Italia
Dove va il cinema italiano? La parola ai fruitori. Intervista a Valter Casini, neo presidente dell’ANEC Lazio
“Il cinema non finirà mai perché il film è un grandissimo giocattolo nelle mani degli adulti e gli adulti non lo vogliono perdere”. Lo diceva, qualche tempo fa, Dino De Laurentiis, produttore di alcune tra le pellicole italiane più celebri nel nostro Paese e nel mondo. Aveva ragione. Cambiano i consumi, cambia la fruizione, cambiano i gusti, cambia la disponibilità economica, ma non passa la voglia di cinema.
Per un’analisi più approfondita, abbiamo incontrato Valter Casini che, con la nona edizione de “Il Mio Cinema”, l’annuale rapporto di ricerca che commissiona la Morris Casini & Partners, indaga i progressi della filiera cinematografica italiana nell’ultimo anno, partendo proprio dall’opinione degli italiani. L’indagine è stata effettuata attraverso 53.936 interviste, nell’arco di 9 mesi, dal settembre 2009 al giugno 2010, prendendo in esame il biennio cinematografico 2009/2010.



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Un dato di qualche giorno
Key4biz. Partiamo da un dato di qualche giorno fa: il primo sciopero generale del mondo dello spettacolo di fronte ai tagli della cultura. Quanto ha pesato la crisi sul cinema italiano?
Casini. La crisi è stata un elemento che abbiamo analizzato a fondo all’interno della nostra indagine. I dati ci dicono che il cinema italiano, per lo meno nell’anno 2009, ha retto la crisi con una flessione minima nel numero di spettatori e un, seppur piccolo, incremento di incassi. È chiaro che in questo scenario il 3D ha svolto un ruolo, se non principale, certamente importante; va sottolineato, inoltre, che i numeri a cui si fa riferimento indagano soltanto il 2009, prima quindi dell’uscita italiana del fenomeno “Avatar”.
Le produzioni italiane
Key4biz. Torneremo più avanti al 3D. Ci faccia capire prima quale spazio hanno avuto, in questo contesto di lieve incremento di incassi, le produzioni italiane. Come sta il “made in Italy”?
Casini. Purtroppo le produzioni statunitensi sono ancora più forti del cinema “made in Italy”, un fatto che tuttavia va esaminato calcolando la diminuzione numerica di film prodotti o coprodotti in Italia. È un fenomeno che va contro il trend di crescita a cui avevamo assistito negli anni precedenti. Va, inoltre, registrato che l’esponenziale aumento di sale digitalizzate al fine di ospitare film in 3D, ha tolto spazio alle altre pellicole che si vedono declassare in strutture minori. Tutto ciò sotterra sempre più le piccole produzioni.
Le nostre sale
Key4biz. Come stanno cambiando le nostre sale?
Casini. Le sale italiane continuano il percorso che viene riconosciuto anche dal pubblico. È infatti evidente il peso degli oltre 400 schermi neo-digitalizzati nel nostro Paese, sebbene ci siano ancora delle migliorie da apportare. Un fattore interessante, che i fruitori apprezzano, è quello comodità, intesa come parcheggio, vicinanza, comfort della seduta, eccetera. Sono tutti elementi che ancora poche sale cittadine riescono a soddisfare in confronto ai multiplex. E i multiplex continuano a moltiplicarsi in modo non proporzionale all’aumento del pubblico.
Una sorta di malato capitalismo
Key4biz. Una sorta di malato capitalismo culturale che fa un danno alle produzioni?
Casini. Da un lato l’innovazione tardo-tecnologica del 3D nell’esperienza della sala cinematografica si è dimostrata un fattore indubbiamente benefico, capace di rilanciare con decisione la centralità della sala come luogo deputato alla fruizione filmica. Tuttavia, a un’analisi più approfondita e “markettualmente” onesta, appare evidente che non è semplicemente l’attrazione tecnologica a costituire il dato più persuasivo.
Key4biz. Vale a dire?
