Nuovi arresti di web dissidenti in Cina

Human Rights in China (HRIC), associazione per la difesa dei diritti umani con sede negli Stati Uniti, ha reso noto che il governo cinese ha accusato formalmente di sovversione ai danni dello Stato un insegnante della provincia di Sichuan. Ouyang Yi, 35 anni, era stato arrestato il 4 dicembre scorso per aver diffuso documenti "anti-governativi" su Internet e per aver firmato, insieme ad altri 192 "dissidenti", una lettera aperta in cui si chiedevano al governo riforme democratiche.

Una vicenda analoga

Anche un'altra associazione umanitaria, Free China Movement (FCM), ha denunciato una vicenda analoga: Wang Bingzhang, residente  negli Stati Uniti, dovrà comparire la settimana prossima davanti ad un tribunale cinese con l'accusa di spionaggio ai profitti di Taiwan. Bingzhang, 54 anni, sarebbe, secondo l'accusa, a capo di un'organizzazione terroristica e per questo verrà giudicato il 22 gennaio da un tribunale del sud della Cina.




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Bingzhang, tra i fondatori del Partito Democratico Cinese, è stato arrestato insieme ad altri due dissidenti  a dicembre. I suoi quattro figli sono cittadini americani e risiedono negli Stati Uniti. Il governo cinese, intanto, continua a bloccare siti web di qualsiasi tipo: l'ultimo in ordine di tempo è Blogspot, sito di messaggeria, utilizzato ogni giorno da più di un milione di internauti.

Un problema tecnico

"Non si tratta di un problema tecnico - dice il direttore della  società che gestisce il sito -  e stiamo cercando di risolverlo nel modo più sereno possibile...magari chiederemo un consiglio a Google". Da settembre, infatti, le autorità hanno spiegato - nella sola capitale -  oltre 40.000 agenti di polizia per  sorvegliare la rete, distruggere le pagine di contenuto sospetto e bloccare l'accesso ai siti ritenuti sovversivi. I responsabili del Ministero dell'Industria hanno affermato che il blocco di  Blogspot è stato, probabilmente dettato dalla presenza nel sito di materiale pornografico o sovversivo. Non è bastata al governo, infatti, l'iniziativa di auto-censura adottata da molti dei più famosi motori di ricerca internazionale che hanno eliminato alcuni temi dalle proprie pagine web. Sui portali cinesi, invece, sono i web-cop ad intervenire eliminando tutti i riferimenti al presidente Jiang Zemin, al movimento Falun o alle manifestazioni di piazza Tiananmen.

(16 gennaio 2003)

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