Italia

Un’Italia con molta tecnologia ma poca innovazione: la spesa IT cresce solo nelle famiglie

Un’Italia che viaggia a due velocità sul fronte dell’adozione delle tecnologie dell’informazione. È quella che emerge dai dati presentati al seminario “Innovazione tecnologica e crescita economica” da Banca d’Italia e Cnel, secondo cui le imprese e la Pubblica Amministrazione stentano ancora a tenere il passo con l’Europa, mentre le famiglie spendono sempre di più in accessori digitali. A pesare sul bilancio complessivo dell’industria - che fa segnare un -1,7% rispetto al 2004 - la spesa delle piccole imprese, che destinano al settore appena il 20% della spesa totale e continuano a ridurre gli investimenti: -3,3% del 2005, -1,3 nel 2005.

La Pubblica Amministrazione

Anche la Pubblica Amministrazione segna il passo, con una riduzione della spesa dell’1%.




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Quelli delle piccole imprese e della PA sono dati che si inseriscono comunque in un quadro d’insieme non proprio confortante: se infatti Francia, Germania e Gran Bretagna destinano all’information technology oltre il 3% del Pil, nel nostro Paese la percentuale è dell’1,94%, mentre il settore – che pure registra una timida inversione di tendenza - cresce appena dello 0,9% (-0,4% nel 2004) e la spesa procapite, la più bassa d’Europa, si attesta a 339 euro.

Un Paese che ‘consuma’ tecnologia

Come viene spesso sottolineato, dunque, l’Italia resta un Paese che ‘consuma’ tecnologia ma non la ritiene uno strumento in grado di aumentare la sua capacità di innovare e competere su un mercato sempre più globale. Le tecnologie IT vengono ancora guardate con timore per l’impossibilità di valutare l’affidabilità della controparte o la qualità dei beni/servizi richiesti o anche per la paura di non riuscire a riorganizzare l’azienda in modo da sfruttare al meglio i nuovi strumenti tecnologici, che pure potrebbero produrre notevoli vantaggi economici e di gestione. Per questi motivi, nel 2005, più del 75% delle imprese ha destinato agli acquisti e alle vendite online una quota inferiore al 10% del totale. E così ecco che gli unici dati positivi sono quelli del settore consumer che, seppur fanalino di coda per consumi complessivi con 878 milioni, registra nel 2005 una crescita del 6,3%. Non sembra conoscere crisi il settore dei cellulari – sono 1,6 milioni quelli di nuova generazione venduti nel 2005 – né quello delle fotocamere digitali (2,1 milioni) dei decoder (3,8 milioni) e dei computer portatili (2 milioni).

Le imprese investono in innovazione

Gli investimenti in IT sono oggi direttamente proporzionali all’incremento di produttività da parte dei sistemi economici industriali: negli Stati Uniti – dove le imprese investono in innovazione il 2% del Pil contro lo 0,4 in Italia - un investimento in ICT ha un tasso di ritorno medio tre volte superiore a qualsiasi altro investimento effettuato da un’impresa in un orizzonte temporale di tre anni. Eppure in Italia, che pure fino a pochi anni fa disponeva di un comparto tecnologico di tutto rispetto in grado di competere a testa alta in tutto il mondo, si continua a litigare su chi deve investire di più, se il pubblico il privato, senza tentare di dar vita a un dialogo e a un impegno comune che ci consenta di saltare sul treno dell’innovazione da protagonisti.

(22 settembre 2006)

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