Italia
Ddl Tv: Gentiloni chiede di accelerare l’esame. Confalonieri ribatte, ‘Spero non passi mai, sarebbe esiziale per Mediaset’
Continua la polemica intorno al Ddl Gentiloni all’indomani delle dichiarazioni degli uffici Antitrust della Ue, che hanno nuovamente sollecitato la riforma della legge Gasparri che riordina il mercato radiotelevisivo.
Il Ministro delle Comunicazioni è intervenuto per chiarire d’aver inviato una lettera, datata 10 gennaio, a tutti i capigruppo dell'Unione per affrettare l'esame da parte della Camera dei Deputati delle nuove disposizioni.
Il premier Romano Prodi aveva fatto riferimento
Nella stessa giornata, peraltro, anche il premier Romano Prodi aveva fatto riferimento al Ddl nel vertice di maggioranza.



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“…La particolare urgenza – ha scritto il Ministro - è dettata innanzitutto da ragioni di natura politica”.
La porta a sanzioni per il nostro Paese dell'ordine
Il rigetto da parte della Ue aprirebbe la porta a sanzioni per il nostro Paese dell'ordine di 300-400 mila euro al giorno, finché la normativa nazionale sulle televisioni non sarà cambiata.
Una ferma presa di posizione quella degli uffici del Commissario per la concorrenza Neelie Kroes, ad alcuni giorni dalle dichiarazioni dell’ex premier Silvio Berlusconi, per il quale il Ddl Gentiloni, fermo in Parlamento, non andrebbe approvato.
L’Antitrust Ue ha ritenuto necessario intervenire per precisare che: “….A questo punto della procedura di infrazione la Commissione Ue può decidere o di chiudere il caso, se si è posto fine all'infrazione, oppure deferire lo Stato membro davanti alla Corte di giustizia”.
“….Nessuna decisione, però, è stata ancora presa dalla Commissione”, hanno aggiunto gli uffici della direzione generale per la concorrenza.
“Dal parere motivato inviato a Roma il 18 luglio 2007 – hanno spiegato gli uffici del Commissario Kroes - la Commissione Ue non ha fatto altri passi formali contro l'Italia in questa procedura di infrazione”.
La legislazione esistente
“Le autorità italiane – hanno detto ancora - sono state messe a conoscenza di tale procedura e hanno intenzione di mettere fine ad essa modificando la legislazione esistente”, vale a dire la legge Gasparri che riforma il sistema radioTv.
Dunque, hanno concluso gli uffici del Commissario Kroes, “….ogni valutazione sulla bozza della legge Gentiloni, e se questa risponde alle preoccupazioni della Commissione Ue, potrà essere fatta solo una volta che la nuova legge sia stata formalmente inviata a Bruxelles nella sua versione definitiva”.
Ma da Mediaset prosegue la dura opposizione al decreto. “…Spero che il Ddl Gentiloni non passi mai: sarebbe esiziale per la nostra azienda”, ha commentato il presidente Fedele Confalonieri, aggiungendo “è chiaro” che le norme in questione, ma anche i progetti di riforma della Rai e del conflitto di interessi, “…vengono usati un po’ come il jolly al tavolo della politica e vengono buttati lì quando fa gioco. Veltroni e Berlusconi si parlano per fare qualcosa di utile per il paese? Guarda caso gli buttano fra i piedi il conflitto di interessi e la legge Gentiloni”.
Se la riforma Tv venisse approvata, ha detto ancora Confalonieri, l'azienda “…perderebbe 600-700 milioni di euro a causa della riduzione del tetto alla raccolta pubblicitaria, una rete (destinata a finire prima sul digitale), frequenza e la possibilità di fare il digitale, che rappresenta una bella alternativa a Sky. Senza contare i danni legati alla nuova disciplina delle telepromozioni”.
In sintesi, ha concluso, “…Mediaset perderebbe la possibilità di stare sul mercato in modo adeguato: non sarebbe un danno a Berlusconi, ma al panorama audiovisivo italiano”.
La Commissione Ue ha bocciato
L'apertura della procedura di infrazione contro l'Italia risale al luglio 2006, quando la Commissione Ue ha bocciato la legge Gasparri.
Secondo l’esecutivo europeo quelle norme creano “ingiustificate restrizioni” alla fornitura di servizi nel settore delle trasmissioni televisive, attribuendo “ingiustificati vantaggi” ai due operatori storici, (Rai e Mediaset).
(17 gennaio 2008)
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