Facebook ottiene maxirisarcimento per spamming nella causa contro il re dell’ePub e adotta nuove misure per la privacy degli iscritti

Il popolare sito di social networking, Facebook, riceverà 711,2 milioni di dollari da Sanford Wallace, conosciuto come il re del marketing online. Lo ha deciso un tribunale della California che ha condannato il manager a pagare i danni prodotti per spamming.

Wallace è stato anche deferito al procuratore generale Usa per oltraggio alla corte, reato per cui rischia pene detentive.




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A riferire della sentenza la stessa società, secondo cui si tratta del secondo maggiore risarcimento danni su una causa antispamming.

Un rimborso danni ancora più consistente

Nel novembre del 2008, sempre Facebook aveva ottenuto un rimborso danni ancora più consistente in una causa simile, 873 milioni di dollari. In quel caso a essere condannato era stato Adam Guerbuez, titolare della Atlantis Blue Capital che aveva bombardato gli account degli utenti del social network con messaggi pubblicitari che recavano contenuti sessuali espliciti. Facebook aveva denunciato Wallace lo scorso febbraio per essere entrato negli account dei suoi utenti senza il loro permesso e aver inserito messaggi e post nelle loro bacheche. “Anche se non ci aspettiamo di ricevere buona parte del risarcimento, speriamo che questo agisca da deterrente in futuro”, ha commentato Facebook sul blog. Wallace non è nuovo a condanne di questo genere. Nel maggio del 2008 un tribunale di Los Angeles lo aveva sanzionato, assieme al suo socio Walter Rines, al risarcimento di danni per 230 milioni di dollari a favore di un altro social network, MySpace, che a sua volta era stato oggetto di bombardamenti di messaggi spazzatura. Nel 2006 gli era stata comminata un'ammenda da 4 milioni per aver diffuso programmi che infettavano i computer, con sistemi spyware o che scatenavano il proliferare di aperture automatiche di pop-up. Secondo Facebook, nella sua carriera di spammer Wallace ha usato i nickname “Spam King” e “Spamford”, e tramite le sue aziende già negli anni ‘90 inviava in media 30 milioni di messaggi pubblicitari spazzatura al giorno.

La sentenza del tribunale Californiano

Secondo quanto riporta la sentenza del tribunale Californiano, Wallace è residente a Las Vegas ma non sono disponibili recapiti per contattarlo. Facebook ha, intanto, in programma una serie di cambiamenti per proteggere meglio la privacy dei propri iscritti, quasi 300 milioni, e gestire la propria piattaforma in modo aperto e trasparente. Come già avvenuto in passato, gli utenti avranno la possibilità entro il 5 novembre di esprimere la propria opinione in merito alle novità introdotte, offrendo consigli e suggerimenti ai responsabili del social network. Il vicepresidente del sito Elliot Schrage, responsabile della comunicazione, ha spiegato sul blog ufficiale dell’azienda che si tratta di una misura adottata dopo le pressioni del governo canadese che lamentava una cattiva gestione delle informazioni personali degli utenti. Da qui la decisione dell’azienda di prendere alcuni provvedimenti con l’aggiunta di alcune sezioni dove poter scegliere quanto si vuole far sapere della propria vita privata. Ma anche le informazioni supplementari sulla differenza tra disattivazione e cancellazione di un profilo e tempi di conservazione anche dopo il decesso del suo titolare.

Le informazioni dei profili disattivati

Facebook ha spiegato che conserva le informazioni dei profili disattivati, in particolare la lista degli amici e le foto, in caso i titolari decidessero di riattivarli, assicurando però che nell’intervallo quei contenuti non saranno accessibili ad altri utenti. In caso di cancellazione del profilo, alcune informazioni resteranno tuttavia accessibili dalle pagine di altri utenti se si è deciso di condividerle con questi o se sono state copiate e memorizzate. In ogni caso, ha garantito Elliot Schrage, “il nome dell’utente non sarà più associato a quelle informazioni”. Un'ulteriore serie di modifiche e integrazioni alle attuali norme applicate da Facebook interesserà le soluzioni per l'advertising sulle pagine comuni e dei profili. I dati passati agli inserzionisti, ha sottolineato la società, resteranno anonimi e non saranno collegabili in nessun modo all’utente della rete sociale.

(30 ottobre 2009)

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