Italia

NGN. Da Asati l’invito a non procedere col ‘progetto Metroweb’: si rischia lo ‘spezzatino telefonico’

“In attesa di conoscere nel più breve tempo possibile il nuovo piano industriale di Telecom Italia sulla NGN, vorremmo evitare che qualcuno inizi a preparare un progressivo e silenzioso outsourcing della rete fissa magari conferendo a Metroweb, con calma, la rete in rame per procedere così al sempre vituperato “spezzatino telefonico” che non solo mortifica la professionalità, il know-how e mette a rischio i dipendenti (come hanno dimostrato tutte le operazioni di outsourcing) ma danneggia, ovviamente, tutti gli azionisti di minoranza di Telecom Italia”. E’ quanto afferma l’associazione Asati in una nota che fa riferimento all’ipotesi di ‘accordo’ tra gli operatori telefonici italiani attorno alla proposta lanciata venerdì dall’amministratore delegato del fondo F2i Vito Gamberale (Leggi articolo Key4biz) che candida il consorzio ‘Metroweb’ al ruolo di player infrastrutturale per la realizzazione di una rete in fibra nazionale, al posto della newco indicata nell’ambito del ‘Tavolo Romani’, che sembra definitivamente archiviato. Secondo l’idea di Gamberale – sostenuta a spada tratta dal Presidente di Telecom Italia Franco Bernabè, ma anche, in parte, da Vodafone - Metroweb potrebbe diventare il ‘veicolo’ per la realizzazione della rete NGN nelle aree del Paese economicamente vantaggiose partendo da Milano e collegando in fibra ottica i primi 750.000 clienti.

I 4 milioni di utenti delle principali

Per collegare attraverso tecnologia mista FTTH/GPON (fibra a casa) e FTTC (fibra al marciapiede) i 4 milioni di utenti delle principali 12 città italiane – nota Asati – occorre un investimenti di circa 2 miliardi da realizzare nei prossimi 3-4 anni.




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Dal momento che quello in ballo è un progetto indispensabile per lo sviluppo del Paese e fondamentale per il ruolo domestico di Telecom Italia, è possibile – si chiede il presidente Asati Franco Lombardi – “…che Telecom Italia, controllata dal gotha della finanza Italiana Telco (i cui azionisti capitalizzano più di 120 miliardi di euro in borsa e cioè un terzo di tutta Piazza Affari) non trova l’argent de poche per promuovere un investimento di questa portata - la cui redditività minima sarà almeno del 7-8% - diluito in più anni?”.

(10 ottobre 2011)

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