Italia
Robin Tax: levata di scudi dalle tlc. Franco Bernabè: ‘Il settore contribuisce già con l’asta delle frequenze’
Dal Workshop Ambrosetti di Cernobbio, anche Franco Bernabè prende posizione contro l’ipotesi di estendere la cosiddetta ‘Robin Tax’ al settore delle telecomunicazioni già impegnato a garantire allo Stato importanti risorse con l’acquisto delle frequenze (leggi articolo Key4biz)
Il presidente di Asstel
Se nei giorni scorsi l’Ad di Vodafone, Paolo Bertoluzzo, aveva inscritto l’idea nelle ‘pazzie di agosto’ e il presidente di Asstel, Stefano Parisi, l’aveva definita quanto meno ‘inedita’, Franco Bernabè ha ribadito il concetto che le telco stanno già dando il loro contributo con l’asta per le frequenze. “Credo – ha affermato - ci siano già abbastanza risorse che vengono date allo Stato”.



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Le frequenze messe all'asta
Per aggiudicarsi le frequenze messe all'asta, ha affermato l'Ad di Telecom Italia, Marco Patuano, la società "difficilmente spenderà meno di 1 miliardo di euro".
La “Robin Tax” – introdotta dal Governo come misura di “perequazione tributaria” nel 2008 – colpiva, con un’addizionale del 6,5% all’I.R.E.S., l’imposta sul reddito delle società con ricavi superiori ai 25 milioni di euro operanti in determinati settori (ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi; raffinazione di petrolio, produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto e gas naturale; produzione o commercializzazione di energia elettrica, ad eccezione di quella prodotta mediante l’impiego prevalente di biomasse e di fonte solare-fotovoltaica o eolica).
La manovra finanziaria 2011 ne ha ridotto la soglia di imposizione (da 25 a 10 milioni di euro); aumentato l’aliquota (dal 6,5% al 10%) ed esteso l’ambito di applicazione alla trasmissione e alla distribuzione dell’energia elettrica, oltre che al trasporto del gas naturale, eliminando l’esenzione prevista per la produzione di energia elettrica da biomasse, sole e vento.
L’ipotesi di estenderla anche alle tlc ha provocato, quindi, non pochi malumori:
anche Stefano Parisi nei giorni scorsi ha sottolineato che la misura sarebbe “ingiusta e distorsiva” e che il settore delle tlc, si trova già “a contribuire in modo rilevante alla manovra di finanza pubblica, attraverso la partecipazione al bando di gara sulle frequenze - peraltro non ancora disponibili - che comporterà un esborso di cassa già nelle prossime settimane in una misura molto più rilevante dell'intero gettito della Robin tax".
Secondo Parisi si tratta di un’azione di lobby da parte delle aziende energetiche, dettata dalla logica del ‘mal comune mezzo gaudio’, ma – ha sottolineato il presidente di Asstel, l’estensione di questo balzello anche alle tlc non ha senso nel dal punto di vista logico né da quello economico.
Oltre al contributo proveniente dall’asta delle frequenze, secondo Parisi bisogna anche considerare che il settore delle telecomunicazioni, totalmente liberalizzato, ha visto decrescere i costi del 33,4% in 13 anni.
Una consolidata dinamica competitiva
“Nel nostro settore c'è una consolidata dinamica competitiva che vede una continua riduzione dei prezzi, con effetti negativi sui ricavi e sui margini, con impegni di investimento rilevantissimi per la modernizzazione del paese, mentre il quadro competitivo nel settore energetico è ancora caratterizzato da una sostanziale stabilità nelle offerte e da una alta profittabilità per le imprese”, ha affermato Parisi.
Anche secondo Paolo Bertoluzzo di Vodafone è impensabile l’ipotesi di estendere la Robin Tax alle tlc, un settore “nel quale i prezzi scendono il 10-15% l'anno e che purtroppo si sta contraendo del 3-4% all'anno”, mentre l’Ad di Wind, Ossama Bessada, sottolineando il peircolo per gli investimenti nel nostro Paese, ha definito l’idea “totalmente inaccettabile, non giustificabile da ogni punto di vista in particolare considerando che lo Stato incasserà svariati miliardi dal settore delle telecomunicazioni nell'ambito della gara per le frequenze” .
(02 settembre 2011)
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