Italia
NGN. Per studio ISBUL, prezzi più alti del previsto per lo sviluppo della fibra e notevoli ricadute su PIL e occupazione
Un investimento da 13,3 miliardi di euro per una rete in fibra ottica (FTTH/P2P) che arrivasse a coprire il 50% della popolazione avrebbe un effetto diretto sul PIL italiano stimato in circa 17,4 miliardi di euro in 10 anni, con un impatto sull’occupazione stimato in 248.121 unità lavorative ed effetti indiretti sull’economia compresi in una forchetta che va da circa 50 a 420 miliardi di euro.
E’ questo uno dei dati salienti del contenuti nel Programma “Infrastruttura e servizi a banda larga e ultra larga” (ISBUL), promosso dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni in collaborazione con alcune Università italiane e straniere e presentato stamani a Roma dal presidente Agcom Corrado Calabrò, che ha affermato: “Il futuro è nell'ultra banda, nelle reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 mbit/s. Le autostrade delle nuove comunicazioni sono il fertilizzante principale di quell'economia della conoscenza che si attesta come nuovo paradigma di modello capitalistico”.
La simulazione effettuata nell’ambito
La simulazione effettuata nell’ambito del programma ISBUL prevede la realizzazione di una infrastruttura di tipo FTTH/P2P, ossia in cui ogni utente ha la propria fibra dedicata, dalla centrale fino a casa, con un tasso di adozione del 100% per i clienti business e dell’80% per quelli residenziali.



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L’Italia, però, avanza con molto ritardo sul versante delle NGN. Mancano ancora, ha sottolineato Calabrò, sia un piano di sviluppo nazionale sia una valutazione realistica degli incentivi che possano spingere gli operatori a investire “in un progetto a rischio e a bassa redditività nel breve periodo”. Se, infatti, inizialmente, si era stimato un costo complessivo pari a circa 10-12 miliardi di euro, dalla relazione ISBUL vengono fuori costi molto lievitati.
La ricetta di Calabrò per recuperare questo
La ricetta di Calabrò per recuperare questo ritardo contiene, ha affermato lui stesso, “poche regole, chiare e semplici, ma precise”, basate su quattro capisaldi: “la promozione del risk-sharing fra investitori; l'adeguato riconoscimento in tariffa del risk premium per chi investe; la disciplina della migrazione da rame a fibra; le condizioni tecniche ed economiche per l'accesso alla rete”.
L’Autorità, ha detto ancora Calabrò, “…è pronta a fare la sua parte”, svolgendo i compiti che le spettano, ossia, come avviene con l’attuale rete in rame, regolando il prezzo e le condizioni di cessione all'ingrosso della fibra e pianificando lo switch-off.
La rete, d’altra parte, è soggetta al controllo dell'Autorità per quanto riguarda aspetti quali “l'apertura dei cavidotti e la condivisione delle tratte necessarie alla realizzazione della nuova rete”.
Ma, proprio perché il modello prevalente è quello dello switch-off, è essenziale innanzitutto la collaborazione di Telecom Italia: “…la sostituzione dei doppini non può dunque essere imposta da alcuna norma di legge nazionale o regionale”. “Si tratta - ha aggiunto - di una scelta tecnologica rimessa all'autonomia imprenditoriale dei soggetti che operano sul territorio ed in particolare di chi ha la proprietà della rete”.
Dal momento che la rete da realizzare è una sola, ha quindi sottolineato, “è essenziale che gli operatori collaborino tra loro e con le autorità locali”.
Il passaggio al digitale terrestre
“Come si è fatto per il passaggio al digitale terrestre – ha spiegato Calabrò - il modello prevede la migrazione di intere aree territoriali alla fibra ottica, che andrebbe così a rimpiazzare i doppini in rame”.
Scegliendo questa strada, sarebbe possibile non solo semplificare le scelte progettuali, ma anche ridurre i costi di realizzazione. Se al contrario, “…la rete in fibra venisse ad affiancarsi alla rete in rame, i costi sarebbero più alti e l'investitore rischierebbe che i clienti, pur raggiunti dalla fibra, potrebbero decidere di rimanere connessi alla rete in rame”.
Eliminare questa incertezza è, secondo Calabrò, una priorità per garantire il successo finanziario del progetto.
Sul ruolo di Telecom Italia nello sviluppo della fibra ottica, è intervenuto stamani anche Franco Bernabè, che ha ribadito quanto già detto più volte, cioè che Telecom Italia parteciperà al tavolo presso il ministero dello Sviluppo economico sulle prospettive della rete di nuova generazione, ma alle sue condizioni.
“Non c'è dubbio che parteciperemo, ma alle condizioni che abbiamo sempre detto. Noi - ha spiegato Bernabè - abbiamo il nostro progetto e siamo sempre disponibili a discutere con tutti, fatto salvo il nostro piano di investimenti che tra l'altro oggi trova concretizzazione con l'avvio della sperimentazione al quartiere Prati di Roma della nostra rete di nuova generazione”.
I costi della NGN
Riguardo i costi della NGN, Calabrò è convinto del fatto che lo sviluppo della fibra possa essere in buona parte sostenuto dal mercato, purché si scelga “…il modello adatto, salvaguardando le regole di fondo e incentivando, al tempo stesso, gli operatori di telecomunicazione a investire”.
Calabrò ha infine ricordato i progetti locali già avviati nel Paese - in Lombardia, Trento, Bolzano e alcune zone di Roma – e i piani annunciati dagli operatori: quello di Vodafone, Wind e Fastweb prevede investimenti per 2,5 miliardi di euro in 5 anni per portare la fibra in 15 città, mentre Telecom Italia ha annunciato di volere cablare le principali città italiane e in particolare Milano in vista dell'Expo 2015.
Tutte “iniziative diverse”, ha detto Calabrò, “per i progetti proponenti, le soluzioni di governance e le aree territoriali interessate, ma che danno un forte segnale agli attori: governo, enti locali, regolatore, incumbent”.
Tuttavia, sottolinea infine lo studio ISBUL - che ha coinvolto diversi atenei, tra cui l’Università Federico II di Napoli, La Sapienza di Roma e l’Imperial College di Londra – “il valore che una futura NGN riuscirà realmente a creare per l’economia italiana dipenderà dalla capacità che avrà la nostra economia di riuscire a colmare il suo crescente gap in termini di “digitalizzazione” rispetto ad altri paesi europei, capitalizzando l’utilizzo della NGN in innovazione, miglioramento dei processi di business e crescita della produttività”.
(24 maggio 2010)
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