Italia

Caso Rai: per Gentiloni, necessarie ‘impellenti riforme’ e modifica dei criteri di nomina

Torna a parla di Rai il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, intervenendo a Radio24, sottolineando la necessità di impellenti riforme e di modifica dei criteri di nomina del Cda di Viale Mazzini prima della scadenza fissata fra sei mesi. “…Faremmo un errore imperdonabile a rinnovare il Cda con i criteri che sono alla base dell'attuale situazione di crisi”, ha sottolineato il Ministro, spiegando che “…il Governo farà di tutto per impedire che si arrivi a un rinnovo con i criteri attuali”.

Una maggiore capacità decisionale

Gentiloni ha, quindi, auspicato “…un'attenzione bipartisan” alla riforma della Rai, che ha bisogno di “un passo indietro della politica e una maggiore capacità decisionale”.




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Ieri in Commissione di Vigilanza è stata, intanto, presentata una risoluzione dedicata al caso delle intercettazioni telefoniche Rai-Mediaset che verrà discussa la prossima settimana.

La Vigilanza “…ad assumere tutte quelle iniziative utili

Un testo che impegna la Vigilanza “…ad assumere tutte quelle iniziative utili a restituire alla Rai credibilità e autonomia a tutela della missione di servizio pubblico, assegnata dal Parlamento alla Rai medesima”. La proposta di risoluzione, che ha avuto ieri il via libera alla discussione dall'ufficio di presidenza, é stata proposta dal capogruppo Pd-l'Ulivo Fabrizio Morri e sostenuta da tutta la maggioranza, a parte Egidio Pedrini che ha già preannunciato emendamenti che saranno presentati entro il termine stabilito per lunedì. Nel documento si sottolinea la gravità delle intercettazioni, si esprime “…la più forte preoccupazione per il quadro di compromissione del servizio pubblico”, si apprezza “…che i vertici Rai abbiano prontamente avviato tutte le iniziative di tutela dell'azienda”, si prende “positivamente” atto dell'iniziativa dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, si sottolinea come “…la necessità di restituire credibilità al Servizio Pubblico Radiotelevisivo comporti il più rapido accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità”. Tra le modifiche proposte da Egidio Pedrini di Italia dei valori, la più rilevante è la variazione tra “apprezza” trasformato in “auspica” a proposito di quanto è stato e sarà fatto dalla Rai i cui vertici si spera “intraprendano” iniziative a tutela dell'azienda. A margine dell’audizione in Vigilanza, il direttore generale della Tv pubblica, Claudio Cappon, ha commentato le dichiarazioni di Petruccioli, a proposito della metafora della violenza sessuale usata dal presidente, definendole “frasi forti”. E tuttavia, ha spiegato il Dg, “…anch'io non riconosco come vera l'immagine dell'azienda fornita da più parti in questi mesi”.

Il momento di incertezza che vive l'azienda

Anche se Cappon si è detto altrettanto preoccupato per il momento di incertezza che vive l'azienda. Riguardo alla mancata convocazione del Cda per giovedì prossimo, dopo il rinvio del Consiglio di Stato su Angelo Maria Petroni, ha commentato: “…Il Cda non dipende dal Dg, io vengo solo convocato. L'azienda del resto lavora anche ad agosto quando il Consiglio non si riunisce. La situazione comunque è di incertezza, non c’è dubbio, e il rischio è grave per il servizio pubblico. Servono regole certe”,. Regole certe per la Rai potrebbero essere utili, secondo Cappon, per rispondere anche ai “rilievi” della Corte dei Conti, che ha concentrato l'attenzione su alcuni contratti di natura privata stipulati dall'azienda: “…Se sono sindacabili questi atti chiariamolo, ma si sappia che la Rai a questo punto non potrebbe più funzionare come ha fatto negli ultimi 50 anni. Se la Rai non può gestire contratti di natura privatistica, tutto va rimesso in discussione. Quando parlavo di chiarezza delle regole, mi riferivo anche a questo”. Ed è quello che Cappon ha fatto presente in Vigilanza, parlando del bisogno di mettere mano ad alcuni elementi “strutturali”, a cominciare da quella “dirimente” delle regole del gioco, la Rai è destinata al declino e a “un'asfissia progressiva che porterà a prendere atto che in Italia non ci sono condizioni per fare il servizio pubblico”. “…La Tv pubblica - ha concluso - non sa ormai con che regole gioca, in termini di governo dell'azienda, di comportamento d'impresa e persino di natura giuridica delle proprie azioni”.

(29 novembre 2007)

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