Italia
La Radio paradigma della comunicazione postmoderna. Il punto al Convegno Corecom FVG
Si è svolto nei giorni scorsi a Trieste un importante convegno su “W le radio libere, ma libere veramente…”, che ha richiamato da tutta Italia esperti del settore e anche personaggi che storicamente hanno dato vita, trent’anni fa, alle prime radio “pirata”, diventate “libere” dopo la sentenza n. 202/1976 della Corte costituzionale.
Il Convegno è stato organizzato dal Consiglio regionale e dal Comitato regionale per le comunicazioni del Friuli Venezia Giulia (Corecom FVG), perché, come spiega Alessandro Tesini, Presidente del Consiglio regionale, “le radio “libere” in regione hanno avuto un ruolo importante durante il dramma del terremoto in Friuli nel 1976 ed hanno formato una generazione di giornalisti, tecnici, dj ed operatori”.
Il passaggio delle radio “libere
I lavori sono stati aperti da Franco Del Campo, presidente del Corecom FVG, a cui è seguita l’analisi storica e sociale del professor Peppino Ortoleva, docente di Storia dei media all’Università di Torino, e l’intervento di Fabrizio Berrini, segretario generale dell’associazione delle imprese radiofoniche e televisive locali Aeranti, per Aeranti Corallo, che ha delineato il passaggio delle radio “libere” dal periodo eroico alla dimensione d’impresa. Alla tavola rotonda hanno partecipato, correndo sul filo della memoria, ma con uno sguardo al presente e al futuro, Ruggero PO, vicecaporedattore GR1 ed ex speaker di Radio Koper-Capodistria, Piero Scaramucci, fondatore di Radio Popolare, Giovanni Marzini, caporedattore TGR del FVG ed ex collaboratore di Radio Sound, Awanagana, storico dj di Radio Monte Carlo, Mauro Missana, Radio Onde Furlane, Patrizia Zampi Radio Gorizia 1 e Giuseppe Battelli, preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Trieste.



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“La Radio è stata più volte considerata obsoleta - ha detto aprendo i lavori il presidente del Corecom FVG Franco Del Campo - e invece resiste e si allarga. E’ diventata paradigma della comunicazione postmoderna, perché costa meno, sopravvive alle crisi, non è invasa dai politici, è interattiva grazie all’antica convergenza con il telefono, lascia spazio alla fantasia e agli occhi di vagare sul mondo. Eppure si parla e straparla quasi sempre di televisione e poco di radio.
Un pezzo di storia se dopo
Le radio “libere”, appena nate, non solo hanno raccontato un pezzo di storia (se dopo 30 anni si parla già di storia si conferma quanto siano corti i tempi dell’età postmoderna), ma sono state - nel bene e nel male - anche espressione di un clima culturale e sociale assai più complesso ed articolato. Hanno innescato un processo reale di pluralismo delle voci, nate dal basso, perché i costi erano o sembravano irrisori, rispetto alla potenza del medium, espressione del territorio, senza distinzione tra Nord, Sud o Centro”.
Per approfondimenti, leggi: 'W le radio libere, ma libere veramente': storia di un medium che guarda al futuro di Franco Del Campo, Presidente Corecom FVG
Video del Convegno
(09 luglio 2007)
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