Italia

Tlc: accordo di co-siting per Telecom Italia e 3, in attesa di nuove regole Ue sulla condivisione RAN

L’accordo triennale di “co-siting”, siglato venerdì da Telecom Italia e 3 Italia conferma come gli operatori mobili stiano puntando sempre più alla condivisione delle infrastrutture per uscire dalla crisi attraverso l’economizzazione dei costi di gestione dei siti. La diminuzione del numero di siti richiesti per la copertura del territorio ha infatti un notevole impatto sul business: si riducono le spese d’impianto e d’esercizio - e quindi in teoria i prezzi praticati agli utenti finali - e si possono effettuare più investimenti in prodotti e servizi innovativi.

I due operatori riguarda 2

L’accordo tra i due operatori riguarda 2.000 siti e consentirà un risparmio del 30% sui costi di ciascuno: a essere coinvolte sono le cosiddette infrastrutture “passive” (pali, cavi, sistemi di alimentazione elettrica e di condizionamento e altre infrastrutture civili), ma non i dispositivi elettronici che permettono di erogare ai clienti i servizi di telefonia mobile o i relativi servizi di gestione.




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Ciascun operatore manterrà la piena proprietà delle proprie infrastrutture, mentre entrambi gli operatori offriranno reciprocamente ospitalità all’altro operatore allo scopo di ridurre il numero di stazioni radiomobili presenti sull’intero territorio nazionale, con un notevole impatto positivo anche sull’ambiente.

Un accordo di co

Nel 2007, Telecom ha siglato un accordo di co-siting (della durata di sei anni rinnovabile) anche con Vodafone: le due società condividono quasi 10mila siti e simili intese si stanno notevolmente diffondendo in Europa e nel resto del mondo. Vodafone è l’operatore che più di tutti ha puntato su questo tipo di accordi: con Telefonica condivide la rete mobile in Germania, Spagna, Irlanda e nel Regno Unito. Sul mercato britannico, inoltre, Vodafone era già legata da un simile accordo con Orange, mentre su quello spagnolo e indiano intese sono state strette con Yoigo e Bharti Airtel. Sempre in Gran Bretagna, 3Uk condivide i propri siti con T-Mobile. La condivisione delle reti può concretizzarsi attraverso un accordo di roaming all’ingrosso, la condivisione delle infrastrutture passive o con l’unione di reti di accesso radio separate, ma la legislazione europea permette e incoraggia soltanto la condivisione delle infrastrutture passive, mentre per quanto riguarda la condivisione della rete di accesso radio (RAN) la situazione, è meno chiara. In passato, la Ue poteva imporre questo tipo di condivisione, ma a partire da novembre 2007, con l’eliminazione del mercato 15 dalla regolamentazione ex ante, manca un chiaro meccanismo legislativo e le richieste di condivisione vengono trattate caso per caso.

Un quadro regolatorio e commerciale armonizzato

Secondo molti analisti del mercato tlc, c’è dunque bisogno di un quadro regolatorio e commerciale armonizzato a livello europeo, in modo che la condivisione diventi la regola e non l’eccezione e che sull’intero territorio europeo valgono le medesime condizioni. Questo servirebbe a incoraggiare il network sharing quale “strategia evolutiva” e non quale “cambiamento radicale”.

(06 luglio 2009)

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