VeriSign dirotta gli internauti a spregio della concorrenza. Chiesti 100 milioni di dollari di risarcimento
Popular Entreprise, una società di ricerca su Internet, ha chiesto danni per 100 milioni di dollari a VeriSign per violazione della legge antimonopolio, accusando il fornitore di indirizzi Web di dirottare in modo scorretto indirizzi non assegnati o scritti in modo errato.
Un indirizzo Internet errato terminante
Da qualche giorno infatti, capita che, digitando un indirizzo Internet errato terminante in .com o .net, non si visualizzi più la solita pagina "Error 404, site not found", ma ci si trovi rediretti verso il server http://sitefinder.verisign.com, il motore di ricerca gestito da Verisign. Il reinstradamento avviene anche per gli indirizzi di posta elettronica.



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Il portavoce della società
Ufficialmente il portavoce della società, Brian O'Shaughnessy, giustifica il dirottamento su Site Finder come un servizio per gli utenti: "Venti milioni di volte al giorno, digitando i nomi di dominio gli utenti fanno errori di ortografia e non trovano quello che cercano. Siti come il nostro non fanno che migliorare la navigazione in Rete'.
La spiegazione, però, non ha convinto né gli internauti né le aziende concorrenti. Principale nodo: Verisign avrebbe oltrepassato i propri diritti, mettendo in piedi un servizio senza senza l'autorizzazione dell'Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers , l'organismo di regolazione dei nomi di dominio, ndr).
Di fatto, Site Finder offre si un motore di ricerca, ma offre ugualmente un elenco di link che rimandano a siti che pagano profumatamente per apparirvi. Così facendo, l'azienda è entrata in aperta concorrenza con altri fornitori di accesso a Internet, primo fra tutti MSN di Microsoft.
Un altro aspetto della vicenda
Oltre al problema della concorrenza sleale, a inquietare è anche un altro aspetto della vicenda: quello della privacy degli utenti. VeriSign, infatti, applica il sistema di dirottamento anche agli indirizzi eMail digitati in modo sbagliato. In questo modo, l'azienda si appropria illecitamente delle lettere indirizzate erroneamente e di conseguenza può leggerne il contenuto o rivendere gli indirizzi dei mittenti alle varie società di marketing (leggi spammer).
Di fronte a queste accuse, il portavoce di VeriSign ha cercato di placare le polemiche assicurando che i dati relativi alle eMail non vengono conservati. Ma queste affermazioni non hanno avuto l'effetto sperato: l'Internet Software Consortium, ad esempio, accusa l'azienda di limitare l'efficacia dei filtri antispam, mentre la Cigref (associazione che rappresenta 115 aziende francesi) ha inviato una lettera di protesta formale all'Icann e al governo, chiedendo l'interruzione immediata del servizio e il rispetto delle regole sulla concorrenza.
Resta da sapere proprio il parere dell'Icann, che, per ora, ha preferito non entrare nel merito della vicenda.
(22 settembre 2003)
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