Italia

Privacy: il 70% degli italiani contrario alla pubblicazione dei redditi su internet. Ma è un errore

Non piace agli italiani l’emendamento introdotto dal Governo nell’ultima versione della manovra finanziaria e che permetterebbe ai Comuni di pubblicare sui loro siti i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti.  

I contribuenti dovranno indicare anche

Secondo quanto indicato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nella dichiarazione dei redditi i contribuenti dovranno indicare anche le banche e gli operatori finanziari presso cui hanno rapporti. Una misura che servirà da “deterrente e prevenzione”, ma che non ha suscitato entusiasmo presso l’opinione pubblica.




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Il 70% degli italiani è, infatti, contrario alla pubblicazione del reddito online e, secondo l’associazione dei consumatori Adoc si configurerebbe una grave violazione della privacy.

  “Rendere visibili online i redditi dei cittadini è una grave violazione della privacy – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – siamo assolutamente contrari a tale forma di lotta all’evasione fiscale che, al contrario,  va combattuta portando in detrazione più del 20% delle parcelle dei professionisti, rendendo obbligatorio lo scontrino fiscale anche per chi aderisce agli studi di settore e per i tassisti”.   La netta contrarietà degli italiani a questa misura è stata ampiamente dimostrata tre anni fa in occasione della pubblicazione dei redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per questo, l’Adoc chiede al Garante privacy di intervenire per bloccare la diffusione dei redditi degli italiani. Dati che negli altri grandi Paesi Ue e anche negli usa sono strettamente privati. Negli Usa, in Gran Bretagna e in Germania il fisco non permette simili divulgazioni, mentre in Irlanda “sono online solo i redditi degli evasori fiscali accertati”, ha aggiunto Pileri, che ha affermato di non escludere la possibilità di intentare un’azione collettiva a risarcimento dei danni subiti da contribuenti.

(02 settembre 2011)

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