Italia

Banda larga. Romani assicura: ‘864 mln di euro da operazioni finanziarie’ e su Rete Telecom ‘No a espropri anche in caso di fusione’

Un ‘anticipo’ di 864 milioni di euro sui fondi Cipe ancora bloccati dal ministero del per colmare il digital divide: è quanto ha promesso il sottosegretario allo Sviluppo economico Paolo Romani intervenendo questa mattina alla Camera alla terza delle ‘Giornate Marconiane’, nell’ambito del ciclo di eventi organizzati dalla FUB in occasione del centenario del Premio Nobel al grande fisico italiano. Lo stanziamento verrà finanziato attraverso un’operazione di “valorizzazione delle risorse esistenti”, quali i fondi in pancia a Infratel, la società costituita dal ministero dell'Economia e Sviluppo Italia per accelerare il superamento del digital divide.

Il governo sta studiando un piano operativo

Gli 800 milioni congelati dal Cipe a causa della crisi finanziaria, restano bloccati in attesa di tempi migliori e così, ha detto ancora Romani, il governo sta studiando un piano operativo per reperire le risorse attraverso la finanza di progetto e “…continuare i lavori sulla banda larga per almeno un anno e mezzo”.




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A febbraio, intanto, saranno avviate le gare per progetti sulla banda larga, con risorse per 150 milioni di euro provenienti dai fondi europei Fes e Fesr. Queste risorse – ha ricordato Romani – vanno ad aggiungersi ai 135 milioni di euro gia' stanziati assieme alle Regioni

I buchi della banda larga

I fondi promessi dal governo dovrebbero servire semplicemente per ‘tappare’ i buchi della banda larga, ossia per portare la connessione internet veloce a quel 13% di italiani che ancora ne sono sprovvisti, non per la rete in fibra ottica di nuova generazione, per la quale l’Italia non si è ancora dotata di un progetto concreto, nonostante gli studi e le promesse. Il problema, secondo l'amministratore delegato di 3 Italia (H3G) Vincenzo Novari, è che l’Italia è frenata dalla partecipazione di Telefonica in Telecom Italia. Non lo ha detto esplicitamente Novari, ma probabilmente, la nazione che “…ci tiene sotto scacco e ci detta le regole” impedendo di realizzare la rete di nuova generazione è la Spagna, attraverso l’ex monopolista pubblico Telefonica. “E' assurdo - ha detto Novari - che in Italia il più grande motore e acceleratore dell'innovazione a livello di piccole e grandi aziende, mi riferisco alla rete in fibra, sia da anni sotto scacco da parte di una nazione che ci sta dettando le regole”. “Non ho mai visto - ha aggiunto - un progetto in cui ci fosse la volontà di maggioranza e opposizione, di industria e clienti che non si fa perché l'azionista dice che non è d'accordo e guarda caso è di un paese nostro concorrente”. L’ipotesi che il gruppo spagnolo – che secondo insistenti rumors potrebbe presto fondersi con Telecom – possa frenare lo sviluppo dell’NGN è stata tuttavia fermamente bocciata dal direttore Technology and Operation del gruppo italiano, Oscar Cicchetti, ribadendo che con Telefonica “…non c’è nessun problema”.

“Stiamo collaborando in termini di sinergie a livello europeo e stiamo ottenendo risultati importanti”, ha aggiunto. Riguardo proprio il futuro del rapporto tra Telefonica e Telecom Italia e, quindi, il futuro dell’infrastruttura in capo all’ex monopolista italiano, Romani ha quindi affermato che il governo porrà molta attenzione, nel caso di un’eventuale fusione tra i due gruppi, alla questione della “governance”, sottolineando che se questa fosse spagnola, comunque “…non si potrà mai espropriare la rete”. “E' ovvio – ha aggiunto - che se la governance dovesse essere spagnola o a prevalenza di interessi multinazionali spagnoli, quel tipo di governance potrebbe decidere di fare investimenti in Brasile, Argentina, Spagna e poi forse in Italia”. “Su questo ci deve essere chiarezza, saremo attenti e soprattutto vorremo essere informati passo passo”, ha concluso Romani.

(28 gennaio 2010)

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