Casini. Sono convinto che sia ancora la qualità del film a essere il reale motore del coinvolgimento dello spettatore nelle sue scelte.
Key4biz. A proposito di scelte, cosa ci dice della fruizione in home-video?
Casini. L’home video continua il suo periodo di contrazione, complici ancora il problema della pirateria e la lenta ascesa del supporto Blu-ray Disc che inizia a prendere piede nelle case italiane. Incuriosisce, nonostante un gran numero di utenti ancora non gli riconosca il carattere di innovazione di cui, invece, fu investito il DVD rispetto al VHS.
Il rental
Key4biz. E il rental?
Casini. Il rental, per quanto viva una situazione delicata (soprattutto oltre oceano), non registra perdite di consenso tragiche: pochi sono ancora coloro che ne usufruiscono abitualmente, ma si continuano a noleggiare film, e si potrebbe noleggiare ancora di più se, a detta degli interessati, ci fosse un incremento dell’offerta da un punto di vista sia di possibilità di reperimento, sia di titoli.
La pirateria
Key4biz. Andiamo a un’altra nota dolente: la pirateria. Cosa emerge dall’indagine?
Casini. Emerge come il web continui a essere il ritrovo della pirateria cinematografica che, però, non viene combattuta con servizi legali: un esempio tra tutti è la possibilità di vedere film in streaming di buona, se non ottima, qualità, a pagamento, un servizio ad oggi solo testato da YouTube America.
Il fenomeno
Key4biz. Dunque non stiamo facendo molto per arginare il fenomeno?
Casini. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che tra le cause dell’impressionante diffusione della fruizione illegale su/da web, che emerge esplicitamente nella nostra ricerca, ci siano proprio le componenti di agilità e prossimità. Da un lato vi è un sistema home-video che offre una qualità e una varietà di contenuti senza precedenti ma che nonostante ciò viene percepito come obsolescente, mentre dall’altro stenta a nascere un sistema alternativo basato sull’immediatezza di acceso (agility) e una qualità che possa competere con i “benefit” economici e temporali offerti dalla pirateria. Lo so che è “politically incorrect” considerare la pirateria un competitor, ma tant’è.
Il punto debole del meccanismo
Key4biz. Qual è il punto debole del meccanismo?
Casini. A differenza di molti altri paesi in cui la sperimentazione verso un sistema ibrido dimostra di essere a uno stato molto avanzato, in Italia il mercato del “private cinema” risulta pericolosamente fermo e compromesso.
Il giocattolo
Key4biz. Cosa fare per non “perdere il giocattolo”, parafrasando di nuovo Dino De Laurentiis?
Casini. Ai players di questo mercato si pone in modo urgente la sfida di diversificare quanto possibile la propria offerta, ampliando in modo radicale la varietà di formati, supporti, canali distributivi e soluzioni promozionali. In questo senso l’imprenditoria del “private cinema” potrà rafforzarsi solo nella misura in cui saprà rinnovarsi mettendo al centro le nove esigenze, anch’esse ancora in mutamento, dello spettatore, affiancando al semplice contenuto/prodotto una serie di servizi aggiuntivi che possano aiutarlo a personalizzare quanto più possibile la propria esperienza di fruizione.
La nuova nomina come presidente dell’Anec Lazio
Key4biz. Casini, per concludere, congratulazioni per la nuova nomina come presidente dell’Anec Lazio, delegazione su scala regionale dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema. Di che cosa si occuperà?
Casini. Grazie per gli auguri, si tratta di un incarico importante. Il compito principale dell’Anec, infatti, è quello di rappresentare gli esercenti cinema della regione nei confronti delle Istituzioni, del Governo centrale, dei Ministeri competenti e degli Enti Locali, delle altre associazioni imprenditoriali e sindacali. L’Associazione si propone di tutelare gli interessi dell’esercizio cinematografico sia per il singolo imprenditore, che per la categoria nel suo complesso. Insomma, c’è molto da lavorare.
Key4biz. Auguri.
(25 novembre 2010)
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