Italia

Cultura e tecnologia: grazie a Microsoft, un 'sistema aperto' per consultare le opere della Biblioteca Lancisiana

Una nuova concezione dell’ambiente “biblioteca”, un’idea moderna di divulgazione e di condivisione del sapere e della memoria storica raccolti nei preziosi manoscritti e nelle testimonianze della storia della salute conservate tra teche e scaffali all’interno del complesso monumentale dell’ospedale di Santo Spirito in Sassia. È ciò che ha mosso negli ultimi mesi il progetto di restauro della Biblioteca Lancisiana, fondata nel 1711 dall’archiatra pontificio Giovanni Maria Lancisi , luogo di conservazione e divulgazione della cultura medico-scientifica, da mesi chiuso al pubblico per permettere gli impegnativi interventi di restauro conservativo della struttura muraria. Oggi infatti la Biblioteca “riapre” ufficialmente al pubblico sfruttando le straordinarie risorse messe a disposizione dalle nuove tecnologie e da internet: a tutti i visitatori, d’ora in poi, il sito rinnovato della Lancisiana offrirà un’inedita e affascinate porta d’accesso all’Istituto, seppure virtuale.

Le informazioni aggiornate

L’avvio del sistema del “Catalogo aperto dei manoscritti”, in particolare, grazie al sostegno della Regione Lazio e alla collaborazione di Microsoft Italia, permetterà alla Biblioteca Lancisiana di offrire alla comunità scientifica l’intero catalogo e tutte le informazioni aggiornate sul patrimonio librario. Il catalogo aperto non sarà solo accessibile, ma anche continuamente aggiornabile e modificabile in rete da parte degli studiosi, i cui contributi saranno sempre validati dagli esperti della Lancisiana prima di essere pubblicati sul sito. Ogni utente registrato potrà aggiungere commenti, riferimenti bibliografici, analisi dei testi, secondo il principio della condivisione delle informazioni e della partecipazione collettiva alla creazione dei contenuti.




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“Una soluzione – ha spiegato Marco Fiorilla, Direttore della Biblioteca Lancisiana – che di fatto rende la nostra biblioteca uno dei modelli made in Italy per la nuova frontiera del ‘cultural heritage share’: non solo condivisione del sapere e della conoscenza, ma anche partecipazione ‘in quota’ al patrimonio culturale del Paese, da difendere e preservare così come un qualunque ‘shareholder’ farebbe per l’azienda della quale è azionista”.

Nell’ambito del progetto del catalogo aperto si procederà anche alla digitalizzazione dell’intero patrimonio manoscritto della Biblioteca Lancisiana (tra cui più di 300 preziosi manoscritti), che sarà così possibile sfogliare sotto forma di copia digitale attraverso un’apposita interfaccia grafica. Inoltre gli utenti potranno visitare virtualmente gli ambienti della Biblioteca. La sezione del sito “tour virtuali” permetterà di seguire nell’ottica del “cantiere aperto”, i vari interventi di conservazione e di restauro condotti sulle collezioni e sulle strutture fisiche della biblioteca. Il tutto è completato dall’implementazione di un complesso sistema di gestione e di conservazione all’avanguardia attraverso tag RFID, che renderà possibile l’aggiornamento dinamico di informazioni riguardanti i libri e i luoghi in cui essi sono conservati. Lo stato di conservazione dei volumi sarà valutato in tempo reale mediante l’analisi dei danni e dei fattori di rischio ambientali che condizionano la loro conservazione. Per rendere possibile tutto ciò, la sala di conservazione dei manoscritti rari e di pregio è stata attrezzata con le più moderne tecnologie per permettere non solo l’acquisizione dei dati ambientali (temperatura, umidità relativa, radiazioni luminose), ma anche la loro supervisione e gestione mediante un Supervisory Control e Data Acquisition (SCADA), collegato ad alcuni sensori che si armonizzano con l’estetica dello storico edificio. La progettazione dei sistemi di illuminamento e di climatizzazione sono nati dalla collaborazione fra istituzioni pubbliche (Istituto Centrale per il Restauro, Istituto Centrale per la Patologia del Libro e Biblioteca Lancisiana) e private. “Con il nuovo sistema del Catalogo Aperto – ha spiegato Pietro Grasso, Direttore Generale della Azienda USL Roma ‘E’ – vogliamo far partecipare non solo il pubblico affezionato degli studiosi, ma anche il vasto pubblico alla ‘vita’ di una biblioteca antica. Il progetto di fatto segna un nuovo indirizzo gestionale dei beni culturali, nella convinzione che si possa creare un ‘sistema cultura’ su scala territoriale attraverso l’integrazione delle politiche regionali in un piano culturale integrato”. “La collaborazione di un partner come Microsoft – ha detto ancora Grasso – già impegnato nella valorizzazione di un’altra importante biblioteca storica, come la Biblioteca Ambrosiana di Milano, permetterà di far meglio conoscere la storia della ‘creatura’ del Lancisi, cioè della biblioteca che egli fondò nel 1711 per rispondere alla necessità di formare il medico moderno”.

La biblioteca – ha aggiunto

“Il luogo che ospita la biblioteca – ha aggiunto - rappresenta sicuramente uno dei più importanti per la storia dell’assistenza e della medicina della Capitale: l’antico ospedale di S. Spirito in Sassia dell’ASL Roma “E”. Così, mentre la biblioteca chiude per restauro, in realtà si aprono le porte della cultura attraverso il sito”. “Le tecnologie informatiche stanno provando come sia possibile fornire ulteriore valore al patrimonio artistico e culturale italiano attraverso l’accelerazione e l’allargamento dell’accesso alla conoscenza”, ha affermato Marco Comastri, Amministratore Delegato di Microsoft Italia. “Microsoft è felice di collaborare con un’istituzione di prestigio come la BIblioteca Lancisiana , all’interno di un progetto che consente di sperimentare tecnologie avanzate in grado di permettere, oltre alla visualizzazione multimediale delle opere, l’accesso digitale alle informazioni scientifiche e l’arricchimento dei contenuti informativi attraverso il contributo collaborativo di persone da tutto il mondo, grazie alle funzioni più avanzate del web”. “Microsoft – ha concluso Comastri - da tempo ha ritenuto di mettere a disposizione le proprie competenze tecnologiche e la propria esperienza in progetti culturali, per l’importanza che questi rivestono per il Paese e per il contributo che possono fornire all’avanzamento della nostra società digitale”. (r.n.)

(26 marzo 2007)

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