Italia
Unbundling: Agcom approva l’aumento proposto da Telecom, ma per i competitor a rischio investimenti e innovazione
La Commissione infrastrutture e reti dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha approvato la richiesta di aumento del canone di unbundling - il prezzo all’ingrosso pagato dagli operatori concorrenti per usufruire delle infrastrutture di Telecom Italia - rete, cavi dell'ultimo miglio e centraline - e offrire ai clienti servizi propri.
Il canone per il noleggio della linea telefonica (ULL) aumenterà di 85 centesimi a 8,48 euro al mese, con decorrenza dal 1° gennaio 2009 e non da marzo, come aveva annunciato Agcom a dicembre.
Un incremento di 91 centesimi
L’incremento è tuttavia inferiore sia alla richiesta di Telecom di 1,75 euro, sia alla prima proposta della stessa Autorità che sembrava orientata verso un incremento di 91 centesimi di euro.



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Approvata anche la riduzione del canone di l’accesso a banda larga all’ingrosso - o bitstream – che costituisce un elemento essenziale per l’ingresso degli operatori nel mercato al dettaglio.
Una tantum che
Il canone per l’accesso Adsl, con decorrenza dal 1° gennaio 2008, è stato ridotto di 50 centesimi, da 9 euro a 8,50 euro oltre – precisa l’Autorità – a varie riduzioni dei contributi una tantum che, in alcuni casi, “superano il 50%”.
Netta la contrarietà degli operatori alternativi, sui quali ricadranno le decisioni dell’Agcom: in una nota congiunta Fastweb, Vodafone, Tele2, Wind e BT fanno sapere che l’incremento del canone rende sconveniente il ricorso all’unbundling, interrompendo quindi – oltre al processo di apertura del mercato della telefonia fissa portato avanti finora, e con successo, dall’Autorità – anche i “programmi di investimento degli operatori alternativi nelle aree del Paese ad oggi ancora non coperte direttamente”.
Una vera e propria “inversione di tendenza”, denunciano le società concorrenti di Telecom sul mercato del fisso, che non solo non prende in considerazione i risultati della consultazione pubblica condotta nei mesi scorsi, ma comporta un “arretramento del livello della concorrenza, innalzando indebitamente i costi degli operatori concorrenti di Telecom Italia e favorendo la creazione di ingiustificati margini di profitto per l’operatore ex-monopolista”.
Tra gli altri limiti evidenziati dagli operatori alternativi, anche la possibilità che l’aumento del canone possa scoraggiare gli investimenti nella banda larga di nuova generazione e ridurre significativamente le risorse da impiegare per gli investimenti nella rete.
L’unbundling, secondo gli operatori alternativi, svolge un ruolo centrale per “lo sviluppo della concorrenza nel mercato dell'accesso e della banda larga”. Solo favorendo un accesso equo e paritario alle infrastrutture, insomma, si possono produrre “significativi ed oggettivi benefici per i consumatori in termini di discesa dei prezzi, innovazione e servizi”.
Le nuove condizioni dal 1° gennaio 2009 rappresenta
I 4 competitor di Telecom sottolineano poi che “la decisione di far decorrere le nuove condizioni dal 1° gennaio 2009 rappresenta una vera peculiarità”, pregiudicando “la possibilità di ripetere sui propri prezzi retail l’incremento subito, creando quindi, un evidente ed oggettivo danno”.
Paradossale, aggiungono, “che ciò avvenga a opera di una Autorità di regolamentazione”, che tra l’altro ha anche avallato – a partire da febbraio – l’aumento del canone residenziale di 1,26 euro.
(25 marzo 2009)
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