Italia
Cassazione respinge ricorso Aduc. Per blog e forum non valgono le stesse garanzie della stampa
“Gli interventi dei partecipanti al forum online non possono essere fatti rientrare nell'ambito della nozione di stampa”, ma sono piuttosto equiparabili “ai messaggi che possono essere lasciati in una bacheca”.
Blog, forum di discussione aperti, newsgroup, mailing list e così via, non possono dunque avvalersi “delle guarentigie in tema di sequestro che l'art.21, comma 3, della Costituzione riserva soltanto alla stampa, sia pure intesa in senso ampio, ma non genericamente a qualsiasi mezzo e strumento con cui è possibile manifestare il proprio pensiero”.
I giudici della terza sezione penale della Corte Suprema
Con questa motivazione, i giudici della terza sezione penale della Corte Suprema di Cassazione hanno confermato la legittimità del sequestro preventivo di alcune pagine web del sito dell'Aduc, disposto a novembre del 2006 dalla Procura della Repubblica di Catania dietro denuncia dell’associazione Meter di Don Fortunato Di Noto per il “fondato pericolo” che la permanenza in rete dei messaggi potesse “aggravare o protrarre le conseguenze del reato stesso dato che chiunque può liberamente continuare ad immettere messaggi dello stesso contenuto”.



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L'associazione di don Di Noto aveva accusato Aduc di pubblicare messaggi di “vilipendio della religione” offensivi per gli handicappati e di natura “hard-porno”.
Un fax all’associazione
In un fax all’associazione, Meter spiegava di non voler invocare una censura (“ce ne guarderemmo!”) bensì la possibilità di moderare un forum che “nel contesto dell'Aduc non crediamo possa contenere tali messaggi”.
Nel contempo all’Aduc veniva comunicato che era già stata depositata una denuncia.
Aduc aveva quindi fatto ricorso presso il Tribunale del Riesame di Catania che però, pur giudicando illegittimo il sequestro preventivo, aveva disposto il sequestro non già dell'intero forum, ma solo degli interventi incriminati, quelli cioè di tre utenti contro i quali il pubblico ministero ha ritenuto di dover procedere per vilipendio.
“Non ci fermeremo fino a quando il diritto alla libertà di espressione non verrà riconosciuto a tutti”, spiegava Aduc, annunciando il ricorso in Cassazione.
La Cassazione, con sentenza n. 10535, tuttavia, ha confermato la posizione delle autorità giudiziarie catanesi, ritenendo che i commenti di alcuni utenti non offendevano solo la religione cattolica “mediante il vilipendio dei suoi fedeli e dei suoi ministri”, ma superavano “i limiti del buon costume” con accenni espliciti alla pratica della pedofilia da parte dei sacerdoti come mezzo per diffondere “il sacro seme del Cattolicesimo”.
La Suprema Corte non ha accolto quindi
La Suprema Corte non ha accolto quindi le motivazioni dell’Aduc, secondo cui ai nuovi strumenti di comunicazione online dovrebbero essere garantite le stesse garanzie legali della carta stampata, ritenendo anzi che blog, forum, chat, messaggi istantanei et similia “non possono essere qualificati come un prodotto editoriale, come un giornale online o come una testata giornalistica informatica”, soltanto per il “semplice fatto che i messaggi e gli interventi siano visionabili da chiunque, o almeno da coloro che si siano registrati nel forum”.
I novi mezzi di espressione del proprio pensiero – nel caso in particolare dei forum online - insomma sono “una semplice area di discussione dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero rendendolo visionabile a tutti gli altri soggetti autorizzati ad accedere al forum, ma non per questo il forum resta sottoposto alle regole ed agli obblighi cui e' soggetta la stampa o può giovarsi delle guarentigie in tema di sequestro”.
Immediato il commento di Aduc, che sottolinea come la sentenza della Cassazione “ha stabilito la legittimità della censura per tutto ciò che non è stampa”.
“Evidentemente – sottolinea l’associazione in una nota - rispetto alle leggi che disciplinano le libertà di espressione dei cittadini, la stampa gode di una sorta di immunità o "via preferenziale". Un esempio: se il giornalista Tizio scrivesse un pensiero contrario al buon costume su un quotidiano non potrebbe essere censurato, contrariamente al comune cittadino Caio che manifestasse lo stesso identico pensiero su un forum in Internet. In altre parole, per la Cassazione esistono le libertà di serie A e quelle di serie B. E quelle legate alla libera manifestazione del pensiero individuale di chi non è giornalista sono di serie B”.
La sentenza non mancherà di far discutere, con il mondo dei blog già in fermento per la forte vena censoria intravista nell’emendamento del Sen. Giacomo D’Alia dell’UDC, contenuto nel pacchetto sicurezza.
Una vera e propria offensiva
Contro l’emendamento si è scatenata una vera e propria offensiva, sostenuta da Libera/Rete, secondo cui la norma è “inutile e dannosa”.
Inutile perché “viene introdotta in nome della lotta contro i reati di istigazione a delinquere via internet quando esistono già numerose misure giuridiche atte a perseguire eventuali abusi e reati commessi tramite internet”.
Dannosa perché la previsione di perseguire chiunque “inviti a disobbedire alla leggi”, spiega Libera/Rete, è così vaga “da consentire di colpire qualunque espressione critica, qualunque informazione che possa “disturbare il manovratore”, qualunque linguaggio non in sintonia con quello del potere dominante e del pensiero unico”.
Speriamo, che “non si formino 'ronde digitali' per segnalare alla magistratura i siti scomodi”, ha auspicato Jacopo Venier (Pdci), annunciando che verrà chiesta a breve un'audizione alla commissione affari costituzionali della Camera, che oggi ad esaminare il pacchetto sicurezza.
(10 marzo 2009)
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