in tilt la rete di AT&T, insufficiente a gestire l’impennata nell’uso dei dati da parte degli utenti smartphone. Il fatto, quindi, che Verizon Wireless, spinto da Vodafone (che ne controlla il 45%) abbia deciso di abbandonare il CDMA e uniformarsi all’ecosistema mondiale adottando l’LTE, ha messo pressione sui competitor, che hanno dovuto anche loro adottare più in fretta del previsto il nuovo standard, di qualità decisamente superiore. Secondo gli analisti di JP Morgan, gli operatori europei ritengono che la saturazione delle reti mobili sia una questione di anni, non di mesi, e per questo la necessità di aggiornare le infrastrutture non è poi così pressante come avvenne nella fase di aggiornamento dal GSM all’Umts. “I ricavi generati da internet mobile in Europa non crescono così velocemente come negli Usa e nessun operatore investe nelle nuove tecnologie tanto massicciamente come avvenne nel 2000 con le reti 3G”, affermano gli analisti, sottolineando che, al momento, gli operatori sembrano più orientati verso gli investimenti nell’Hsdpa, (la tecnologia ‘ponte’, tra il 3G e il 4G).

Le stime di ABI Research

Secondo le stime di ABI Research, a fine 2014 saranno circa 150 milioni le persone che utilizzeranno connessioni mobili 4G.

(19 settembre 2011)

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