Francia
France Telecom torna su TeliaSonera? Nuovi rumors sull’asse franco-scandinavo
I nuovi rumors sull’eventuale interesse di France Télécom - già smentito dal gruppo d'oltralpe - hanno fatto bene al titolo del gruppo scandinavo TeliaSonera che nell’apertura di mercoledì faceva segnare un +5%.
Le indiscrezioni circa la ripresa del dossier TeliaSonera da parte del gruppo tlc d’oltralpe sono riprese insistenti negli ultimi giorni, dopo che già nel 2008, il gruppo di Didier Lombard aveva tentato la scalata al concorrente scandinavo, valutato allora circa 30 miliardi di euro, più 3,6 miliardi di debito. France Telecom aveva offerto a TeliaSonera 48,3 miliardi di dollari e ambiva a creare il quarto operatore mondiale di tlc, con 237 milioni di clienti - di cui 168 milioni nel mobile e 69 milioni nel fisso – e operazioni in 30 Paesi.
Il progetto di acquisizione
Ma il progetto di acquisizione si è immediatamente scontrato col giudizio negativo degli analisti, perplessi di fronte a un’operazione troppo onerosa per il gruppo francese, gravato da un debito di 34,7 miliardi di euro e – dopo la crisi – anche da una situazione molto delicata dal punto di vista occupazionale, con una serie di suicidi tra i dipendenti che ha sconvolto l’opinione pubblica e costretto la società a intraprendere una serie di misure straordinarie quali l’assunzione di una equipe di psicologi.



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Oltre a essere pesante dal punto di vista finanziario, l’operazione è anche “politicamente complessa”: TeliaSonera, nascendo dalla fusione tra l’ex monopolista svedese Telia e quello finlandese Sonera, è controllato al 37,3% dal governo svedese e al 13,7% dal quello finlandese.
Il governo è sceso al di sotto della barra simbolica
Orange da canto suo, è controllato dallo Stato al 18,17%, anche se di fatto l’ex monopolio è stato privatizzato alla fine del 2004 quando il governo è sceso al di sotto della barra simbolica del 50% del capitale dell'operatore storico.
La politica di cessioni e acquisizioni avviata dalla società francese si basa su tre obiettivi: sostenere la presenza del gruppo sui mercati emergenti; rafforzare, quando necessario, la presenza nell’Europa occidentale e acquisire competenze complementari in alcune attività chiave.
France Telecom (che a partire da giugno 2006 ha scelto il marchio unico Orange per quanto riguarda i settori Internet, televisione e telefonia mobile) è una delle aziende simbolo della Francia.
Quotata in Borsa dal 1997, nel 2002 ha risentito in modo drammatico della crisi mondiale delle tlc, accumulando debiti per 75 miliardi di euro e una perdita di bilancio pari a 20,7 miliardi.
Dal marzo 2000, il titolo del gruppo ha perso il 96,8% del suo valore, toccando il minimo storico di 9,68 euro a settembre 2002.
Le dimissioni del presidente Michel Bon
Dopo le dimissioni del presidente Michel Bon, capro espiatorio della disastrosa condizione di quella che era ormai la società più indebitata del mondo, la rigorosa cura intrapresa dal suo successore Thierry Breton ha riportato la società in utile nel 2003 e ha ridotto il debito a 48 miliardi di euro a giugno 2004.
Il suo successore, Didier Lombard, subentrato a febbraio nel 2005 crede dunque che sia giunto il momento di tornare a pensare in grande, ma deve affrontare una pesantissima situazione dal punto di vista sociale: da agosto 2008 a oggi, 23 dipendenti si sono tolti la vita e altri 13 hanno tentato di farlo.
Per cercare di arginare la spirale di morte, è intervenuto anche il governo, mentre la società ha deciso di sospendere in via temporanea trasferimenti e reincarichi e ha assunto un’equipe di psicologi pronta a percepire ulteriori segnali di disagio tra i lavoratori e a formare i dirigenti.
È di oggi però la notizia che la società avrebbe deciso di bloccare, sulla rete intranet utilizzata dai dipendenti, il collegamento al sito dell'Osservatorio dello stress e dei trasferimenti forzati, che per primo aveva lanciato l’allarme suicidi a France Telecom.
Il sito, in sostanza, è stato messo al pari dei siti pornografici e reso inaccessibile ai dipendenti.
Una decisione incomprensibile e denunciata dallo stesso Osservatorio, accusato dall’azienda di utilizzare “metodologie discutibili”.
(24 settembre 2009)
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