Italia
ICT e crisi. Ancora saldo negativo per l’occupazione. Giorgio Rapari (Assintel): ‘Il mercato così non può andare avanti’
La crisi economica non ha risparmiato il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che deve fare i conti con una serie di fattori - calo degli ordinativi, crollo della marginalità e taglio dei costi interni – che non può non avere un impatto sull’occupazione.
Le 129 mila imprese ICT a saldo nel primo semestre dell’anno danno lavoro a oltre 600 mila persone, ma l’occupazione ha ancora saldo negativo (-0,2%), con il 71% delle imprese a ‘crescita zero’, mentre le retribuzioni crescono meno dell’inflazione: il divario medio si avvicina al 2%.
Una retribuzione annua lorda
Un impiegato medio del settore IT ha una retribuzione annua lorda di 26.963 euro, che cresce solo dell’1% rispetto all’anno precedente, contro un tasso di crescita dell’inflazione ad alta frequenza del +2,8%. Il divario si accentua per i Quadri (50.286 euro, crescita del +0,3%) ed è massimo per i Dirigenti (91.754 euro, decrescita del -0,3%).



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Male anche il confronto rispetto alle aziende non IT, rispetto alle quali gli stipendi medi sono sistematicamente inferiori dal 5% all’8%. Parallelamente continua il divario geografico e dimensionale: gli Impiegati del Nord hanno stipendi in media superiori del 18% rispetto alle regioni meridionali e insulari, mentre guadagna di più chi lavora in aziende di più grandi dimensioni.
I lavoratori atipici 22%
Il 25% degli occupati appartiene al “popolo delle partite IVA” e crescono i lavoratori atipici (22%).
Sul fronte delle tariffe professionali, il trend è negativo da un decennio: le tariffe medie nel 2011 segnano un ulteriore ribasso del -2,6%, dopo il -1,7% dello scorso anno e il -8,1% nel 2009, in particolare nel mercato della PA.
Questi dati, emergono dall’Osservatorio dei profili professionali nell’IT, con il quale Assintel ha presentato uno spaccato aggiornato al 2011 dell’impatto della crisi economica sul mercato IT dal punto di vista delle risorse umane.
“Il taglio dei costi come strategia di sopravvivenza è la tentazione più pericolosa per le aziende tecnologiche, perché sviluppo, formazione e innovazione dei talenti sono la garanzia del loro stesso esistere sul mercato”, ha affermato Giorgio Rapari, Presidente di Assintel. “In quest’anno di crisi sono stati fatti alcuni passi avanti: il più difficile ed importante è stato il rinnovo del CCNL del Terziario, in cui è stata finalmente inserita una parte speciale per le figure professionali ICT. Manca ancora un sistema di aggiornamento che riesca a stare al passo con la velocità di mutamento del mercato, specialmente riguardo alle professioni del web e, più in generale, a quelle per la microimpresa”, ha aggiunto Rapari, che ha sottolineato la necessità di misure per incentivare lo sviluppo dei talenti quali il voucher formativo per la piccola impresa, oltre che forme flessibili di valorizzazione delle competenze e dei meriti.
Riguardo invece il settore della PA, dove si registra una rincorsa al ribasso che sembra inarrestabile, Rapari ha sottolineato le storture delle gare d’appalto della PA “condizionate sia dalle Società in-house della Pubblica Amministrazione, sia dalle cordate guidate dalle grandi multinazionali, che poi subappaltano sottocosto i lavori alle piccole imprese ICT”.
Il mercato non può andare avanti
Se a questo si aggiunge l’anomalia unica italiana dei ritardi di pagamento, si capisce, dice Rapari, “che così il mercato non può andare avanti”.
(13 dicembre 2011)
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