Italia

Editoria: crisi della carta stampata a vantaggio dell’informazione online mentre resta il nodo degli incroci tv-giornali

Crisi della carta stampata secondo i dati emersi nel 44° Rapporto Censis, presentato stamattina a Roma. Gli italiani preferiscono leggere online. Dai dati è, inoltre, emersa la flessione del mercato editoriale nel suo insieme (-7,1% tra il 2006 e il 2009, -5,3% dal 2008 al 2009) e nel contempo la forte crescita delle vendite online, che rappresentano il 21,7% del mercato digitale: +94,4% tra il 2006 e il 2009, +11,9% tra il 2008 e il 2009, con ricavi superiori a 100 milioni di euro.

I dati presentati dal Censis

Analizzando i dati presentati dal Censis, è emerso che tra i quotidiani più seguiti nel web, tra il primo e il secondo trimestre del 2010 i visitatori internet nel giorno medio sono aumentati quasi per tutti, fatta eccezione per i quotidiani sportivi. Subisce una flessione il Corriere della Sera, mentre il Messaggero registra l'aumento più consistente (+23,8%). Pur non potendo escludere la sovrapposizione tra i visitatori dei siti online e i lettori della stampa cartacea, emerge che gli utenti internet rappresentano per alcune testate una significativa percentuale del totale dei lettori: il 19,6% per Repubblica, il 18,2% per Il Sole 24 Ore, il 15,1% per il Corriere.




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Un mercato in crisi, quindi, almeno per quanto riguarda la stampa, che in Italia deve fare i conti non solo con l’avanzata dei new media, ma anche con un mai risolto conflitto di interesse.

Le Comunicazioni in una segnalazione inviata

L'Autorità per le Comunicazioni in una segnalazione inviata al governo a fine ottobre ha, infatti, chiesto la proroga della norma che vieta gli incroci di proprietà tra il settore televisivo e quello editoriale, in scadenza a fine anno. L'Agcom, si legge nella segnalazione, 'auspica che il governo, qualora convenga sull'opportunità della proposta avanzata, voglia porre mano a un intervento legislativo finalizzato alla conservazione della norma che vieta gli incroci di proprietà tra il settore televisivo e quello editoriale'. Secondo l'Autorità il mantenimento della normativa sui limiti antitrust incrociati stampa-tv può “a pieno titolo rientrare tra gli interventi consentiti al legislatore per il mantenimento della concorrenzialità e del pluralismo del sistema dell'informazione, anche alla luce del confronto con i principali Paesi europei”. Con l'occasione, ha detto ancora l'Agcom, “'tale disposizione, che nella formulazione attuale risulta limitata al possesso di reti nazionali televisive analogiche, andrebbe adeguata alla trasformazione del sistema radiotelevisivo intervenuta dal 2004 a tutt'oggi, e, in particolare, all'evoluzione tecnologica digitale terrestre, satellitare e via cavo, nonché a quella di mercato del settore”. “Le funzioni attribuite all'Agcom – ha ricordato la stessa Autorità - consistono nell'accertare che le imprese che agiscono nei settori del Sistema integrato delle comunicazioni e che fanno capo al titolare di cariche di Governo, al coniuge o ai parenti entro il secondo grado, ovvero sottoposte al controllo dei medesimi soggetti, non pongano in essere comportamenti che forniscano un sostegno privilegiato al titolare di cariche di Governo”.

Il profilo soggettivo

E sottolineato che “sotto il profilo soggettivo, rientrano nel campo di applicazione della norma le imprese che editano le testate ed i programmi radiotelevisivi', mentre 'sotto il profilo oggettivo, la disciplina non contiene, tra i comportamenti vietati che possono configurare il sostegno privilegiato, alcun riferimento alla stampa'. 'I principi del pluralismo, dell'obiettività, della completezza, della lealtà e dell'imparzialità dell'informazione – ha spiegato - si applicano esclusivamente alle emittenti radiofoniche e televisive, mentre la stampa, sotto il profilo contenutistico e comportamentale, gode di una disciplina autonoma'. Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Partito Democratico, ha espresso soddisfazione per la richiesta dell’Agcom, auspicando l’inserimento della norma “nell’imminente Decreto Milleproroghe”. “La richiesta – ha ribadito - è vitale per preservare l'autonomia dei giornali di fronte al peso dominante della Tv specie nel mercato pubblicitario'. Apprezzamento anche da parte del deputato dell'Udc Roberto Rao. “Ci auguriamo – ha commentato - che il governo accolga la segnalazione dell'Authority e non la ignori come ha fatto con le richieste dell'opposizione. Il divieto, introdotto durante il dibattito parlamentare sulla Legge Gasparri grazie a un emendamento dell'Udc, è un fondamentale presidio per la libertà di informazione". Il senatore Pd Vincenzo Vita e il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti hanno evidenziato che “L'impero berlusconiano dal primo gennaio potrebbe estendersi al Corriere della Sera o a qualche altro quotidiano. Esistono, tra l'altro, disegni di legge che intendono spostare in avanti la fine di quel divieto, uno dei residui 'paletti' antitrust della normativa-colabrodo di un paese anomalo come l'Italia. Ma da tempo tutto tace”.

(03 dicembre 2010)

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