IT e competitività: l’Italia migliora ma è lontana dalla vetta. Bisogna fare di più per ricerca e investimenti pubblici in infrastrutture
L’Italia fa ancora fatica a tenere il passo degli Stati Uniti e dei Paesi del nord Europa in termini di competitività dell’Information Technology, anche se guadagna una posizione rispetto al 2009, passando dal 24esimo al 23esimo posto della classifica stilata da dall’Economist Intelligence Unit (EIU) e diffusa oggi in tutto il mondo da Business Software Alliance (BSA).
Due i punticini guadagnati dal nostro paese, che chiude con un punteggio di 50,7 su 100 (rispetto al 48,5 del 2009) lontana da un vertice ancora saldamente dominato da Stati Uniti (80,5 punti), seguiti da Finlandia (72), Singapore (69,8), Svezia (69,4) e Regno Unito (68,1).
I segmenti in cui bisogna migliorare rispetto agli indicatori delle ‘aree critiche’ inclusi nell’IT Industry Competitiveness Index
Diversi i segmenti in cui bisogna migliorare rispetto agli indicatori delle ‘aree critiche’ inclusi nell’IT Industry Competitiveness Index: la ricerca innanzitutto, ma anche infrastrutture e capitale umano.



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Anche se nel segmento della ricerca abbiamo guadagnato 9 punti rispetto al 2009, il punteggio è di appena 25,4 su 100, mentre riceviamo un 50 su 100 sulle infrastrutture IT (-2,5 punti rispetto al 2009), un 47 sul capitale umano (-1,4 punti) e 63,2 (-1 punto) in relazione ai supporti pubblici allo sviluppo industriale. In miglioramento soltanto gli indici relativi all’ambiente economico (con un punteggio di 74,7, +2 rispetto al 2009) e al sistema giudiziario, dove otteniamo un punteggio pari a 80, in miglioramento di 7 rispetto al 2009.
Un settore che
Un deficit ‘di sistema’, quindi, che ci pone ben distanti dai primi posti in un settore che, invece, può fare molto per la crescita e l’occupazione. E anche un problema che accomuna un po’ tutta l’Europa: il Vecchio Continente, sottolinea il rapporto, “risulta ancora attraente in termini di infrastrutture IT e ambiente legale, ma sta perdendo terreno rispetto ad altre regioni per quanto riguarda il capitale umano. Le rigide regole del mercato del lavoro e un ambiente nel complesso sfavorevole agli investimenti nelle reti di prossima generazione potrebbero ostacolare lo sviluppo del settore in futuro”.
Come conferma anche lo studio, infatti, i paesi che hanno una forte propensione all’utilizzo e alla massimizzazione dei vantaggi dell’Information Technology mantengono la loro posizione in cima alla classifica (Stati Uniti e Svezia in particolare) perché hanno costruito nel corso degli anni “solide basi per l’innovazione tecnologica e ora continuano a raccoglierne i frutti”.
Matteo Mille, Presidente di BSA Italia, ha sottolineato che l’IT Industry Competitiveness Index dimostra “al di là di ogni dubbio che investire sulle fondamenta dell’innovazione tecnologica nel lungo termine paga e molto bene”.
Essenziale, in questo senso, che il settore pubblico sostenga lo sviluppo industriale con una visione a lungo raggio, prendendo in considerazione un arco di sette-nove anni: “I decisori politici ed aziendali – afferma ancora Mille - non possono permettersi di guardare a questo problema su basi annuali, o rischieranno l’arretramento complessivo delle nazioni che rappresentano”.
Le economie in via di sviluppo, del resto, lo stanno già facendo, concentrando i loro sforzi sul raggiungimento degli standard fissati sinora dai leader storici. La Malesia, ad esempio, ha conquistato 11 posizioni proprio grazie a massicci investimenti nelle attività di ricerca e sviluppo, e l’India ha guadagnato 10 posizioni ancora grazie a una robusta R&D e ad un ambiente dinamico per il capitale umano.
Le aree fondamentali contemporaneamente
Molti altri paesi - e fra questi Singapore (che ha guadagnato 6 posizioni piazzandosi al terzo posto mondiale), Messico (+4 posizioni), Austria (+5), Germania (+5) e Polonia (+5) - hanno registrato significativi miglioramenti in tutte e quattro le aree fondamentali contemporaneamente.
(27 settembre 2011)
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