Italia
Tiscali sul punto di lasciare il mercato tedesco: cedute a Ecotel le attività B2B
Nuovo accordo per Tiscali, che questa volta vende le attività tedesche di B2B a Ecotel Communication AG. Secondo le stime, il prezzo finale di acquisto, che verrà corrisposto cash, è stimato in circa 18,5 milioni di euro.
Come informa la stessa Tiscali, la transazione verrà completata al termine della migrazione della clientela e delle relative risorse associate e se ne prevede il completamento entro il primo trimestre 2007.
Il Gruppo Tiscali un fatturato pari
Le attività cedute hanno generato nel 2006 per il Gruppo Tiscali un fatturato pari a circa 21 milioni di euro e un EBITDA di circa 3 milioni di euro.



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Questo annuncio segue la cessione della base clienti consumer a Freenet e porta il totale atteso dalla cessione delle attività tedesche a oggi a circa 48 milioni di euro.
Un terzo collegati in modalità broadband indiretta
L'accordo con Freenet AG prevede l'acquisizione dei clienti consumer narrowband e broadband di Tiscali in Germania. Al 31 dicembre 2006 Tiscali in Germania aveva circa 380.000 clienti attivi, di cui circa un terzo collegati in modalità broadband indiretta.
Il prezzo finale di acquisto, che verrà corrisposto per cassa, sarà determinato sulla base del numero di utenti effettivi al perfezionamento dell’accordo, ed è stimato a circa 30 milioni di euro. La transazione è soggetta all’approvazione dell’Autorità per la concorrenza tedesca, e se ne prevede il completamento entro il primo trimestre 2007.
La cessione delle attività B2C della controllata tedesca, e il relativo prezzo di vendita, è coerente con quanto annunciato in fase di presentazione del piano strategico illustrato da Tiscali al mercato lo scorso ottobre 2006, che annunciava la focalizzazione del Gruppo sui mercati italiano e inglese. Tiscali è inoltre in trattativa per la cessione delle attività B2B e ULL in Germania, che completerà l’uscita di Tiscali dal mercato tedesco.
Esclusa, invece, nei giorni la volontà di mettere in vendita le attività d’oltremanica. Dopo le indiscrezioni che parlavano di un interessamento di BT Group, un portavoce della società ha smentito, asserendo: “Tiscali ribadisce nuovamente che non vi è alcun piano, né intenzione, di cedere l’asset inglese che è e rimane un core country, come chiaramente illustrato durante la presentazione del Business Plan”.
La divisione britannica di Tiscali ha un’enterprise value di circa 700 milioni di euro, una cifra che, secondo quanto riportato dalla stampa, potrebbe servire a Tiscali “…per comprare aziende italiane” e a riguardo si farebbe riferimento a Fastweb. Stando a informazioni uscite sulla stampa, pare che, infatti, ci siano contatti tra l’amministratore delegato di Tiscali, Tommaso Pompei, e il banchiere d'affari Claudio Costamagna, probabilmente per discutere l’eventuale aggregazione fra le due società italiane.
La scorsa estate si era già parlato
Anche se la scorsa estate si era già parlato di un accordo, ma le due società avevano “…categoricamente smentito qualsiasi forma di alleanza, fusione o integrazione”.
Si riferisce, inoltre, che BT avrebbe avviato contatti informali con Merrill Lynch e “…sarebbe stata presa in considerazione anche la possibilità di un alleato interessato alle attività italiane di Tiscali” qualora dovesse esserci una vendita in blocco.
Altre indiscrezioni parlerebbero anche dell’interessamento per Tiscali da parte di alcune società di private equity come Investitori Associati, BC Partners, Permira, Apax e CVC Capital Partners. Si tratta degli stessi fondi che fino a poco tempo fa erano in lizza per l’acquisizione di Fastweb.
Qualche tempo fa, sempre secondo voci circolate negli ambienti finanziari, a Tiscali si sarebbe interessato anche Naguib Sawiris, magnate egiziano delle telecomunicazioni, presidente e maggiore azionista di Orascom da un anno azionista dell'italiana Wind, tramite Weather Investments.
Quest’ultima è la società con cui Sawiris ha comprato Wind e controlla una catena che comprende Wind Aquisition Finance e Wind stessa.
Nel luglio scorso, Sawiris aveva ammesso di guardare con attenzione all’Isp sardo, chiarendo però di non aver preso alcuna decisione.
(05 febbraio 2007)
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