Cambiamenti climatici: l’industria offre approccio comune per calcolare l’impatto ambientale e sfruttare l’ICT per ridurre le emissioni
Uno standard per calcolare l’impatto effettivo dell’industria ICT sull’ambiente è stato proposto da un focus group dell’ITU, specializzato in tecnologie dell’informazione e della comunicazione e cambiamenti climatici.
Il gruppo, che comprende alcuni tra i maggiori protagonisti dell’ICT mondiale, ha messo a punto un metodo per calcolare due elementi: l’impatto sull’ambiente in termini di energia ed emissioni di CO2 legati alla produzione e all’utilizzo di prodotti ICT; la riduzione di emissioni di gas serra derivanti dall’uso di tecnologie ICT nell’ambito dei trasporti e dalla cosiddetta dematerializzazione (la sostituzione di atomi con bit che prevede, ad esempio, l’acquisto di file MP3 invece che di un CD).
Una serie di linee guida per misurare...
Il focus group ITU-T ha stabilito una serie di linee guida per misurare con esattezza queste variabili, attingendo anche dalle best practice di molte organizzazioni mondiali. Prossimamente, ITU provvederà a trasformarle in una Raccomandazione o in uno standard a cui l’industria dovrà rifarsi per limitare il proprio impatto ambientale.



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“Un approccio comune nel calcolo dell’impatto dell’ICT è essenziale per assicurare soluzioni coerenti ed efficaci”, ha sottolineato Malcolm Johnson, Direttore del Telecommunication Standardization Bureau dell’ITU.
Il 2%
Il settore ICT è responsabile per il 2% delle emissioni di CO2 in Europa: l’1,75% derivante dall’uso di prodotti e servizi ICT e lo 0,25% dalla loro produzione.
Le tecnologie ICT sono però in grado di portare a una riduzione complessiva delle emissioni di carbonio del 15% entro il 2020, grazie alla possibilità di migliorare il monitoraggio e la gestione del consumo energetico nelle fabbriche, negli uffici e negli spazi pubblici, nonché di rendere le persone più consapevoli del loro consumo energetico. Ad esempio, i sistemi basati su ICT sono in grado di ridurre il consumo energetico degli edifici del 17% e le emissioni di carbonio nei trasporti del 27%.
Allo stato attuale, secondo dati diffusi dalla Ue, un desktop Pc spreca circa la metà dell’energia prodotta, mentre un server medio ne spreca circa un terzo.
Se si raggiungesse un’efficienza energetica del 90%, si potrebbero ridurre le emissioni di gas serra di 54 milioni di tonnellate all’anno e risparmiare oltre 5,5 miliardi di dollari in costi energetici.
I server di nuova generazione, invece, hanno consumi equivalenti a quelli di una normale lampadina: il loro utilizzo su vasta scala potrebbe far risparmiare fino al 70% di energia.
Il doppio onere
Al settore, dunque, il doppio onere: da un lato quello di fissare per sé stesso obiettivi ambiziosi per migliorare il proprio impatto, dall’altro quello di guidare il resto dell’economia verso una maggiore efficienza energetica, così da ridurre il più drasticamente possibile il restante 98% delle emissioni di carbonio.
L’industria, dunque, comincia a raccogliere l’invito della Commissione europea che recentemente ha chiesto anche agli Stati membri di puntare su un maggiore utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione per migliorare l'efficienza energetica, annunciando al contempo l’intenzione di definire misure concrete in grado di spianare la strada a un uso più massiccio di tecnologie ‘verdi’ e l’avvio di una nuova consultazione pubblica per stabilire un set comune di impegni volti a migliorare l’efficienza energetica.
A gennaio del 2007 la Ue ha adottato un pacchetto per l’energia e i cambiamenti climatici che punta a un aumento del 20% dell'uso delle energie rinnovabili e una riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.
“Anche le stime più conservative mostrano che l’applicazione delle tecnologie ICT può dare un contributo significativo alla lotta contro i cambiamenti climatici”, ha aggiunto Johnson, sottolineando però come non ci si possa accontentare di “sedersi a un tavolo e dirsi l’un l’altro che le ICT possono attenuare i cambiamenti climatici”.
Bisogna infatti, secondo Johnson, “dimostrarlo con fatti e cifre e questa metodologia consentirà di aggiungere credibilità e coerenza alle stime sull’impatto positivo dell’ICT sull’ambiente”.
Il business case per diventare ‘verdi
“Una metodologia comune – ha concluso – contribuirà a stabilire il business case per diventare ‘verdi’ e, in ultima analisi, può essere vantaggiosa per i consumatori che potranno fare scelte informate e rispettose del clima”.
Per Dave Faulkner di BT – presidente del focus group ITU – le linee guida, oltre a mettere in evidenza la possibilità di minimizzare l’impatto dell’ICT sull’ambiente, “permetteranno anche agli altri settori di sfruttare queste tecnologie per limitare le emissioni di gas serra”.
“Ci aspettiamo – ha concluso - che queste misure siano adottate dagli operatori tlc e dai vendor di tutto il mondo”.
(31 marzo 2009)
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