Italia
Telecom Italia: Anatel discuterà dossier Telco il 23 ottobre, ma non si placa la polemica sul No di Pistorio allo scorporo della rete
“Non vi e' dubbio che il caso italiano sia unico in Europa. Telecom Italia detiene quote superiori al 90% del mercato del fisso e superiori al 60% del mercato della larga banda. Questo pur in presenza di una regolamentazione introdotta già nel 2002 e all'avanguardia in Europa”.
Risponde così l’amministratore delegato di Vodafone Italia, Pietro Guindani a Pasquale Pistorio, il presidente di Telecom Italia, secondo cui in Italia non ci sono condizioni di eccezionalità tali da giustificare l’imposizione della separazione funzionale della rete.
Una rapida conclusione del lavoro sulla separazione avviato circa
Pistorio ha infatti mostrato muso duro al ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni che sollecitava nei giorni scorsi una rapida conclusione del lavoro sulla separazione avviato circa 15 mesi fa da una task force dell’Agcom.



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“Il lavoro va concluso entro fine anno – aveva dichiarato Gentiloni - trovando un punto di compromesso tra i risultati che Telecom vorrebbe ricavare dalla separazione della rete e quelli che i suoi concorrenti ritengono giusto che la separazione produca”.
Le condizioni per imposizioni dall’alto
Il processo che dovrebbe portare allo scorporo della rete, per Pistorio, difficilmente si chiuderà entro fine anno come auspicato dalle Autorità proprio perché non ci sono le condizioni per imposizioni dall’alto.
Ma per Guindani non è affatto così: “Siamo proprio – ha spiegato l’ad di Vodafone Italia - in quelle circostanze eccezionali nelle quali sono urgenti e necessarie nuove e più efficaci misure pro concorrenziali, quale la separazione funzionale, in accordo con la Commissione Europea ”.
Secondo Guindani, i punti chiave per l'assetto del mercato sono due: “la definizione di un sistema di condizioni che garantisca realmente la parità di accesso alla rete fissa di Telecom Italia e il mantenimento di un sistema di condizioni che consenta agli operatori alternativi di competere ad armi pari nei mercati retail”.
“Come già affermato dal Commissario Reding – ha proseguito Guindani - non si comprende come un ex monopolista possa chiedere misure compensative quale contropartita di una apertura a una maggiore concorrenza. Non si può scambiare la parità di accesso ad una rete che rappresenta un monopolio naturale con l'eliminazione delle regole pro-competitive sui prezzi del mercato finale al dettaglio, scambio che potrebbe solo favorire l'operatore dominante e scoraggiare gli investimenti degli operatori concorrenti”.
“In ogni caso – ha concluso Guindani - la separazione funzionale della rete fissa di Telecom Italia dovrà comprendere anche la 'next generation network' per prevenire la costituzione di un nuovo monopolio”.
Una forzatura della realtà
Per Pistorio si tratta invece di una forzatura della realtà, dal momento che “il mercato italiano è già altamente competitivo e, usando le stesse parole di Calabrò, è tra i più importanti d'Europa”.
“Riteniamo che il nostro sistema é tale da consentire l'accesso a tutti”, ha aggiunto Pistorio, ricordando che il numero di linee in unbundling – cioè gestite dai concorrenti – è di 2,8 milioni. Inferiore solo alla Germania, e “superiore alla Francia e anche all'Inghilterra dove la separazione funzionale c'é stata già nel 2005” .
Quanto allo stallo del riassetto azionario, l’Authority brasiliana per le tlc ha finalmente inserito il dossier Telco nell'ordine del giorno della riunione del prossimo 23 ottobre anche se, secondo indiscrezioni l’Anatel imporrà dei significativi paletti all’operazione.
Nei giorni scorsi, il presidente Telefonica Cesar Alierta si è recato in Brasile per cercare dui trovare un accordo col magnate messicano Carlos Slim – patron di Claro, terzo operatore mobile del Paese – che si oppone all’ingresso del gruppo iberico nell’azionariato Telecom per le ripercussioni sulla concorrenza nel settore delle comunicazioni mobili brasiliane.
L’operatore spagnolo controlla infatti il maggiore operatore mobile brasiliano, Vivo, in joint venture con Portugal Telecom, mentre Telecom Italia controlla Tim Brasil, il secondo operatore mobile del Paese con una quota del 25,8% e ricavi in crescita del 37% a 3 miliardi di reais al primo trimestre 2007.
Il motore della crescita della società
Telefonica, inoltre, controlla società telefoniche in 13 Paesi dell’America Latina, che sono di fatto diventate il motore della crescita della società.
Telefonica, secondo fonti dell’Anatel, potrebbe essere costretta a ridurre la partecipazione in Telco o in Vivo.
Anche su questo tema, la visione di Pistorio discorda da quella del ministro Gentiloni, che aveva ribadito l’urgenza di uscire da questa impasse per dare al gruppo un assetto dirigenziale in grado di garantire la ripresa delle trattative con “interlocutori forti e con pienezza di poteri”.
Secondo il presidente di Telecom, “le vicende che riguardano l'azionariato di Telecom seguono il loro corso”, separate da quella che è l'attività industriale del gruppo.
“In Telecom Italia – ha ribadito Pistorio - lavoriamo indipendentemente dalla conclusione della vicenda che, peraltro, leggendo i giornali, dovrebbe essere prossima alla conclusione”. Riguardo l’eventuale rinnovo dei vertici dell’azienda, il presidente ha spiegato che “i vertici sono professionisti esperti e abbastanza maturi per capire che si deve lavorare in modo attivo e professionale”.
La bocciatura del Tar del Lazio
Il gruppo di Pistorio, intanto, incassa la bocciatura del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso avanzato da Telecom contro l'Agcom per chiedere l’annullamento della delibera con cui l'Authority imponeva alla società di osservare una serie di obblighi atti a garantire la concorrenzialità con gli altri operatori alternativi operanti sul mercato al dettaglio dei servizi telefonici. Obblighi che il board di Telecom considerava economicamente troppo pesanti.
(19 ottobre 2007)
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