.xxx: è la volta buona? ICANN vicina all’approvazione del contestato dominio che identificherà i siti porno
L’approvazione del dominio .xxx per i siti pornografici non è mai stata così vicina: dopo diverse vicissitudini e tentativi di resuscitare la controversa idea, il portavoce dell’ICANN - l’ente che si occupa dell’assegnazione dei Top Level Domain (TLD) – ha confermato che, pur mancando il via libera formale, il processo di approvazione si concluderà a breve.
Dopo quello che sembrava un addio definitivo, nel 2007, a causa delle proteste non solo di varie associazioni religiose, ma anche della stessa industria del porno, ieri il segretario generale dell’ICANN, John Jeffrey aveva anticipato che il comitato direttivo dell’ente avrebbe approvato nelle prossime ore il dominio .xxx.
I siti pornografici è nell’aria
L’idea di creare un’etichetta apposita per i siti pornografici è nell’aria dal 2001, dettata dalla volontà di delimitare chiaramente i siti a carattere pornografico, per renderne più facile la ricerca e il filtraggio.



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La proposta venne accolta nel giugno del 2005 ma, già diverse volte, l’approvazione finale è stata rinviata poiché le organizzazioni e i governi hanno richiesto più tempo per stabilire l’opportunità di creare un simile dominio, che legittimerebbe, di fatto, l’industria pornografica. L’ICANN, trovatasi al centro delle polemiche internazionali per il suo ruolo esclusivo di supervisore di internet, si è trovata dunque con una grossa gatta da pelare e ha più volte bloccato la proposta.
Il mercato del porno online
Il mercato del porno online, secondo recenti dati riesce a fatturare 3 mila dollari al secondo: la parola ‘sex’ è la più cercata sui motori e rappresenta il 25% del totale delle richieste effettuate su internet, mentre si stima esistano oltre 370 milioni di siti pornografici.
L’industria del porno, capeggiata da dal creatore di Hustler, Larry Flint, si è, però, sempre opposta a questa eventualità, per timore di essere ‘ghettizzata’.
E anche per Karl Auerbach, ex membro dell’ICANN, la decisione è addirittura ‘oscena’, mentre per le associazioni a difesa dell’infanzia è ‘pericolosa’ oltre che inutile.
Nessuno infatti, potrà costringere i siti pornografici a migrare al suffisso .xxx e, secondo molti, non tutti lo faranno: saranno piuttosto creati siti ‘paralleli’, cosa che per le associazioni anti-pornografia equivale a fare un buco nell’acqua.
L’ICANN, dicono in molti, dovrebbe dunque dare priorità a domini ‘socialmente positivi’ piuttosto che favorire la già fiorente industria pornografica.
La società che ha proposto l’istituzione
ICM, la società che ha proposto l’istituzione del dominio, ha lavorato per venire incontro alle perplessità della Governmental Advisory Committee che aveva sollevato diversi dubbi circa la liceità di un simile TLD, e ieri si è detta ‘moderatamente ottimista’ su un’eventuale approvazione.
Per vincere i dubbi dell’ICANN, ICM aveva anche elaborato una serie di proposte, tra cui il divieto di pubblicare immagini pedo-pornografiche; l’obbligo di una chiara classificazione dei registrant; la proibizione di frodi e di pratiche di marketing illegali (spam).
ICM aveva anche proposto di affidare a un ente indipendente - l'IFFOR, l'International Foundation for Online Responsibility - il compito di sorvegliare il pieno rispetto di queste policy e di rafforzare gli strumenti a disposizione dei genitori per evitare che i minori vengano a contatto con materiali pornografici, nonché di coinvolgere i gruppi a tutela dei minori e i difensori della libertà di espressione nel processo di sviluppo del nuovo TLD.
L’approvazione del dominio consentirà quindi a ICM di mettere fine al lungo e costoso contenzioso con l’ICANN e di poter iniziare a vendere i domini.
(25 giugno 2010)
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