Stati Uniti
Hillary Clinton torna a parlare di Internet: ‘Useremo Twitter per far arrivare i nostri messaggi politici a chi si oppone ai regimi’
Il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, in un’intervista al canale ABC è tornata a parlare di internet. Dopo il discorso alla George Washington University, con il quale ha chiesto nuovi interventi tecnico-regolamentari per fare in modo che il web possa essere ovunque il veicolo della libertà d’espressione per il popolo, questa volta la Clinton ha sottolineato l’importanza per gli Stati Uniti di usare Twitter.
La rete di micro-blog consentirebbe di stabilire dei contatti diretti con i giovani dei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente in preda alle contestazioni civili.
Il governo americano aveva aperto
Sulla scia delle rivolte in Tunisia ed Egitto, il governo americano aveva aperto degli account su Twitter in persiano, arabo e diverse altre lingue per poter far arrivare i propri messaggi. Questa settimana verranno aperti nuovi account, questa volta in cinese russo e hindi.



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Gli USA investiranno altri 25 milioni di dollari per aiutare i dissidenti online e gli attivisti in lotta che si oppongono ai regimi.
I media sociali per comunicare...
La Clinton ha spiegato all’ABC che “l’amministrazione USA intende usare i media sociali per comunicare con i milioni di persone che le usano nel mondo per far arrivare direttamente le nostre proposte politiche”.
Il Segretario di Stato ha citato più volte la Cina, la Siria, Cuba, il Vietnam e il Myanmar tra i Paesi che censurano la Rete. "La migliore risposta a parole offensive sono ancora più parole. La gente può e deve alzare la voce contro l’intolleranza e l’odio".
“Vogliamo usare” Twitter “per contrastare le falsità che si sono dette contro gli Stati Uniti” ha aggiunto nel corso di questa intervista registrata venerdì 18 e mandata in onda domenica sull’emittente televisiva del gruppo Disney.
“Ma soprattutto – ha detto ancora - vogliamo metterci in contatto con queste popolazioni incredibilmente giovani e piene di energie che cercano di far valere le proprie aspirazioni”
“Per gli USA – aveva ribadito la Clinton alla George Washington University – la scelta è chiara; noi ci poniamo dalla parte dell’apertura. La libertà di Internet causa delle tensioni, come tutte le libertà, ma i benefici superano i costi”. La vice di Obama ha poi proseguito stabilendo un parallelo fra libertà di espressione in Rete e crescita economica e sostenendo che le nazioni in cui la dinamicità di Internet è frenata da muri e censure, avrebbero presto pagato un prezzo in termini di minore creatività e innovazione.
Il caso WikiLeaks
Proposte condivisibili, che, però, sembrano in aperta contraddizione con quanto sta invece avvenendo negli Stati Uniti con il caso WikiLeaks.
E soprattutto dopo che la Camera dei Rappresentanti ha approvato la proroga fino a dicembre di tre provvedimenti contenuti all’interno del Patriot Act varato da Bush: “Roving wiretaps”, “lone wolf” e “business records”, che consentono a vario titolo all’Fbi e al governo di monitorare e intercettare le comunicazioni di privati e aziende, senza nemmeno dover giustificare tali atti con accuse puntuali e mirate.
E nei piani dell’amministrazione USA pare esserci l’estensione della possibilità di intercettare le comunicazioni, già richiesta ai provider e alla grandi compagnie telefoniche, anche ai servizi criptati come quelli offerti da Blackberry e Skype.
Dalle pagine del Sole24Ore, l’ambasciatore USA in Italia David H. Thorne, ha spiegato che “Tutti i governi hanno bisogno di un certo grado di riservatezza quando trattano temi riguardanti la salute pubblica e la sicurezza nazionale”.
Eppure, la sicurezza è stata spesso invocata a pretesto per giustificare dure misure restrittive sulla libertà di Internet: “I governi che arrestano i blogger, indagano sulle attività pacifiche dei loro cittadini e limitano o chiudono l’accesso alle informazioni nascondendosi dietro la scusa di mantenere la sicurezza, non convincono nessuno”.
La Clinton ha telefonato
Intanto già stamattina la Clinton ha telefonato al ministro degli Esteri saudita, il principe Saud al-Faisal, per discutere dei disordini in Bahrein.
E su Twitter, il portavoce del Dipartimento di Stato P.J. Crowley, ha scritto che “Si sono detti d'accordo nel sostenere il dialogo in Bahrein con tutti i cittadini (…) Il segretario ha sottolineato la necessità di moderazione da parte delle forze di sicurezza".
(21 febbraio 2011)
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