Italia

Europa 7: confermate le anticipazioni sulla sentenza. Respinto il ricorso su Rete4, mentre l’eventuale risarcimento vale 3,5 mld di euro

Quadro molto più chiaro sul caso Europa 7, dopo la lettura dei testi delle sentenze con le quali il Consiglio di Stato si è espresso il 31 maggio sull'annosa vicenda. L’analisi dei documenti in questione conferma le anticipazioni contenute nel comunicato stampa diffuso sabato scorso che mette ordine nella storia di questa emittente che nel 1999 vinse la gara per una concessione nazionale, ma che non ha mai potuto trasmettere per mancanza di frequenze. Corrado Calabrò, presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, riguardo alla sentenza, ha affermato: “…la applicheremo sino alle virgole per la parte che ci riguarda. La sentenza è di ampio respiro, faremo tesoro dei principi che vi sono contenuti ma il legislatore deve rifarsi a questi principi per ripristinare la legittimità. Vedremo se ci sono frequenze disponibili oltre quelle messe a gara dal ministero”.

Il prossimo passo spetta quindi al governo che dovrà mettere ordine sul caso, nel rispetto della sentenza della Corte di Giustizia Ue.




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Per quanto riguarda il risarcimento? Per la giustizia amministrativa: 2,169 miliardi in caso di attribuzione delle frequenze, 3,5 miliardi in caso contrario.

La risposta del governo e l'udienza

La decisione arriverà dopo la risposta del governo e l'udienza è prevista per il 16 dicembre, quando dovrebbe essere pervenuta anche la documentazione aggiuntiva chiesta al ministero e all'Agcom (entro il 15 ottobre). Ritenuto “tardivo” e respinto invece il ricorso di Europa 7 che puntava ad annullarne l'autorizzazione a trasmettere di ReteQuattro. I giudici reputano “inammissibile” la richiesta di Europa 7 di condannare direttamente il ministero dello Sviluppo economico - che ha assorbito anche le competenze del dicastero delle Comunicazioni - a un “facere” specifico, cioè all'assegnazione della rete o delle frequenze. La “strada corretta” da seguire, spiegano, è la richiesta al ministero di “porre in essere ogni adempimento necessario all'attribuzione di frequenze e di reagire contro l'eventuale inerzia o diniego espresso”. A questo punto il ministero, “unitamente all'Autorità”, dovrà “rideterminarsi sull'istanza di Europa 7”, “con piena applicazione della sentenza della Corte di Giustizia”.

La situazione della concessione

Il ministero dovrà chiarire, tra l'altro, come ha risposto all'attuale sentenza del Consiglio di Stato; quali frequenze si sono rese disponibili dal 2000 a oggi e quali modalità di assegnazione sono state adottate; qual è la situazione della concessione di Europa 7, che secondo l'amministrazione è scaduta nel 2005 (aspetto sul quale pende ancora un contenzioso di primo grado). Anche l'Autorità dovrà produrre una relazione su tali questioni, precisando i motivi per cui non ha adottato il piano frequenze, come prevedeva invece la concessione rilasciata a Europa 7. Infine, la stessa Europa 7 dovrà documentare l'attività svolta dal 1999 con i relativi bilanci, spiegando tra l'altro perchè non ha partecipato alla gara per l'assegnazione di frequenze bandita dall'ex ministro Paolo Gentiloni nel 2007. Europa 7 ed i suoi difensori hanno preso atto delle sentenze emesse. Il Ministero - sottolinea una nota della società - come sottolineato dal Consiglio di Stato, dovrà rideterminarsi dando piena applicazione ai principi contenuti nella sentenza della Corte di Giustizia del 31 gennaio 2008, oltre che nelle pronunzie rese dallo stesso Consiglio di Stato. Per quanto invece riguarda la richiesta di risarcimento danni - prosegue il comunicato - pure avanzata da Europa 7, i giudici amministrativi si sono riservati ogni decisione sul loro ammontare all'esito della determinazione che il Ministero dovrà assumere sull'assegnazione delle frequenze ad Europa 7. Infine, per quel che riguarda il rigetto dell'impugnazione relativa all'abilitazione rilasciata a ReteQuattro, dalla lettura integrale delle sentenze si evince che - diversamente da quanto sostenuto in alcuni comunicati stampa dei giorni scorsi - la decisione di rigetto si è basata soltanto sull'asserita tardività del ricorso a suo tempo proposto da Centro Europa7 e non ha, quindi, riguardato la legittimità sostanziale dell'abilitazione temporanea rilasciata a ReteQuattro. Conseguentemente l'utilizzo delle frequenze da parte di ReteQuattro ben potrà venire in considerazione in sede di esecuzione della sentenza che ha imposto al Ministero di rideterminarsi sull'assegnazione delle frequenze ad Europa 7, nel pieno rispetto della sentenza della Corte di Giustizia. Europa 7 di proprietà di Francesco Di Stefano, che nel '99 si è aggiudicata una delle concessioni televisive assegnate con gara dallo Stato, ma non ha mai iniziato a trasmettere per carenza di frequenze a disposizione.

