Italia
Di Pietro torna all’attacco: ‘Una rete in meno a Mediaset e legge sul conflitto di interessi nei primi 100 giorni di governo’
Al centro dei discorsi di Antonio Di Pietro ancora una volta la riforma del sistema radiotelevisivo e la legge sul conflitto di interessi. Da buon amante delle nuove tecnologie, questa volte affida le proprie opinioni a una videochat su Corriere.it per sottolineare che si tratta di due provvedimenti che il prossimo governo dovrà affrontare nei primi 100 giorni.
Per il leader di Italia dei Valori, “…Fa bene Berlusconi a preoccuparsi, perché Idv su queste cose in Parlamento gli terrà il fiato sul collo, ma non perché ce l'ha con lui – ha spiegato il Ministro delle Infrastrutture – ma perché lo impone la Corte di Giustizia europea. La stessa cosa vale per una rete in meno a Mediaset: non lo dice il forcaiolo Di Pietro, lo vuole l'Europa”.
Le istituzioni
E ha poi aggiunto: “…Mediaset ha sempre giocato con le istituzioni, facendosi fare leggi ad hoc”, per mantenere la propria posizione e lo ha fatto “sin dai tempi di Craxi che tornò da Londra per fare un decreto”.



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Ma con l'Idv al governo, assicura il ministro, il problema “…non sarà aggirato ma affrontato”, perché la questione del conflitto di interessi, insieme ad altre, “inceppano lo stato di diritto”.
Una sola rete ha sollevato diverse polemiche
Già nelle scorse settimane Di Pietro ha affrontato l’argomento, ma senza trovare l’appoggio del Pd che proprio sulla proposta di lasciare a Mediaset una sola rete ha sollevato diverse polemiche.
Anna Finocchiaro lo ha richiamato al rispetto del programma: “…La firma del programma del Pd da parte di Di Pietro - ha detto - deve avere come conseguenza che le proposte del Pd, come i due disegni di legge Gentiloni, devono essere considerate come proposte comuni. Tra l'altro, Di Petro, dopo aver fatto quelle dichiarazioni, si è corretto. Si è trattato di un momento di intemperanza”.
Allora tutto è nato perchè Il Ministro ha voluto lasciare un post sul proprio blog dove scriveva che Idv ha nella sua proposta di programma di governo un intervento radicale sull’informazione: una sola televisione pubblica senza pubblicità, pagata dal canone e sottratta all’influenza dei partiti; esecuzione della sentenza europea su Europa 7 e spostamento di Rete 4 sul satellite; limite di una sola Rete per i concessionari privati (come Mediaset); abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria.
Evidente che questi punti non sono piaciuti al Pd, tanto che Veltroni ha dichiarato: “…Non mi sentirete mai pronunciare una parola di attacco contro Berlusconi. Quella con lui è una polemica gioiosa, ma va bene così: gli italiani sono stanchi degli improperi”.
Massimo D’Alema ha sottolineato che “…Nel programma del Pd non si prevede l'esproprio di due reti di Berlusconi”. Il vice premier ha assicurato che si tratta di “…una riforma più equilibrata” del sistema televisivo. Riguardo alle prese di posizione di Di Pietro, D'Alema ha precisato che il leader di Idv “…ha sottoscritto il programma del Pd”.
Gli esponenti politici della maggioranza come
“…La logica delle coalizioni rissose – ha detto ancora - è alle nostre spalle. Non si prevedono, quindi, diversità di posizioni tra gli esponenti politici della maggioranza come è avvenuto nella legislatura appena conclusasi”.
“…Andare oltre il duopolio, superare la concentrazione per le risorse economiche nel settore televisivo e riportare il mercato delle frequenze nella normativa europea”. E per quanto riguarda la Rai “…trasformarla in una fondazione e affidare la governance, semplificata a un amministratore unico”.
Paolo Gentiloni, Ministro uscente delle Comunicazioni, sintetizza così il passaggio del programma elettorale che il Pd sta elaborando, dedicato al sistema radioTv.
Gentiloni aveva anche detto su Europa 7 che “Il Consiglio di Stato si pronuncerà nei prossimi mesi e alla luce del pronunciamento prenderemo le misure adeguate”.
Di Pietro ha affidato la risposta al giornalista Marco Travaglio che sempre sul suo blog scrive: “…Antonio Di Pietro ha detto una cosa ovvia: occorre dare ‘esecuzione alla sentenza europea su Europa7 e spostare Rete4 sul satellite’. Poi ha auspicato la Rai venga ridotta ‘a una rete senza pubblicità, finanziata dal canone e sottratta all'influenza dei partiti’ e ogni concessionario privato non possa avere più di una rete. Su questo secondo punto, c'è libertà di pensiero: nel Pd, a sinistra e a destra, sopra e sotto. Ma sull'obbligo di eseguire la sentenza della Corte europea c'è poco da discutere: si esegue e basta”.
(25 marzo 2008)
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