Italia

‘Iniquo compenso’? Fallisce il tavolo voluto dalla Commissione Ue mentre Bondi non ha ancora firmato il decretoSIAE

A fine dicembre avevamo calorosamente invitato il Ministro Bondi a non firmare il decreto scritto e fortemente voluto da SIAE (Vedi Blog) che prevede un allargamento dell’“iniquo compenso” ad altri apparecchi, compresi i cellulari, e che aumenterebbe esponenzialmente la portata del prelievo dalle tasche dei consumatori, a loro insaputa, da circa 70 milioni di euro a oltre 250 milioni l’anno. Ebbene, il Ministro sembra non avere ancora firmato il decreto e questa è già una vittoria, probabilmente c’è più di un dubbio in via del Collegio Romano sulla legittimità, adeguatezza e opportunità di questa misura, Altroconsumo ha fatto la sua parte (Leggi Nota) e sarebbe utile che chi condivide questo punto di vista continuasse a diffondere online la nostra breve video-inchiesta.

  




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Intanto ieri a Bruxelles è collassato definitivamente lo Stakeholder Platform on Copyright Levies, il tavolo voluto dalla Commissione per tentare di armonizzare l’equo compenso a livello europeo e per eliminarne alcune ormai palesi e più che evidenti assurdità. 

Un comunicato che pone una pietra tombale su tale tentativo

Digitaleurope, l’associazione che rappresenta l’industria del settore Telecomunicazioni, Informatica ed Elettronica di Consumo in Europa ha infatti diramato un comunicato che pone una pietra tombale su tale tentativo e mette a nudo le collecting societies davanti alle loro pesanti responsabilità: Digitaleurope calls for the European Commission to take regulatory measures Brussels – 07 January 2010 – Today, talks aimed at modernising the system of private copy levies in Europe broke down. The discussions have been ongoing since July 2008 in the context of a Stakeholder Platform including Collecting Societies, industry representatives and consumer organisations, facilitated by the European Commission.     Così continua il Direttore Generale di Digitaleurope Bridget Cosgrave: We are bitterly disappointed that a year and a half of talks have failed to deliver any concrete results or provide a way forward. This is obviously an unfortunate outcome for all concerned, particularly for European consumers who bear the burden, as it is consumers who ultimately pay the private copy levy.  Artists and performers must of course be fairly compensated for their creative work, but the principles behind the private copy levies and the systems currently implemented were developed back in the 1960s in an analogue era and are out of date in today’s digital age. The current system is seriously hampering the ability to develop new technologies and business models for content distribution appropriate for an “always online” world.  

Le storiche rivendicazioni

Parole che suonano per noi familiari in quanto in linea con le storiche rivendicazioni dei consumatori in sede nazionale e comunitaria secondo le quali l’”iniquo compenso” appare un meccanismo assurdo oltre che rozzo e ormai obsoleto nell’ambito del mercato digitale. Private copy levies are claimed arbitrarily on everyday digital consumer products such as music players, computers, scanners, DVD recorders and mobile phones. Levies are intended to compensate rights holders for private copies which consumers are legally allowed to make. The rules vary enormously across Europe , there is no European benchmark for determining what products are subject to levies, or what amount is to be charged. Digitaleurope has been calling for increased transparency and legal certainty through the application of objective European criteria. We believe the way forward must be based on the EU Internal Market approach. However, Collecting Societies have made it abundantly clear that they are satisfied with the current patchwork of national systems. E certo che le collecting societies sono soddisfatte: con il sistema attuale riescono a farsi approvare dal legislatore nazionale norme che prevedono lauti compensi volti principalmente a mantenere in vita le loro elefantiache strutture e, per di più, quasi sempre in un regime di esclusiva monopolistica a livello nazionale.    "… the private copy levy is embedded in the end-price of the product which means that consumers are generally not aware they are paying a levy on digital equipment they purchase, nor how much it is or what it is for. Questo viene evidenziato molto bene nel video di Altroconsumo e nelle risposte incredule degli utenti: “la SIAE? e che c’entra con il mio pc o il mio cd vergine?”.

  "The past 18 months of discussions have clearly demonstrated that in spite of our best efforts, there are fundamental aspects of the private copy levy system which simply cannot be resolved in a stakeholder forum. A political and legislative intervention is required at the European level. The European Commission and Member States must ensure that private copy levies remain firmly on the agenda as a priority in the wider copyright debate on the European digital economy agenda. Digitaleurope calls upon the European Commission to take decisive action. Until then, artists, consumers and businesses across Europe will continue to get a raw deal".   Questo è il punto politico, chi rappresenta in Europa l’industria dei settori tlc, informatica ed elettronica di consumo, rompe gli indugi e, di fronte all’ormai inaccettabile atteggiamento protezionistico delle collecting societies, chiede alla Commissione europea di intervenire con misure legislative. Aggiungerei che, saltato definitivamente questo tavolo, sarebbero auspicabili anche interventi della Commissione sul fronte antitrust per quanto riguarda possibili abusi di posizione dominante e/o aiuti di stato, tutto questo dovrebbe portare a riflettere il Ministro Bondi che quella firma sul decreto SIAE sarebbe meglio non la mettesse mai.

   Consulta il profilo Who is Who di Marco Pierani     marcopierani.it

(08 gennaio 2010)

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