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BSkyB: Murdoch rilancia e ribadisce la volontà di conquistare il controllo dell'emittente
Chiude il primo trimestre fiscale con un utile netto di 228 milioni di sterline (pari a circa 258 milioni di euro), migliorando i ricavi del 15% a 1,53 miliardi di sterline la BSkyB di Rupert Murdoch che ieri, prima ancora che i dati venissero resi noti, ha ribadito la sua intenzione di acquistare le quote di BSkyB non ancora in possesso della News Corporation, e di concretizzare, nonostante le polemiche sulla pluralità del sistema mediatico, un affare da 7,8 miliardi di sterline, nonostante le resistenze della società, che ha giudicato l'offerta insufficiente.
Alla vigilia del resoconto fiscale che ha messo anche in evidenza profitti operativi in crescita del 25% a 255 milioni di sterline - numeri che vanno oltre il consensus di 234 milioni e che tra l'altro, nei primi scambi alla Borsa di Londra hanno fatto salire il titolo BSkyB di circa mezzo punto percentuale - il magnate australiano assente dalla scena pubblica britannica da circa quattro lustri, è ritornato a fare parlare di se e a 120 giorni circa dall'offerta lanciata per acquisire la totalità del capitale della British Sky Broadcasting - controllata Sky nel Regno Unito e che attualmente vanta di essere la seconda emittente televisiva a pagamento della Gran Bretagna - ha ribadito le sue intenzioni. Murdoch, insomma, proprio non ci sta a rinunciare all'intera torta BSkyB.
I legali di News Corp sono
E mentre i legali di News Corp sono già a lavoro per valutare quali possano essere i tempi migliori di notifica alla Commissione Europea dell'offerta finanziaria e ottenere, quindi, il via libero all'acquisto, Murdoch ruba la scena persino alla regina - assente a causa di malanni di stagione - e come nell'ultimo discorso risalente ormai al lontano 1989 quando accusò la BBC di produrre programmi per una ristretta cerchia di telespettatori, annuncia l'avvio della nuova battaglia di News Corp.



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Un assalto senza mezzi termini né paure quello alla BSkyB. Un'ammissione di volontà che appare ancora più problematica agli occhi dei gruppi editoriali del Paese che, com'era prevedibile, hanno ancora una volta palesato le proprie perplessità sull'operazione. Ancora più allarmati di prima, gli editori britannici si sono nuovamente rivolti al governo londinese per bloccare l'offerta di Rupert Murdoch e salvaguardare il diritto al pluralismo dell'informazione.
Il 39%
Diritto, questo, che verrebbe inesorabilmente a mancare se Murdoch, che già possiede il 39% dell'emittente televisiva in questione, riuscisse ad acquistare l'intero pacchetto quote. L'appello al governo, è stato unitario e, per la prima volta, ha coinvolto i maggiori gruppi editoriali del Paese al di là dei singoli orientamenti politici. Il documento indirizzato al ministro delle Attività produttive Vincent Cable, infatti, è stato sottoscritto sia dai gruppi vicini ai Tory (Daily Telegraph e Daily Mail) che da quelli filo-laburisti (Guardian e Daily Mirror), tutti uniti nella missione anti-Murdoch.
(22 ottobre 2010)
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