Italia

Fastweb. La Borsa premia l’addio di Scaglia al Cda. Micheli: ‘In azienda era un accentratore’

Bene stamani Fastweb che a Piazza Affari in tarda mattinata guadagnava lo 0,42% a 14,28 euro dopo l'addio al Cda del fondatore Silvio Scaglia, annunciato nella vigilia a mercato praticamente chiuso. Secondo le sale operative, la decisione giocherebbe a favore del gruppo controllato da Swisscom, che potrebbe così evitare il commissariamento su cui è attesa la pronuncia del Tribunale di Roma nell'ambito della maxi inchiesta sul riciclaggio, che ha coinvolto anche Telecom Italia Sparkle, controllata da Telecom (+0,09% a 1,06 euro).

La volontà del fondatore

“Un gesto che, anche alla luce dell'ipotesi di commissariamento di Fastweb, dimostra - a detta dei legali del manager - la volontà del fondatore di evitare che la sua vicenda giudiziaria possa recare danno, direttamente o indirettamente alla società”.




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Il presidente del Cda, Carsten Schloter, informato delle dimissioni “rende noto di prendere atto e accettare” la decisione. Lo si legge in una nota del gruppo. Scaglia, in carcere da un mese, ricopriva la carica di consigliere non esecutivo dal giugno 2007.

I dipendenti di Fastweb “un sereno

Scaglia, nella sua lettera di dimissioni, augura al Cda, alla società e a tutti i dipendenti di Fastweb “un sereno e positivo sviluppo delle attività”. Francesco Micheli uno dei fondatori con Scaglia di Fastweb (società che ha lasciato nel 2003), ha commentato a Repubblica che “Le divergenze strategiche tra me e Scaglia sono state di due tipi: quelle di tipo industriale, posso ricordare la volontà di Scaglia per l'espansione sul mercato tedesco che riuscii a limitare alla sola Hansanet e che si concluse con una perdita della società. E quelle di tipo filosofico: non condividevo la volontà di Scaglia di annunciare al mercato obiettivi e risultati di assoluto rilievo, difficili poi da rispettare che avrebbero esposto gli amministratori al rischio di operazioni poco accorte”. Micheli ha anche sottolineato come Scaglia, in carcere per la truffa da 2 miliardi di euro, accentrasse su di sé tutte le decisioni: “tutte le questioni risalivano a lui che non solo era presente in azienda, ma accentuava su di sé tali poteri”.

(30 marzo 2010)

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