Francia

Contenuti online: il senato francese litiga sulle nuove responsabilità a carico delle piattaforme di hosting

Polemiche al senato francese sulla proposta di legge contro la contraffazione che introduceva anche una nuova categoria di player della rete, i cosiddetti ‘editori di servizi’, una figura che si colloca tra gli host e gli editori. La definizione di questo nuovo status giuridico era stata offerta dai senatori Laurent Béteille (UMP) e Richard Yung (PS) in un Rapporto sulla lotta alla contraffazione, reso pubblico lo scorso 15 febbraio (Leggi articolo).

La metà di aprile e discussa

La proposta di legge dovrebbe essere depositata per la metà di aprile e discussa in senato a luglio, prima della chiusura estiva. La norma non è stata accetta in quanto, secondo alcuni, riguarderebbe materia di competenza Ue.




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La proposta ha sollevato diverse critiche sul mercato internet, specie per la parte che prevedeva di applicare la definizione di ‘editore di servizi’ a tutte quelle società che traggono un vantaggio economico diretto dalla consultazione dei contenuti ospitati, sia che si tratti di un sito di eCommerce che di una piattaforma come Dailymotion.

Il Rapporto prevedeva infatti di instaurare pesanti obblighi a carico degli ‘editori di servizi’ e degli host. La legislazione e la giurisprudenza, come recentemente confermato dalla Corte di Cassazione in un caso che opponeva un produttore cinematografico e Dailymotion, non obbliga attualmente gli host a controllare testi, foto e video postati sui loro siti dagli utenti, a meno che non siano ufficialmente avvertiti del loro contenuto o uso illegale. L’editore di servizi avrebbe dovuto avere un ruolo molto attivo sui contenuti pubblicati, controllando le informazioni trasmesse e verificando eventuali illeciti. Secondo gli operatori internet, una simile operazione avrebbe necessitato di procedure di controllo di vasta portata e anche molto costose. In realtà erano preoccupati anche per un’altra raccomandazione, secondo la quale ‘l’editore di servizi’ sarebbe stato “ritenuto civilmente e penalmente responsabile se a conoscenza di attività o informazioni palesemente illecite e se non fosse intervenuto tempestivamente per ritirare queste informazioni o renderne impossibile l’accesso”.

(04 aprile 2011)

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