Italia
PFA vs Yahoo: la decisione del Tribunale di Roma riapre il dibattito sulla responsabilità degli ISP nei casi di violazione del diritto d’autore
Risvolto a sorpresa sul caso del film ‘About Elly’. La sezione specializzata di proprietà intellettuale del Tribunale di Roma, con un’articolata ordinanza dello scorso 11 luglio, ha, infatti, accolto il ricorso proposto da Yahoo! contro la precedente decisione cautelare con la quale, nei mesi scorsi, la stessa Corte aveva ritenuto che il motore di ricerca fosse tenuto a rimuovere dai risultati della propria attività di indicizzazione tutti - indiscriminatamente - i link a siti attraverso i quali risultasse possibile accedere alle immagini del film “About Elly” del quale la società ricorrente (PFA Films) si era presentata come titolare dei diritti.
Una sentenza, quella del marzo scorso, che alcuni avevano definito storica e che stabiliva per la prima volta il principio di responsabilità dei motori di ricerca nel mancato contrasto alla pirateria online. (Leggi Articolo Key4biz)
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In una nota, Yahoo! ha dichiarato d’essere lieta del provvedimento sul reclamo emesso dal Tribunale in questo procedimento, che “chiarisce il regime di esenzione di responsabilità degli internet service provider”.
La società americana
Per la società americana, “La decisione rappresenta un approccio pragmatico e razionale alla complessa problematica riguardante la tutela del diritto d’autore su Internet”.
La compagnia ha anche sottolineato che “ha sempre considerato e continuerà a considerare con estrema serietà la questione della tutela del diritto d’autore e della proprietà intellettuale e collaborerà attivamente con i proprietari dei contenuti per aiutarli a proteggere i propri diritti. Yahoo! è stata fondata sul principio che l'accesso alle informazioni possa migliorare la vita delle persone e crediamo che questa decisione costituisca un passo avanti verso la tutela della libertà di espressione su Internet, agevolando la libera circolazione dei servizi prestati dagli operatori della società dell’informazione”.
La disciplina europea sul diritto d’autore è costruita sul presupposto che, nel bilanciamento dei contrapposti interessi – quelli dei titolari dei diritti, degli utenti e degli ISP - deve essere assicurato il rispetto delle esigenze di promozione e tutela della libera circolazione dei servizi della società dell’informazione.
In tale contesto, la limitazione di responsabilità a beneficio degli internet service provider ha come obiettivo di evitare l’introduzione di una nuova ipotesi di responsabilità oggettiva non legislativamente tipizzata o quantomeno l’ipotesi di una compartecipazione dei providers ai contenuti illeciti messi online da terzi, utilizzando il servizio di connettività fornito dagli stessi ISP.
Per i Giudici del Tribunale di Roma chi agisce “oltre che della titolarità del proprio diritto di sfruttamento dell’opera” è tenuto a fornire la prova “della violazione di tale diritto” commessa attraverso la messa online di contenuti da parte di terzi che consentono la fruizione dell’opera in questione.
Il titolare dei diritti si limiti
Non basta, quindi, che il titolare dei diritti si limiti, come accaduto nel caso ‘About Elly’, a una generica contestazione relativa alla messa a disposizione del pubblico, anche attraverso i servizi degli ISP, di contenuti coperti da diritti d’autore, essendo, piuttosto, necessario che indichi in maniera precisa i link a tali contenuti, dando prova del carattere non autorizzato della loro diffusione.
E’ stata intanto aperta un’indagine su Fastweb ed Ngi con l’accusa di favoreggiamento per non aver inibito l’accesso alla piattaforma Btjunkie, uno dei più grandi motori di ricerca per file Torrent a livello mondiale.
Una via d’accesso quindi al downloading illegale di qualunque tipo di prodotto digitale. Il provvedimento è stato assunto nell’ambito di un’operazione condotta dal nucleo di Polizia tributaria della Gdf di Cagliari. Dallo scorso aprile, l’accesso ai siti btjunkie.org e btjunkie.com era stato negato per ordine della Procura del capoluogo sardo: secondo gli inquirenti, circa mezzo milione di italiani usava ogni giorno la piattaforma attraverso la quale era possibile scaricare musica, film, videogiochi e software, spesso in contemporanea con le uscite ufficiali.
Secondo l’accusa, i due provider hanno continuato a consentire l’accesso nonostante il divieto imposto dal magistrato. Il dato è emerso dal monitoraggio del traffico sui due indirizzi effettuato dagli investigatori.
Fastweb ha fatto sapere che si tratterebbe di un incidente tecnologico, su cui la società sta facendo i dovuti approfondimenti. Il gruppo ha anche precisato che ora è perfettamente operante la totale inibizione all’accesso alla piattaforma per i propri utenti italiani.
(14 luglio 2011)
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