Italia
Banda larga: Romani conferma l’impegno del governo ma sull’uscita di Telecom Italia dall’Argentina chiarisce, ‘Nessuna congettura’
Il sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, ha confermato ieri che saranno disponibili per lo sviluppo dell’infrastruttura a banda larga di nuova generazione, fondi pubblici e privati per 1,5 miliardi di euro.
Il 24 giugno, nell’ambito della riunione preparatoria del CIPE, è stata infatti stabilita la prossima assegnazione degli 800 milioni della legge 69 approvata dal Parlamento due settimane fa.
I soldi che ha già il ministero
“A questi 800 milioni bisogna aggiungere i soldi che ha già il ministero, più i soldi che metteranno i privati, e si arriva a complessivi a 1,5 miliardi dedicati alle infrastrutture in banda larga”, ha spiegato Romani, ribadendo l’impegno del governo a colmare il gap digitale del paese entro il 2012, producendo al contempo una spinta nevralgica per l’economia.



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La chiusura del digital divide, infatti, oltre a portare internet a banda larga a quel 13% della popolazione che ancora non può usufruirne, potrebbe produrre un incremento di Pil di circa 2 miliardi.
Gli investimenti dell’operatore dominante
In questo senso saranno funzionali anche gli investimenti dell’operatore dominante, Telecom Italia, che ieri ha annunciato la possibilità di una prossima uscita dal mercato argentino se si presentassero occasioni favorevoli.
L’uscita dall’Argentina, secondo Romani, potrebbe permettere a Telecom di concentrarsi maggiormente sullo sviluppo della banda larga in Italia, dal momento che l'investimento preventivato dal governo rappresenta “uno sviluppo sulla base della rete in rame di Telecom, lunga 500mila chilometri”.
Il governo infatti, tra le altre misure messe in cantiere per lo sviluppo dell’infrastruttura di nuova generazione, intende rinnovare i vecchi apparati con 8.000 nuove centrali e ‘bonificare’ la rete di accesso incrementando la connettività sia fissa sia mobile.
Pur non volendo entrare nel merito delle scelte dell’azienda e chiarendo poi di non aver voluto avanzare alcuna ‘congettura’ sulle possibili motivazioni relative alla decisione di cedere la quota in Telecom Argentina, Romani ha sottolineato che l'infrastruttura italiana è “prevalente rispetto all'infrastruttura di altri Paesi”.
“A mio avviso – ha detto Romani - Telecom Italia come tutti gli altri gestori ha possibilità di sviluppo in Italia. Si tratta di usare le infrastrutture in maniera diversa”, privilegiando nuovi metodi di fruizione e nuovi servizi.
Una situazione molto delicata
In Argentina, Telecom Italia si trova in una situazione molto delicata a causa del rapporto che lega il gruppo all’operatore spagnolo Telefonica: l’Antitrust contesta a Telecom la possibile situazione di monopolio che si creerebbe a causa della contemporanea presenza di Telefonica, proprietaria di Telefonica Argentina, in Telecom Italia (attraverso Telco) e, quindi, in Telecom Argentina.
L’Autorità argentina per la concorrenza ha quindi vietato al gruppo italiano l’esercizio della call option sulle quote detenute dalla famiglia Werthein in Sofora - holding di controllo del gruppo telefonico argentino di cui oggi Telecom detiene il 50% - per ottenere il controllo della società e congelato l’attività dei consiglieri di Telecom Argentina nominati dal gruppo italiano.
Si rincorrono intanto i rumors sul futuro di Telecom Argentina, in quella che sta assumendo tutte le sfumature di una partita giocata sul piano politico. L’Argentina, infatti, è vicina alle elezioni e sono in molti a premere affinché l'operatore torni interamente in mano a società nazionali.
Secondo fonti vicine al dossier, ad ambire all’acquisizione della quota Telecom Italia ci sarebbero Corporacion America e il gruppo Clarin, ma potrebbe tornare alla carica anche Carlos Slim (che tentò di acquisire anche una quota Telecom Italia ma venne respinto per preservare ‘l’italianità’ dell’azienda) con la sua America Movil.
Per la sola giornata del 29 giugno le pubblicazioni sono sospese e verranno riprese la mattina del 30 giugno.
(26 giugno 2009)
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