Facebook che stress! Il 12% degli utenti soffre di ansia per colpa dei troppi ‘amici’
Come in molte altre situazioni, che ricorrono nella nostra vita, troppo spesso la quantità è presa a misura dell’importanza di una persona o delle sue gesta, mentre si dovrebbe badare molto di più alla qualità del suo essere e del suo agire. Così, anche su Facebook, in tanti cadono nel tranello del ‘tanti amici, molta popolarità’, oppure, ‘tanti amici, grande personalità’. In realtà i meccanismi che determinano il numero di conoscenze sul social network più grande del mondo sono diverse e quasi mai legate all’effettivo valore dell’individuo che ne beneficia.
Ma non solo, si potrebbe anche dire che non tutto quello che luccica è oro. Da una recente ricerca della facoltà di psicologia della Napier University di Edimburgo, la ricerca spasmodica della popolarità e i tentativi di accrescere a ogni costo il numero di amici sul proprio profilo sono alla base di forti stati d’ansia e di stress negli individui più giovani. Circa il 12% degli oltre 200 studenti intervistati dai ricercatori ha ammesso di soffrire di ansia e preoccupazione estreme dovute all’utilizzo di Facebook.
I 100
Quindi, almeno 1 soggetto su 10 appartenete alla rete sociale più frequentata del globo (ormai arrivata a 600 milioni di iscritti) ha ammesso di subire forte stress nervoso per motivi riconducibili al numero di amici posseduto. Dallo studio emerge, inoltre, che oltre i 100-120 amici si rischia di incappare in tali patologie nervose, mentre sotto gli 80 le cose dovrebbero andare meglio, praticamente si rientra nella normalità.



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Ma cosa determina questa insorgenza di fastidi comportamentali e manifestazioni di disagio nervoso legati all’ansia?
Una richiesta di amicizia provoca sensi
Si legge nella ricerca scozzese che nel 32% dei casi rifiutare una richiesta di amicizia provoca sensi di colpa e sconforto, così come eliminare nominativi che si trovano tra gli amici, il non apparire piacevole e divertente agli occhi di tutti e dover sempre aggiornare il proprio status in maniera originale e creativa, senza considerare la paura di postare qualcosa di poco chiaro e di sconveniente che possa generare delusione nella community.
Un altro aspetto, giudicato molto interessante dai ricercatori, lo ha illustrato il Dottor Kathy Charles: “I paradossi emersi nelle risposte sono davvero numerosi e la pressione sociale, che è forte sugli adolescenti, ad usare il social network è in grado di determinare ambiguità e ambivalenze nel comportamento dell’individuo. Esso, infatti, è a conoscenza dei possibili effetti benefici, ma anche di quelli negativi, senza per questo essere in grado di prendere una decisione. La maggior parte degli utenti di Facebook vive ormai in una specie di limbo nevrotico, in una dimensione schizofrenica, dove da una parte è chiaro che i lati negativi dell’essere in rete sono tanti, ma dall’altra non è ammissibile uscirne”.
(17 febbraio 2011)
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