Gran Bretagna
Pirateria: approvata la Digital Economy Bill. Soddisfatte le major, ma la legge non convince gli ISP
Anche il Regno Unito ha la sua Hadopi: la Digital Economy Bill, che contiene nuove misure per combattere la pirateria digitale, è stata approvata nella notte dalla House of Lords, con 189 voti favorevoli e 47 contrari, a poche ore dallo scioglimento delle Camere prima delle elezioni politiche del prossimo 6 maggio.
Le nuove disposizioni approvate in Gran Bretagna, su proposta del ministro delle attività produttive Peter Mandelson, prevedono la stretta collaborazione tra major, internet provider e società di gestione collettiva dei diritti nell’invio di ‘lettere di avvertimento’ ai downloader incalliti, nella speranza che questo tipo di ‘persuasione’ possa bastare a mettere un freno alla pirateria. Se il tasso di download illegali non dovesse però subire variazioni, allora l’Ofcom sarebbe chiamata a introdurre nuove misure tecniche quali la sospensione della linea, così come previsto dalla legge francese.
La legge fosse approvata
Per garantire che la legge fosse approvata in tempo prima della fine della legislatura – l’opposizione aveva chiesto il rinvio al prossimo esecutivo per consentire un esame approfondito di misure a così ampio raggio - sono stati rimossi alcuni punti controversi, quali l’imposizione di una tassa da 6 sterline l’anno per finanziare la rete a banda larga di nuova generazione e il paragrafo sulle ‘opere orfane’, che aveva scatenato le proteste dei fotografi.



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È stato inoltre rimosso il paragrafo 18 che, nella stesura originaria, intendeva conferire al Segretario di Stato – su richiesta dei detentori dei diritti (emittenti televisive, holding dell’entertainment e case discografiche) - la facoltà di autorizzare il blocco dell’accesso ai siti che ospitano contenuti piratati, senza bisogno di ulteriori atti normativi.
Il campo d’azione dei detentori
Una nuova versione dell’emendamento limita invece il campo d’azione dei detentori dei diritti, che – prima di ottenere il blocco di un sito che offre materiali piratati da parte dei service provider - dovranno richiedere un’ingiunzione giudiziaria. Prima che il provvedimento ingiuntivo possa essere applicato, il Segretario di Stato dovrà, quindi, consultarsi ‘ampiamente’ con l’industria e bisognerà dimostrare che la forma contestata di furto del copyright stia generando ‘seri danni’ all’industria.
È stata inoltre aggiunta una nuova procedura in base alla quale dovrà essere aperta una consultazione con le parti colpite dalle misure di blocco e il governo dovrà tenere conto del verdetto delle commissioni parlamentari.
“La vision del governo britannico – ha spiegato Mandelson – è che è sbagliato non ricompensare giustamente chi lavora. La nostra – ha aggiunto – è un’economia basata sulla creatività e non possiamo star seduti a guardare senza intervenire”.
Il sottosegretario al Tesoro Stephen Timms, responsabile del progetto Digital Britain, ha affermato che “il governo di certo non vuole restringere la libertà di espressione, ma assicurare piuttosto adeguate garanzie affinché gli ISP non si sentano incentivati a bloccare un sito sulla base di una denuncia per paura di dover supportare costi aggiuntivi, né si sentano autorizzati a non rispettare una legge”.
Timms ha anche assicurato che non sarà imposta alcuna restrizione contro gli utenti prima che “Ofcom concluda il suo rapporto”.
La legge “un disastro” e
Lo stesso, esponenti dell’opposizione hanno definito la legge “un disastro” e il provider TalkTalk - secondo maggiore fornitore britannico di servizi internet - ha parlato di un “brutto giorno per la democrazia britannica”. Il direttore esecutivo dell'ISP, Andrew Heaney, ha promesso sul blog che la società non collaborerà con i principi della Digital Economy Bill, e che si muoverà esclusivamente in seguito alla decisione di una corte.
La legge è stata sostenuta da molti importanti personaggi dello show biz britannico - da Lily Allen a James Blunt, da Elton John a Noel Gallagher – ed è stata accolta con favore dall’industria musicale mondiale.
John Kennedy, Presidente di IFPI – associazione che rappresenta circa 1400 aziende discografiche a livello internazionale - ha dichiarato che “…il passaggio della Digital Economy Act fa capire come un paese sia in grado di riconoscere l'importanza, nel suo tessuto industriale, di aziende creative di livello mondiale, e tutelarne il valore a l'identità attraverso delle leggi che proteggono efficacemente i loro diritti dal problema della pirateria digitale, che ha effetti paralizzanti”.
“I governi sempre più coinvolti in un'economia digitale – ha aggiunto Kennedy - devono capire che in tale contesto le industrie creative come la musica, i film, i libri e giochi, possono guidare la crescita ed incidere fortemente anche in molti equilibri socio economici, come nell'ambito dell'occupazione, attraverso l'adozioni di leggi innovative ed attività di repressione del fenomeno della pirateria in collaborazione con gli ISP”.
Gli esempi di Francia e Regno Unito, ha sottolineato il presidente FIMI Enzo Mazza, dimostrano “…che gli Stati con un'economia digitale avanzata stanno affrontando seriamente la questione della tutela dei contenuti in rete”.
Il quadro normativo è “efficace
Se adottate anche in Italia dove il quadro normativo è “efficace ma scarsamente applicato”, le norme approvate nel Regno Unito “potrebbero fornire un scudo efficace contro la contraffazione digitale e consentire alla produzione creativa italiana di svilupparsi”. Purtroppo, ha concluso il presidente FIMI, “…il nostro Paese, già indietro nella diffusione della banda larga e delle tecnologie per la diffusione dei contenuti online, senza dotarsi di misure urgenti, rischia di rimanere ai margini dell' Europa e leader incontrastato della pirateria, unica area dove l'Italia eccelle”.
Secondo la società indipendente TERA Consultants, nel 2008, a causa della pirateria (e principalmente della pirateria digitale) le industrie creative dell’Unione europea hanno registrato perdite pari a 10 miliardi di euro ed un totale di 185.000 posti di lavoro in meno. Solo in Italia i danni sono stati di 1,4 miliardi di euro con 22.400 posti di lavoro perduti.
(09 aprile 2010)
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