Italia

Frequenze Tv: il governo opta per la via diplomatica. Si sospendono i lavori per riformulare l’emendamento ‘Salva Rete 4’

Il governo riformulerà l'emendamento cosiddetto “Salva-Rete 4” . Lo ha annunciato il Ministro dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, spiegando che la proposta di modifica, fortemente contestata dall'opposizione, verrà avanzata in sede di comitato dei nove dal sottosegretario con delega alle Comunicazioni Paolo Romani. L'annuncio arriva al termine di una dura battaglia parlamentare in cui l'opposizione ha tentato di far mancare il numero legale alla Camera per rallentare proprio l'esame del decreto legge sull'assolvimento degli obblighi comunitari, che contiene, tra l'altro, anche la controversa norma sulle frequenze televisive.

I deputati di Pd e Idv hanno lasciato l'emiciclo

Tutti i deputati di Pd e Idv hanno lasciato l'emiciclo, mentre quelli dell'Udc sono rimasti al loro posto. Nonostante il raggiungimento del quorum alla prima votazione, il governo ha optato per la riformulazione, fermando la discussione.




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Due le modifiche che saranno apportate ora al testo, entrambe “tecniche” e che sono state presentate ieri dall'opposizione durante l'audizione informale del Sottosegretario in commissione Trasporti di Montecitorio.

Il termine prima utilizzato “modifica” sarà tramutato

Quando si parla di trasformazione delle attuali licenze Tv in autorizzazioni il termine prima utilizzato “modifica” sarà tramutato in “conversione” in modo che “il contenuto non venga arbitrariamente modificato nel passaggio all'autorizzazione” come chiesto dal Pd. Inoltre le nuove autorizzazioni sono convertite non solo “nel rispetto delle disposizioni del presente articolo”, ma anche “nel rispetto della normativa comunitari” sempre su richiesta del Pd. Non è stata accolta invece la richiesta dell'opposizione di inserire nel testo un riferimento alla sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo, del 31 gennaio scorso, su Europa 7. “E' materia estranea all'oggetto del provvedimento”" ha affermato Romani che comunque ha tenuto a ribadire che Rete 4 non c'entra nulla con questo provvedimento. “…Vogliamo salvare Rete 4? E’ falso - ha spiegato Romani - ho impressione che si sia data un'interpretazione sbagliata. L'opposizione si trova in un vicolo cieco e nel merito non sanno più cosa dire. Semplicemente abbiamo nozione che molto presto la Commissione europea sarebbe passata al terzo grado di infrazione europea nei nostri confronti, cioè al deferimento alla Corte di giustizia, e vogliamo evitare che questo accada”. E alla domanda se questo provvedimento servirà a bloccare la procedura e le seguenti possibili multe Romani ha risposto: “Assolutamente sì”. Dure le parole di Antonio Di Pietro che ha organizzato per oggi un altro sit-in davanti al Parlamento e ieri nel suo blog scriveva: “Quello che sta succedendo in queste ore rasenta il criminale (...) Si è fatta una legge in cui si stabilisce il che transitorio va ancora bene, e si può continuare a fare finché non facciamo una legge”.

La legislazione italiana

Il leader di Idv fa quindi riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia europea su Europa 7, “…si dice che la legislazione italiana non rispetta la legge europea e come tale sarà chiamata a pagare 350 mila euro al giorno se non rimette a posto la legge italiana che favorisce Rete 4 a danno di Europa 7” . “…Questa norma che vogliono approvare deve essere obbligatoriamente disapplicata dal giudice, perchè contrasta essa con la norma e la direttiva europea”. Dalla maggioranza, lungimirante Mario Landolfi, ex presidente della Commissione di Vigilanza, che già commentava “…Tutti i testi sono migliorabili e perfettibili. C’è quindi ancora spazio per accogliere modifiche dall'opposizione, dopo il muro contro muro”. “…E' un peccato che il dialogo avviato debba naufragare – ha sottolineato l'esponente di An - dal governo c’è la volontà di tenere in vita il canale aperto con l'opposizione, anche se questo non significa confusione dei ruoli”. Ma l’ostruzionismo di Pd e Idv è stato forte. Il leader del Pd, Walter Veltroni, riguardo all’emendamento ha evidenziato: “…Penso che sia sbagliato nel merito e nel metodo. Tutte le cose sbagliate nel merito e nel metodo hanno l'opposizione che si meritano”.

La situazione attuale

Per Beppe Giulietti dell'Associazione Articolo 21, “…l’emendamento blinda la situazione attuale, consegna le frequenze ai soliti noti, cancella i diritti dei nuovi entranti e soprattutto nega a Europa7 e all’imprenditore Di Stefano il diritto ad esercitare il suo mestiere”. L’emendamento in questione è costituito da un unico articolo, diviso in cinque comma, che modifica parti del Testo unico della radiotelevisione e della Legge Gasparri, finite nel mirino dell'Europa. Le nuove norme assegnano al Ministero per lo Sviluppo Economico, d'intesa con l'Agcom, il compito di riassegnare le frequenze Tv per il digitale terrestre, il cui switch-off è fissato al 2012. In particolare, l'emendamento modifica il sistema delle 'licenze' televisive previsto dalla Gasparri sostituendolo con un meccanismo di “autorizzazione generale”, sufficiente a giustificare il “trading”, cioè la compravendita delle frequenze. Il testo stabilisce inoltre che l'attività di trasmissione per i soggetti che ne hanno titolo possa proseguire “…fino all'attuazione del piano di assegnazione delle frequenze Tv in tecnica digitale”.

Il quale si accelerano i tempi

Un obiettivo per il quale si accelerano i tempi: il quinto comma prevede che “entro tre mesi” dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto venga definito “il programma di attuazione del piano di assegnazione delle frequenze Tv” in digitale terrestre con l'indicazione delle “modalità tecniche per il passaggio definitivo” alla nuova tecnologia, “nonché delle aree territoriali interessate e delle rispettive scadenze”. Il testo prevede anche che, nel corso dell'attuazione del piano, i diritti d'uso delle frequenze vengano assegnati, in base alle procedure decise dall'Autorità, “nel rispetto dei principi stabiliti dal diritto comunitario, basate su criteri obiettivi, proporzionali, trasparenti e non discriminatori”.

(28 maggio 2008)

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