Gran Bretagna
Tv pubblica: la 'scure' del governo sulla BBC. Canone congelato per 6 anni e tagli ai finanziamenti
La crisi economica si abbatte anche sulla BBC, che - nei prossimi 6 anni - vedrà il suo budget 'congelato' e dovrà rinunciare ai finanziamenti pubblici per il servizio radiofonico World Service, in più di 30 lingue, fin qui pagato dal ministero degli Esteri, per BBC Monitor (che traduce e analizza i notiziari di altri Paesi) e per una parte della Tv in lingua gallese S4C, finanziata finora dal ministero della Cultura.
Il budget della Tv pubblica britannica sarà 'amputato' dell'equivalente del 16% in sei anni, periodo durante il quale il canone - una manna da 3,7 miliardi di euro l'anno - resterà 'bloccato' a 145,5 sterline (166 euro) a famiglia. In questo arco di tempo, la BBC vedrà dunque ridursi le entrate di 384 milioni di euro l'anno.
Il ministro delle Finanze George Osborne
Ad annunciarlo, il ministro delle Finanze George Osborne, secondo cui la BBC ha anche accettato di ridurre le spese legate all'offerta internet e di non "incidere ulteriormente sul mercato locale dei media".



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Non è stata tuttavia attuata un'ulteriore iniziativa in base alla quale la BBC avrebbe dovuto accollarsi il costo del canone gratuito per gli over 75, che al governo costa 556 milioni l'anno, pari al 25% del budget.
Un piano di austerità annunciato
I tagli alla BBC si inseriscono nel quadro di un piano di austerità annunciato mercoledì dal governo di David Cameron, che ambisce a ridurre le spese pubbliche di 95 miliardi di euro da qui al 2015. L'insieme dei tagli previsti dal Governo, combinato a un aumento delle tasse pari a 33 miliardi di euro, dovrebbe consentire l'eliminazione della quasi totalità del deficit pubblico del Regno Unito, portandolo dal 10,1% di quest'anno all'1,1% del Pil nel 2015.
Dura la reazione dei sindacati, che hanno accusato la direzione della BBC di non aver difeso l'azienda e hanno lanciato l'allarme sul possibile taglio di posti di lavoro.
"Sembra che la BBC stia facendo il lavoro sporco del governo. La direzione ha gettato la spugna, ma ora dovranno giustificare i licenziamenti", ha sottolineato Gerry Morrissey, segretario generale del BECTU il sindacato dei dipendenti della televisione, del cinema e del teatro.
(21 ottobre 2010)
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