Italia Cessione Wind: Sawiris, Conti e Gubitosi tra gli indagati per una presunta tangente da 97 milioni di euro
Una tangente da 97 milioni di euro avrebbe permesso al patron di Orascom, Naguib Sawiris, di aggiudicarsi Wind, mettendo fuori gioco gli americani di Blackstone.
È questa l’ipotesi di reato per la quale sono stati iscritti nel registro degli indagati lo stesso Sawiris, ma anche l’ex amministratore delegato di Enel Fulvio Conti, quello di Wind Luigi Gubitosi e Alessandro Benedetti, presidente della società lussemburghese Weather Investment (la società che materialmente compra Wind e di cui è socio lo stesso Sawiris).
Lo scorso 13 maggio
L’indagine della Procura di Roma è partita dopo che, lo scorso 13 maggio, Milena Gabanelli aveva dedicato una puntata di Report (I misteri del faraone) alla ‘strana’ compravendita, avvenuta non attraverso una gara pubblica - Enel, anche se controllata dal ministero del tesoro, è una società privata - ma neanche, secondo le testimonianze raccolte, in base a “criteri di trasparenza e lealtà”.
L’inchiesta ricostruisce le fasi salienti della vicenda Wind, partendo dal 1997, quando la società venne fondata dall’ente per l’energia elettrica con un investimento di circa 17 miliardi di euro che sancisce il ritorno della “mano pubblica in un settore privatizzato”.
Una cifra di circa 12 miliardi
Dopo 8 anni, a causa degli ingenti investimenti previsti, Enel decide di vendere Wind per una cifra di circa 12 miliardi di euro.
“La perdita è di più di 4 miliardi di euro – spiegava il curatore dell’inchiesta, Paolo Mondani - Quello che colpisce è il fatto che il Tesoro, che ha funzione di controllo sul pagamento delle tasse di tutti noi, permette a una sua controllata di eluderle”.
Ma all’imprenditore egiziano come si è arrivati?
In lista per l’acquisizione di Wind nell’aprile del 2005, arrivano il fondo americano Blackstone e l’egiziana Orascom, controllata da Sawiris.
Blackstone e Sawiris mettono sul piatto rispettivamente 12,8 miliardi di euro e 11,7 miliardi ma, con modalità ancora tutte da chiarire “dall’alta dirigenza Enel, parte una telefonata a Sawiris e Benedetti per la presentazione di una nuova offerta, che arriva a 12,132 miliardi”, senza che Blackstone venisse contattata per una nuova offerta .
Un testimone citato da Mondani
“Un’offerta – ha spiegato un testimone citato da Mondani - che viene fatta all’ultimo momento, viene corretta all’ultimo momento e che risulta vincente anche con un azzardo”.
Una vendita, insomma, conclusa senza che ci fosse gara: secondo Mondani, Enel aprì con i potenziali compratori due trattative private, senza bando di gara né criteri precisi e vincolanti.
Resta da chiedersi, Naguib Sawiris come ha pagato Wind?
Wind costa a Sawiris 12,132 miliardi di euro, dei quali 11,8 miliardi vengono concessi in prestito da un gruppo di banche.
“I restanti 332 milioni – ha quindi spiegato Mondani - vengono raccolti da Sawiris tramite un fondo iracheno composto da 22 soci arabi tra cui lui stesso. 332 diviso 22 fa 15. Insomma, su 12,132 miliardi, Sawiris di suo ci mette 15 milioni”.
La cifra spesa da Sawiris sarebbe stata ancora inferiore
Anzi, secondo alcuni testimoni la cifra spesa da Sawiris sarebbe stata ancora inferiore.
A destare le maggiori contestazioni – tra le quali anche quelle del ministro per le infrastrutture Antonio Di Pietro – la cifra di 414 milioni di euro (di cui 317 alle banche e 97 milioni a Benedetti per consulenze varie) catalogata sotto la voce “costi di transazione”.
Senza mezzi termini, Di Pietro definisce questa cifra una “mazzetta” pagata alle banche per l’impegno a finanziare Sawiris, più l’organizzazione dell’intera operazione.
Questi 97 milioni, in base a quanto appurato dalle indagini della procura – che ieri ha inviato gli uomini del nucleo valutario della Guardia di Finanza a perquisire uffici e case degli indagati – rimbalzano più volte attraverso società e conti esteri per poi rientrare in Italia e venire frazionati a beneficio di destinatari finali ancora ignoti ma, secondo alcune ipotesi, riconducibili a Enel o a esponenti del gruppo.
‘Stranezze’ che inducono i Pm a credere che quella somma tutto sia fuorché una consulenza e che avvalorano le tesi del ministro Di Pietro, che sicuro di ‘mazzette’ se ne intende.
Il Ministro
“Quell’operazione – si chiedeva infatti il Ministro - è un’operazione sostanzialmente poco trasparente, quindi a livello politico c’è o non c’è coinvolgimento? O c’è, o sono stati raggirati, ma ci vuole un inchiesta per scoprirlo. Certo che i politici che vengono raggirati sarebbe una versione molto nuova”.
Ed è per chiarire tutti questi interrogativi e per capire chi abbia intascato il denaro che ieri la procura ha autorizzato le perquisizioni tra Roma, Milano e Londra, mentre Fulvio Conti si difendeva sostenendo che “…l'operazione di vendita di Wind è avvenuta alla luce del sole, sulla base di un confronto tra offerte concorrenti improntato a criteri di competitività, trasparenza e non discriminazione tra gli offerenti e nel pieno rispetto della normativa”.
L’operazione, ha aggiunto, “è stata sottoposta a tutti i controlli interni ed esterni, ed è stata apprezzata dai mercati finanziari”.
L’Ad – che ha incassato la “solidarietà, la fiducia e il pieno supporto” del Consiglio di Amministrazione di Enel – ha ribadito di non avere “nulla da nascondere” e di essere a “disposizione delle autorità giudiziarie”, determinato “a fare chiarezza sull’estraneità di Enel e mie personali all’ipotesi d’indagine”.
(03 marzo 2008)
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