Italia

Mvno: prorogata la chiusura del procedimento Antitrust contro Vodafone. Servono ‘ulteriori elementi informativi’

E’ stato prorogato al 1° ottobre 2009 il termine per la chiusura del procedimento avviato dall’Autorità antitrust nei confronti di Vodafone, per la necessità “di acquisire ulteriori elementi informativi in ordine alla valutazione dell’ottemperanza alla delibera dell’Autorità del 24 maggio 2007” . Ad aprile di quest’anno, l’Antitrust ha avviato un procedimento nei confronti di Vodafone - che rischia una multa pari al 10% del fatturato - contestando l’inottemperanza alle disposizioni in materia di telefonia mobile virtuale. L’operatore avrebbe infatti disatteso l’impegno a concludere una serie di accordi commerciali con altri operatori per l'apertura della propria rete mobile.

La realizzazione del primo operatore mobile virtuale italiano nato

In particolare, l’Autorità si riferisce all’accordo siglato da Vodafone con BT per la realizzazione del primo operatore mobile virtuale italiano nato da una compagnia telefonica mobile e una fissa.




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In base all’accordo Vodafone si era impegnata a fornire servizi di accesso all’ingrosso alla propria rete mobile, così da permettere a BT di formulare offerte Fisso-Mobile (F-M) e Mobile-Mobile (M-M) alla clientela finale, in diretta concorrenza con Vodafone stessa.

La chiusura di un procedimento antitrust

L’accordo era valso a Vodafone – che già aveva siglato diversi accordi Mvno con società che però non appartenevano alla sfera delle telecomunicazioni – la chiusura di un procedimento antitrust che aveva coinvolto anche Tim e Wind per un presunto abuso di posizione dominante collettiva nell’accesso alle infrastrutture di rete mobile e per tre distinti abusi di posizione dominante individuale. L’Agcm aveva infatti rigettato gli accordi stipulati da Vodafone con Carrefour e Poste Italiane perché non si trattava di aziende operanti nel settore delle telecomunicazioni ma, a maggio del 2007, dopo il nuovo accordo con BT, aveva deciso di chiudere il procedimento contro il gruppo senza accertare infrazioni, ritenendo che le nuove misure proposte “fossero idonee a rimuovere i profili anticoncorrenziali oggetto dell’istruttoria che era stata avviata” e si inserissero “in una progressiva e concreta apertura del mercato dei servizi di accesso wholesale alle reti mobili”. L’impegno di Vodafone risultava apprezzabile ancor più per il fatto che esso avrebbe garantito la concorrenza attraverso un sistema di valutazione annuale del mercato tale da consentire a BT di rivedere le condizioni economiche previste nel contratto o, in caso di mancato accordo, di acquistare servizi di accesso wholesale da un altro operatore mobile. A gennaio di quest’anno, quindi, l’Antitrust ha iniziato a chiedere informazioni alle due società al fine di valutare il livello di attuazione dell’impegno, rilevando alcune criticità rappresentate, in particolare, difficoltà da parte di BT “nel vedere accolte richieste di adeguamento e/o modifica delle condizioni contrattuali in linea con le esigenze del mercato”. Il contratto tra le due società è stato stipulato ad aprile del 2007; l’offerta commerciale di BT è partita nel febbraio del 2008 e – nota l’Autorità – alcune delle richieste di BT relative all’attuazione e/o alla modifica delle condizioni contrattuali “non hanno ottenuto adeguata risposta” o sono state condizionate da un atteggiamento negoziale “scarsamente cooperativo e tendenzialmente dilatorio” da parte di Vodafone.

Una nota sottolinea “di aver assolto

Circostanze, queste, respinte dal gruppo che in una nota sottolinea “di aver assolto gli obblighi contrattuali verso BT, nel rispetto degli impegni assunti nei confronti dell'AGCM”, anticipando l’intenzione di “far valere nelle sedi opportune la tutela dei propri interessi”. Il debutto degli operatori mobili virtuali in Italia era previsto per il 2011, al fine di tutelare gli investimenti nel 3G, ma è stato anticipato per rispondere alle esigenze di concorrenzialità del mercato. In pratica, dietro la minaccia di una pesante multa per abuso di posizione dominante da parte dell’Antitrust, gli operatori italiani hanno iniziato nel 2008 ad aprire le loro reti alle società che volessero offrire servizi di comunicazione ma non possiedono le infrastrutture. Il nostro è stato in comunque uno degli ultimi paesi europei ad aprirsi a questo tipo servizio mobile. Diversi gli accordi siglati nel corso di questi mesi: Wind ha stretto accordi con Autostrade per l’Italia e Auchan. Vodafone ha invece concesso l’utilizzo della sua rete a Poste Italiane, Conad, Carrefour, Daily Telecom, Erg e BT Italia, mentre Telecom Italia ha stretto intese con Coop e Tiscali.

Le accuse mosse dall’Agcm

Vodafone ha respinto le accuse mosse dall’Agcm, sostenendo di non aver mai attuato alcuna violazione o comportamento dilatorio nei confronti di BT. Per sapere come l’Autorità giudicherà le pratiche dell’operatore bisognerà dunque aspettare l’autunno.

(21 luglio 2009)

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