Tlc e cloud sempre più inquinanti: Greenpeace lancia l’appello agli utenti, ‘Pressate Facebook a cambiare le policy energetiche’

La ‘nuvola’ di dati che sta diventando il cuore di internet sta creando una ‘nube’ inquinante fin troppo reale, dal momento che Facebook, Apple e molti altri stanno realizzando data center alimentati bruciando carbone, la più sporca fonte di energia elettrica, nonché la maggiore fonte di inquinamento e riscaldamento a livello globale.  

Un nuovo report pubblicato oggi

È quanto ha denunciato l’associazione Greenpeace in un nuovo report pubblicato oggi, secondo il quale una struttura costruita da Facebook nell’Oregon sarà alimentata principalmente a carbone, così come un data warehouse di Apple nel North Carolina.




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PacifiCorp, la compagnia elettrica che Facebook ha scelto per il nuovo data centre da 180 milioni di dollari a Prineville (Oregon), ha infatti affermato che circa l’83% della capacità di generazione elettrica dell’utility proviene dal carbone, da energia geotermica e da risorse naturali. Una occasione ‘persa’, secondo Greenpeace, secondo cui le web company dovrebbero fare più attenzione a dove costruiscono e fare pressioni su Washington per incrementare l’uso di energia pulita.

  I data center consumano enormi quantità di energia: se fossero considerate come un paese, le telecomunicazioni e i data center per il cloud computing sarebbero al quinto posto mondiale per consumo di energia dopo Stati Uniti, Cina, Russia e Giappone.     "Il lancio di dispositivi che sono la quintessenza del 'cloud computing' come l'iPad di Apple, che consente l'accesso alla nuvola di servizi online quali social network e streaming video, può innalzare l'impatto ambientale dell'information Technology più di quanto stimato in precedenza", si legge nel rapporto di Greenpeace. L'organizzazione ritiene che all'attuale tasso di crescita, i data center e le reti di telecomunicazione consumeranno quasi duemila miliardi di kilowattora di elettricità nel 2020. '...oltre il triplo del loro consumo attuale, e più del consumo elettrico di Francia, Germania, Canada e brasile messi insieme' . “L’ultima cosa che vogliamo è l’aumento delle infrastrutture cloud in posti nei quali queste accrescerebbero la domanda di energia ‘sporca’ a carbone”, aggiunge l’associazione, che rivolge un appello anche agli utenti di Facebook, che hanno costretto l’azienda a cambiare le policy sulla privacy: le stesse rimostranze dovrebbero essere manifestate nei confronti dell’utilizzo di fonti di energia così inquinanti come il carbone.

Un ruolo importante

“Grandi consumatori di energia come Facebook possono svolgere un ruolo importante, usando la loro influenza per chiedere nuove politiche energetiche che servano a incrementare la fornitura di energie rinnovabili per le reti grid, così che tutti noi potremmo utilizzare fonti pulite – e non il carbone – per alimentare internet”, ha spiegato Greenpeace.   Facebook, da canto suo, afferma che il nuovo edificio e tutte le tecnologie al suo interno saranno ad alta efficienza energetica. Ciò, tuttavia, secondo Greenpeace non basta: certo, risparmiare energia è importante per l’ambiente e il business, ma lo sarebbe ancor di più se anche i data center – che consumano un sacco di energia per far funzionare i computer, per i backup e per il raffreddamento delle infrastrutture – funzionassero con combustibili fossili.   Facebook dovrebbe, insomma, impegnarsi a non utilizzare più il carbone e scegliere energie rinnovabili per tutti i suoi server, al più presto possibile.

Il settore IT può fare molto per limitare l’impatto ambientale dei propri impianti e Facebook non è certo l’unica azienda ad aver scelto questa strada. Anche Apple, Yahoo, Google e molti altri fanno affidamento, per alcuni dei loro centri, su centrali elettriche a carbone, pur affermando, molti di loro, di essere orientati per il futuro verso le fonti rinnovabili.   Greenpeace ha lanciato lo scorso anno la campagna ‘Cool IT’ per spingere le aziende a fare di più per limitare l’emissione di gas serra e a diventare sostenitrici di politiche più incisive per la lotta ai cambiamenti climatici.

(30 marzo 2010)

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