Argentina
Telecom Argentina: Stop dalla corte di Buenos Aires alla vendita degli asset. Il governo frena sulla nazionalizzazione
Nella convulsa giornata di Telecom Italia, una buona notizia arriva dall'Argentina: secondo quanto riportato dal quotidiano La Nacion, la Corte della camera penale di Buenos Aires ha annullato la decisione dell'antitrust che ha imposto a Telecom Italia la vendita della propria partecipazione in Telecom Argentina, detenuta attraverso Sofora, che avrebbe dovuto essere finalizzata entro il 25 febbraio.
"La Camara en lo Penal Economico - si legge sul sito Web del quotidiano La Nacion - ha annullato oggi la decisione della Segreteria del Commercio Interno che si basava sul presunto monopolio che si è venuto a creare nel mercato delle TLC del Paese, dopo l'ingresso di Telefonica nel capitale di Telecom Italia".
Il Tribunale di Buonos Aires
Il Tribunale di Buonos Aires, già a metà gennaio aveva annullato le scadenze imposte dal CNDC, ma il governo aveva minacciato di ricorrere al Congresso per togliere a Telecom la licenza se non avesse rispettato la sentenza dell'Antitrust e di nazionalizzare la compagnia telefonica.



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Già ieri, tuttavia, il governo di Cristina Kirchner aveva ridimensionato questa minaccia: “...Nazionalizzare il gruppo non è mai stato nelle nostre intenzioni”, ha affermato Anibal Fernandez, capo di gabinetto della presidenza argentina in un'intervista all'emittente Radio Continental.
La dismissione degli asset
Obiettivo del governo è “…di proseguire con la dismissione degli asset che devono essere venduti, come avviene in tutto il resto del mondo in presenza di un monopolio”.
A nulla varrebbe anche l’intervento del Premier Silvio Berlusconi per chiedere al governo Argentino di rivedere le sue posizioni: “Non c’è richiesta che valga – ha aggiunto Fernandez - Il monopolio non è mai in discussione, non possiamo permettere che non si rispetti la legge”.
L’antitrust argentino ha imposto a Telecom Italia di cedere la propria quota nella holding Sofora, che controlla Telecom Argentina, nei tempi e nei modi stabiliti dalle autorità locali.
Sia gli azionisti Telco, la holding che controlla il 22% Telecom Italia, che la stessa società italiana, hanno presentato ricorso contro la decisione dell’antitrust argentino, che altro non sarebbe – secondo la stampa locale – che un espediente per abbassare il prezzo di vendita e rendere possibile l'acquisizione delle azioni da parte di elementi vicini al governo (il consorzio 'Aeropuertos Argentina 2000', guidato da Eduardo Eurnekian ed Ernesto Gutierrez) che non sono disposti a pagare secondo il loro reale valore di mercato.
Il gruppo Telecom Italia, infatti, è estraneo alle vicende che hanno spinto l’antitrust argentino a chiedere la dismissione della quota di Sofora: il problema riguarda infatti Telefonica, il cui ingresso in Telco – la holding che controlla Telecom Italia – provocherebbe a detta del governo una distorsione della concorrenza, in quanto il gruppo spagnolo controlla l’altro grande operatore del Paese, Telefonica Argentina.
Il 22%
L’operazione è stata conclusa nel 2007 quando Telefonica, Intesa, Mediobanca, Assicurazioni Generali e Sintonia hanno acquistato oltre il 22% di Telecom Italia da Olimpia e hanno formato il consorzio Telco.
Nessuna richiesta di dismissione è giunta però all’indirizzo del gruppo spagnolo.
Il presidente Telecom Gabriele Galateri ha pertanto sottolineato che su Telecom Argentina “ci sono due campi d'azione: da un lato la problematica giudiziaria e giuridica che riguarda i nostri azionisti, e sulla quale chiediamo di non avere vincoli come perché non siamo parte di quel processo. E poi c'e' il processo di valorizzazione eventuale che sta seguendo il suo corso e che segue il nostro advisor Credit Suisse”.
Secondo indiscrezioni di stampa, in corsa per l’acquisizione della quota Telecom in Sofora ci sarebbero il gruppo Clarín, la partnership tra Eurnekian e Gutierrez, il magnate messicano Carlos Slim e lo stesso gruppo Werthein (che controlla l’altro 50% di Sofora), ma anche il fondo d'investimento Pegasus e l'emittente televisiva via cavo Telecentro.
Intanto, l’industria italiana ed europea e diversi europarlamentari si sono mobilitati in difesa di Telecom Italia: dopo l’associazione ETNO (che riunisce gli operatori telefonici europei), anche Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha inviato nei giorni scorsi una lettera al presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso per chiedere di lanciare un’iniziativa nei confronti del Governo argentino per tutelare gli interessi delle imprese europee e italiane.
Il presidente di Confindustria
L'intervento del governo argentino rappresenta di fatto, secondo il presidente di Confindustria, una “...confisca della quota di Telecom Italia in Telecom Argentina”.
"La Commissione europea - si legge nella lettera inviata a Barroso - deve guardare a questa situazione per la salvaguardia degli investimenti europei in Argentina” e “intraprendere tutte le possibili azioni verso il governo argentino, al fine di chiarire che un quadro politico e legale stabile e certo è condizione fondamentale per tutti i futuri investimenti europei in questo Paese”.
La risposta del Presidente Barroso alle richieste dell’Etno e di Confindustria è attesa, secondo fonti comunitarie, nelle prossime ore.
(02 febbraio 2010)
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