Italia

Telefonica in Telco, ‘Un problema da risolvere’. Paolo Romani torna a difendere l’italianità della rete e nega contatti con la Cina

A meno di un mese dalla scadenza del patto di sindacato di Telco - la holding che controlla Telecom Italia – prende sempre più corpo l’ipotesi dell’uscita di scena del colosso spagnolo Telefonica, che di Telco possiede una quota del 42,3%. Sembrano confermare questo scenario anche le parole del viceministro per lo sviluppo economico, Paolo Romani, che nel corso di un’audizione alla Camera ha definito la partecipazione del gruppo spagnolo nel capitale del maggiore gruppo tlc italiano, “un problema rilevante, che va risolto”.

Il problema di questa ingombrante presenza

Certo, ha aggiunto Romani, “spetta alla compagnia” risolvere il problema di questa ingombrante presenza e decidere l’eventuale ingresso di nuovi soci, ma il governo – ha ribadito ancora una volta – “osserva con attenzione” l’evolversi della situazione.




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Torna di nuovo in auge dunque la questione dell’italianità della rete, leitmotiv che ha caratterizzato anche il periodo precedente l’ingresso di Telefonica in Telco e sulla cui base sono state rispedite al mittente diverse offerte sgradite al governo: rispondendo alla domanda del deputato leghista Raffaele Volpi, Romani ha infatti ribadito che “l’infrastruttura di rete di Telecom Italia deve rimanere italiana”.

La successiva acquisizione dell’infrastruttura

Chissà che a questo punto non si faccia di nuovo spazio l’ipotesi dello scorporo della rete e la successiva acquisizione dell’infrastruttura da parte di una nuova società che potrebbe vedere coinvolta anche la Cassa depositi e prestiti. L’ipotesi, circolata spesso in ambienti vicini al governo, è naturalmente invisa al management della società, che ha più volte ribadito l’illeggibilità di qualunque intervento di tipo “dirigistico”. Il tutto mentre stamattina il quotidiano La Repubblica riportava indiscrezioni in base alle quali lo stesso Silvio Berlusconi avrebbe avviato una “moral suasion sui principali partner italiani dell’azienda” per preservare “l’italianità” di Telecom e avrebbe inviato Romani in Cina alla ricerca di finanziamenti per “l’ammodernamento della rete Telecom”. Ipotesi fermamente smentita da Romani, che ha precisato che il viaggio in Cina è stato fatto esclusivamente “per interesse e politica” e non ha avuto nulla a che vedere con le vicende di Telecom Italia. Si è trattato, ha detto Romani, di un “viaggio conoscitivo”, in cui si sono affrontati anche argomenti inerenti alle infrastrutture, ma con obiettivi “lontani mille miglia” da quelli descritti dalla stampa. A proposito degli investimenti necessari per adeguare l’infrastruttura dell’ex monopolista alla nuova era di internet a banda ultralarga, Romani ha quindi affermato che gli 800 milioni di euro stanziati dal governo non sono ancora stati sbloccati dal CIPE, ma gli altri fondi previsti dal piano sono quasi tutti già disponibili: “264 milioni - ha spiegato - sono già nella pancia di Infratel, 160 milioni vengono dai fondi rurali e 210 milioni dai privati, per i quali sono state già concluse due gare”.

Il workshop

Il 6 ottobre 2009, a Roma, ore 9.00 – 13.30 appuntamento per il workshop “Liquidi, veloci, mobili: contenuti digitali e risorse della conoscenza” . Promosso dalla Fondazione Luca Barbareschi e organizzato da Key4biz, con il sostegno di Eutelsat. Parteciperanno i rappresentanti di istituzioni, imprese, enti di ricerca, esperti. www.mercanti-innovatori2009.com

Scarica l'invito in Pdf.

(30 settembre 2009)

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