Cybersicurezza: 'Sbagliato approccio militare alle minacce web'. Attacco distruttivo è eventualità remota
La minaccia di un cyber attacco in grado di causare una catastrofe globale è un'eventualità possibile, ma solo se si verificasse in concomitanza con un altro disastro di scala mondiale. E' questa la conclusione di un rapporto pubblicato dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse).
Lo studio traccia il quadro dei possibili "shock globali futuri" quali il crollo del sistema finanziario globale o una pandemia su larga scala e sottolinea come vi siano pochi singoli 'cyber eventi' in grado di provocare una catastrofe globale.
Gli eventi che potrebbero
Tra gli eventi che potrebbero far crollare i sistemi informatici su scala globale, un attacco diretto a uno dei protocolli tecnici da cui la rete dipende o un brillamento solare di vaste proporzioni che mandasse in tilt componenti chiave come i satelliti per le telecomunicazioni. Solo un cyber attacco che accadesse in concomitanza a un evento di questo tipo, dicono gli esperti, dovrebbe preoccupare seriamente: "In un caso simile, esisterebbero le condizioni per una 'tempesta perfetta'", hanno sottolineato gli autori del rapporto, Peter Sommer della London School of Economics e Ian Brown della Oxford University.



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Secondo i due studiosi, nonostante le crescenti preoccupazioni dei governi mondiali, insomma, una vera 'cyberguerra' combattuta quasi esclusivamente sulla rete è "improbabile", poiché la gran parte dei sistemi critici sono ben protetti e gli effetti degli attacchi sono così difficili da prevedere che potrebbero anche ritorcersi contro chi li ha generati.
Un approccio militare alla cybersicurezza
Per questo, ha affermato Ian Brown, un approccio militare alla cybersicurezza - come quello degli Usa, che hanno varato un vero e proprio Cyber Command o del Regno Unito che ha definito i cyberattacchi una delle principali minacce per la sicurezza nazionale, stanziando un budget di 650 milioni di sterline per contrastarli - non può essere considerato altro che un errore, dal momento che la maggior parte dei bersagli sensibili delle infrastrutture critiche nazionali (comunicazione, energia, finanza e trasporti - sono gestiti da soggetti privati.
Molti Paesi emergenti, come la Cina e la Russia, vedono tuttavia nel cyberspazio un'arena in cui sfidare il predominio militare degli Stati Uniti e il worm Stuxnet (che ha preso di mira i sistemi industriali e si crede sia stato creato da Israele per contrastare il programma nucleare iraniano) è considerato un segno della sua crescente militarizzazione.
(17 gennaio 2011)
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