Italia
NGN: l’ETNO chiede regole chiare a sostegno degli investimenti per riportare le tlc a essere vettore di crescita e competitività
Si apre oggi a Venezia la 33esima assemblea generale ETNO, l’associazione che riunisce 43 operatori di telecomunicazioni e la cui presidenza quest’anno è affidata a Telecom Italia.
Il Forum - dedicato, in particolare, al processo di revisione del quadro normativo sulle telecomunicazioni – è stato occasione per affrontare il tema delle reti di accesso ad alta velocità di prossima generazione e le diverse questioni che riguardano l'evoluzione del settore delle telecomunicazioni in un contesto di crisi finanziaria globale.
Le cui conseguenze non sono ancora immaginabili
Una crisi le cui conseguenze non sono ancora immaginabili, ma che toccherà in particolare i piccoli operatori, "poiché è prevedibile quelli più grandi avranno accesso al credito con più facilità”, ha sottolineato Fabio Colasanti, DG Information society and media della Commissione europea, prevedendo, tra gli effetti della crisi, anche “una nuova fase di consolidamento tra operatori”.



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Nel 2007, i membri dell’associazione hanno totalizzato il 72% degli investimenti nel settore, pari a 47 miliardi di euro.
Un +1,4%
La crescita si è però fermata a un +1,4%, contro il +4,1% del 2006 e nei 5 principali mercati europei si è registrata una contrazione globale degli investimenti del 3,8% e addirittura del 9% nel settore del mobile.
Le entrate totali del settore sono cresciute nel 2007 dell’1,7% rispetto al 2,3% di un anno prima.
Un trend preoccupante, che rischia di ritardare ulteriormente la realizzazione di infrastrutture essenziali come le reti NGN, che nelle maggiori economie mondiali, in particolare in Giappone e Corea – dove sono state sostenute da forti investimenti pubblici - sono già in uno stato di sviluppo avanzato.
Un gap che nel lungo periodo potrebbe mettere a rischio la competitività europea, alla luce della forte spinta di questi network – paragonabili per importanza strategica alle reti viarie e idriche – sulla crescita socio-economica.
Visto l'attuale peggioramento della performance nel settore delle telecomunicazioni europee e di fronte a una crescita degli investimenti mai così bassa dal 2003, è dunque essenziale riuscire a trovare il giusto equilibrio tra la necessità di incoraggiare gli investimenti e quella di non creare ulteriore incertezza.
Una strategia chiara che favorisca
Gli ex monopolisti – da Telecom Italia a Deutsche Telekom, da AT&T a France Télécom e BT – chiedono pertanto ai decisori politici europei una strategia chiara che favorisca gli investimenti nelle reti di nuova generazione “e riporti il settore TLC ad essere vettore di crescita e competitività”.
Bisogna dunque evitare, sottolinea ETNO, “misure intrusive e troppo estese che possono mettere a rischio i fatturati degli operatori telefonici e la loro capacità di investimento”.
I decisori politici europei, in linea con il voto del Parlamento europeo sulla riforma del pacchetto telecom, dovrebbero concentrarsi piuttosto sulle misure necessari per stimolare la crescita degli investimenti nelle reti di nuova generazione, limitando l’intervento regolatorio laddove non sia possibile sviluppare la concorrenza tra reti di nuova generazione, riducendo i costi per la realizzazione di nuove reti abilitando l'apertura dei cavidotti per il trasporto delle reti di comunicazione e garantendo che la regolamentazione sull'accesso preveda la condivisione del rischio tra coloro che investono e coloro che richiedono l'accesso.
L’ETNO ha quindi annunciato l’ingresso di Belgacom e la conferma di Telecom Italia, Deutsche Telekom ed Eircom nel board Etno per il 2009.
Luigi Gambardella, vice president di Telecom Italia per le relazioni con le istituzioni internazionali è stato quindi nominato a capo di una task force che si occuperà delle revisioni strategiche, della dimensione internazionale di ETNO e altri temi quali la pubblicità online.
(27 ottobre 2008)
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