Italia
Sms: l’intervento del Garante non convince i consumatori. Codacons, ‘Faremo ricorso al Tar’
La montagna ha partorito il topolino? Sembrerebbe di sì, dato il coro di proteste che si è sollevato alla notizia che il Garante per le tlc ha fissato il prezzo massimo degli sms a 13,2 centesimi di euro – dall’attuale ‘tariffa unica’ di 15 centesimi per tutti i gestori – limitandosi ad ‘allineare’ le tariffe italiane a quelle previste dai regolamenti comunitari.
In risposta alle ‘pressioni del Garante, gli operatori hanno acconsentito anche di introdurre un meccanismo di tariffazione al secondo, che – insieme al tetto per il prezzo degli sms – rappresenta quel ‘requisito minimo di trasparenza’, che Agcom, si legge in una nota – “…aveva richiesto in applicazione di un principio che, prima di essere giuridico, è di buon senso, tale cioè da garantire che il cittadino italiano non sia posto in alcuni casi in una paradossale situazione di svantaggio rispetto a chi spedisce gli sms dall’estero”.
Il Garante
“Ciascun operatore - ha spiegato il Garante - implementerà in maniera differente la nuova offerta: alcuni adeguando i piani tariffari, altri offrendo la migrazione gratuita a nuovi piani tariffari coerenti con il regolamento comunitario. Spetterà ai singoli operatori comunicare alla clientela le offerte”.



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Nonostante l’Italia vanti il più alto tasso di penetrazione dei cellulari in aria Ocse, con 151 abbonati per 100 abitanti, utilizzare il telefonino costa di più che negli altri Paesi Ue.
Uno studio del regolatore danese
Secondo uno studio del regolatore danese, un sms può costare anche solo 0,034 euro, essendo per gli operatori una tecnologia a 'costo zero'. In Italia, il prezzo per l’invio di un sms praticato da tutti gli operatori mobili - TIM, Vodafone, H3G e Wind – è di 15 centesimi, un prezzo superiore a quanto costa spedire un messaggino in Italia da un altro Paese europeo.
Esistono tuttavia, si difendono gli operatori, opzioni e promozioni che garantiscono una vasta gamma di offerte all'interno delle quali scegliere quella che meglio soddisfa le proprie esigenze.
Queste promozioni, tuttavia, sono sottoscritte da un numero decisamente esiguo di consumatori, e non procurano quindi alcun vantaggio alla maggior parte dei clienti, né sono convenienti le nuove disposizioni Agcom, contro le quali l’associazione dei consumatori Codacons ha minacciato ricorso al Tar.
Secondo l’associazione, le nuove tariffe stabilite dal Garante altro non sono che “…un danno per gli utenti italiani”. A confermarlo sono i numeri, “…in Europa - ha affermato il presidente Codacons Carlo Rienzi - inviare un sms costa mediamente 7,5 centesimi. Addirittura in Danimarca l'invio di un messaggino da cellulare costa appena 3 centesimi di euro”.
Si tratta, dunque, secondo, il Codacons di “un regalo per gli operatori e di una sonora sconfitta per i consumatori”.
Il massimale fissato per le tariffe
Rienzi ha quindi affermato che il massimale fissato per le tariffe non avrebbe dovuto superare gli 8 centesimi di euro.
Nel 2008, gli italiani hanno inviato circa 60 miliardi di sms per un mercato da 2 miliardi di euro che salgono a 4 miliardi di euro l’anno se si aggiungono anche gli mms e internet mobile.
Anche internet mobile, tuttavia, è gravato da tariffe troppo care e poco trasparenti, che hanno spinto l’Autorità ad sottoporre a consultazione pubblica una serie di soluzioni per migliorare la trasparenza delle condizioni di offerta di chiavette, e smartphone, al fine di contrastare il fenomeno delle bollette shock.
Allineandosi a quanto già stabilito dalla Commissione europea per migliorare la trasparenza dei contratti, il Garante vuole conoscere il parere delle parti interessate sulla proposta di predisporre sistemi di allerta più efficaci di quelli attualmente impiegati (SMS, messaggi di posta elettronica, finestre pop-up sul personal computer), che informino tempestivamente il cliente prima che venga consumato l’80% del traffico residuo.
Secondo il piano Agcom, tuttavia, dovrà essere il cliente a indicare in anticipo un importo massimo prima che il servizio sia interrotto, per tutelare i consumatori dall’escalation dei consumi.
(28 novembre 2009)
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