ICT: il 2011 segnerà la fine della supremazia dei Pc. Dopo 30 anni spazio a tablet e smartphone

Il 2011 segnerà la fine della supremazia dei pc durata 30 anni. Nell’ultimo Studio Deloitte, che sarà presentato venerdì 11 febbraio all’Ecole de Management di Grenoble, si rileva che più della metà dei prodotti informatici venduti nell’anno saranno tablet, smartphone, e netbook. Un Rapporto che fa il punto sul mercato ICT per i prossimi 10 anni il quale evidenzia che il comparto, fino a oggi dominato dai pc, sta diventando sempre più eterogeneo.

Le previsioni

Secondo le previsioni, dei 425 milioni di dispositivi venduti nel corso di quest’anno, 375 milioni saranno tablet e 50 milioni smartphone. Per contro dei 390 milioni di pc, 40 milioni saranno netbook, 150 milioni computer da tavolo e 200 laptop.




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Il mercato, precisa Deloitte, sarà dominato principalmente da “terminali che usano processori e sistemi operativi differenti da quelli usati per i pc”, diversamente dal 2009, anno di sviluppo dei netbook, quando i clienti hanno optato per dispositivi che erano versioni meno potenti dei pc classici.

Gli analisti

Tuttavia, per gli analisti, questi pc tradizionali resteranno anche nel 2011 il principale strumento di lavoro. Il settore dei beni tecnologici (tablet, smartphone, mini-pc, televisori a schermo piatto) in Francia “è tornato a crescere nel 2010” con un fatturato in rialzo dello 0,9% a 17,7 miliardi di euro tasse comprese, stando al bilancio presentato a fine gennaio dall’Istituto Gfk, che sintetizza le vendite al dettaglio di 28.000 negozi francesi. Si è quindi stabilizzato intorno a un livello molto vicino a quello prima della crisi del 2008, dopo due anni segnati dal calo del fatturato dal 5,5% del 2008 allo 0,9% del 2009. Nel “2011 Survey on IT-Business Balance: Finding common ground”, Deloitte commenta che la crisi economica sta lentamente passando e molte aziende non hanno più la necessità di combattere i suoi effetti attraverso drastici tagli di costo. Ciò consente alle aziende di prendere in considerazione una maggiore interazione tra la componente IT aziendale e la Struttura di business al fine di creare più valore per l’azienda. L'edizione 2011 ha coinvolto oltre 800 partecipanti qualificati (CEO, CFO, COO, CAO, CIO, CISO) di 37 paesi appartenenti a società di tutti i settori merceologici e di diversa dimensione con un significativo aumento della base indagata rispetto all’anno precedente.

La relazione con il Top Management

L’edizione di quest’anno esamina con particolare attenzione: la relazione con il Top Management; le modalità e gli approcci per la ricerca della creazione del valore; la misurazione dei risultati e delle performance del settore IT; la gestione dei rapporti con i referenti di business; i temi di gestione della sicurezza e della privacy; I processi di gestione dei fornitori ed in particolare degli outsourcer. In generale lo studio evidenzia un crescente allineamento della pianificazione e realizzazione degli interventi dell’area ICT alle effettive esigenze di business definite nei piani industriali aziendali e alle politiche commerciali e di BPR. Questo aspetto è derivato dal sempre maggior coinvolgimento dei CIO nella definizione della strategia aziendale complessiva e trova evidenza nelle migliori performance delle aziende che appunto prevedono che il responsabile IT abbia un ruolo nel Board Direttivo. Per quanto riguarda in particolare l’Italia non si notano significativi scostamenti dalla situazione media descritta dalla Survey dalla quale emerge che le varie caratteristiche aziendali, tra i quali anche il settore merceologico, non influiscono sui risultati. In base però al focus che è stato effettuato sulle piccole imprese da Franco Orsogna, partner di Deloitte Enterprise Risk Services, uno dei partner che hanno condotto il gruppo di lavoro italiano, le piccole imprese mostrano relativamente ad alcuni aspetti ampi margini di miglioramento. Tali miglioramenti sono principalmente riferiti alla relativa importanza data all’interno dell’azienda al CIO, ciò che comporta un comportamento da “follower” che gli impedisce di esprimere tutto il suo possibile contributo ai risultati aziendali.

(08 febbraio 2011)

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