La legge Maccanico ha fissato

La gara è avvenuta dopo che la legge Maccanico ha fissato il tetto del 20% per il possesso delle reti nazionali, coinvolgendo così sia Mediaset che la Rai, proprietarie ciascuna di una rete di troppo. Nel novembre del 2002 la Corte Costituzionale ha stabilito che Rete4 doveva dismettere definitivamente le trasmissioni terrestri entro il 31 dicembre 2003. Ma il Tar ha respinto il ricorso del presidente dell’emittente, che ha chiesto l'accertamento del suo diritto a ottenere l'assegnazione delle frequenze e un risarcimento danni. L’emittente si è quindi rivolta al Consiglio di Stato, che ha chiesto parere alla Corte europea sull'interpretazione delle disposizioni di diritto comunitario relative ai criteri di assegnazione di radiofrequenze. Il giudice del rinvio, ha spiegato la Corte europea, sottolinea che il piano nazionale di assegnazione delle frequenze non è mai stato attuato per ragioni essenzialmente normative, che hanno consentito agli occupanti di fatto delle frequenze di continuare le loro trasmissioni, nonostante i diritti dei nuovi titolari di concessioni. La Corte di Giustizia Ue ha chiarito che “…Le leggi succedutesi, che hanno perpetuato un regime transitorio, hanno avuto l'effetto di non liberare le frequenze destinate a essere assegnate ai titolari di concessioni analogiche e di impedire ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale”.

Le strutture del mercato nazionale

“…L'applicazione in successione dei regimi transitori (...) ha avuto l'effetto di impedire l'accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze (…) Tali regimi hanno avuto l'effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali già attivi su detto mercato”. Nelle scorse settimane il Commissario Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, ha dichiarato che il Consiglio di Stato deve riconoscere il danno subito dall'emittente Europa 7 per la mancata assegnazione delle frequenze analogiche che le spettavano con il conseguente risarcimento. “…Il Consiglio di Stato - si legge nella risposta di Kroes - dovrà applicare l'interpretazione del diritto comunitario fornita dalla Corte di giustizia sui fatti (…) che riguardano una richiesta di risarcimento del danno che la Centro Europa 7 sostiene di aver sofferto per il fatto che non le sono state assegnate (…) le radiofrequenze terrestri in tecnica analogica necessarie per svolgere l'attività di diffusione di programmi radiotelevisivi”. La Commissione, ha avvertito la Kroes, “controllerà che la decisione della Corte di giustizia sia pienamente applicata dall'Italia”. Il Consiglio di Stato ha emesso sabato scorso le 4 sentenze sul caso, rinviando, come abbiamo visto, al ministero l'ottemperanza degli obblighi ai quali si aggiunge il rispetto della sentenza della Corte Ue alla quale il Consiglio di Stato aveva nel frattempo posto le questioni di cui sopra.

Comunicato del Consiglio di Stato su Europa 7 Leggi anche: Frequenze Tv: il governo opta per la via diplomatica. Si sospendono i lavori per riformulare l’emendamento ‘Salva Rete 4’ Frequenze Tv: OK della Camera all’emendamento su digitale terrestre. Si ribella l’opposizione, ‘No a norma salva Rete4’ Frequenze Tv: il Consiglio di Stato inizia l’esame del caso Europa 7. Il Governo si difende, ‘Mai negati i diritti dell’emittente’

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(05 giugno 2008)

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