Italia

Caso Rai: Bertinotti, ‘Nessuna privatizzazione, ma necessità di tornare a fare servizio pubblico’

“La Rai violentata? Se lo dice il suo presidente ci possiamo fidare…”. Questo il commento di Fausto Bertinotti, alle dichiarazioni rilasciate dal presidente Rai Claudio Petruccioli secondo cui l'azienda “…è stata violentata e non da uno solo”. Intervenendo stamani a “Viva Voce” su Radio 24, il presidente della Camera ha dichiarato: “…Io non credo che la Rai vada privatizzata. La Tv come la scuola è un grande strumento di educazione. Siccome fin qui la televisione pubblica è diventata in larga misura non dico dipendente, ma simile, a quella commerciale, penso che bisogna cambiare strada e tornare a un'idea di servizio pubblico”.

Gli argomenti affrontanti ieri

Diversi gli argomenti affrontanti ieri da Petruccioli nel corso dell’assemblea dei lavoratori: le intercettazioni, l’incertezza sul caso Petroni, la cronica instabilità, la necessità di nuove regole e “gli stupri” di gruppo che la Tv di Stato subisce che ne fanno per i benpensanti soltanto “una puttana”.




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Il presidente ha parlato anche del caso Rai-Mediaset e ha chiarito che “il nostro specifico ambito di responsabilità è verificare il rispetto del codice etico, la lealtà nei confronti dell’azienda e del servizio pubblico. Abbiamo attivato le istanze e avviato le procedure cui competono i primi adempimenti nell’esercizio di questa responsabilità”.

Il 4 dicembre prossimo

Su Angelo Maria Petroni, revocato dal Cda dall’azionista e poi reintegrato dal Tar, ha confermato che “l’udienza del Consiglio di Stato è fissata il 4 dicembre prossimo”, ha auspicato “che i tempi siano rapidi” e “per il resto dobbiamo prenderne atto” e “agire per ridurre l’incidenza negativa di questi accadimenti”. Di conseguenza, viene annullato a data da destinarsi il Cda che era stato fissato per giovedì con una doppia convocazione - per Petroni e il suo successore Fabiano Fabiani - nell'incertezza su quella che sarebbe stata la pronuncia. A riguardo si è registrato un commento anche del Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni: “…E’ una questione nella quale il governo non può che attendere le decisioni della magistratura amministrativa. Certo, l'instabilità è una malattia che va risolta con rimedi più profondi, affrontando ad esempio i temi che sono contenuti nei ddl all'attenzione del Parlamento”. Una Rai in cui l’incertezza e la precarietà, ha detto ancora Petruccioli, “…non sono l’eccezione ma la normalità”. E che avrebbe bisogno di una ricetta semplice per l’autonomia dalla politica: “…Il servizio pubblico non può essere appannaggio della maggioranza che governa”. “Basta affidare la proprietà delle azioni ad altri che non sia il governo – ha elencato -, riferirsi alle norme del codice civile per le spa e individuare le garanzie minime indispensabili a tutela del servizio pubblico che la società concessionaria deve fornire”. “Finora – ha aggiunto Petruccioli - la politica non ha voluto o saputo fare quel passo indietro” dalla Rai. Un presidente che ha invocato “la durata e la stabilità degli organi di governo dell’azienda, e lo scioglimento del nodo intricatissimo che riguarda la figura giuridica della Rai e l’ambiguità fra regime privatistico e regime pubblicistico”.

Un riferimento allo storico film

Un Petruccioli che ha chiuso l’intervento con un riferimento allo storico film di Vittorio De Sica e Sofia Loren, “La Ciociara”, sostenendo: “La Rai da sempre è stata oggetto di molestie, qualche volta è stata anche violentata, in modo brutale; e non da uno solo. Come la Ciociara, si è rimessa in piedi e ha continuato a camminare. Capita, purtroppo, che per benpensanti, per brave persone di buoni sentimenti, quella che ha subito violenza, proprio perché l’ha subita, è una puttana e va trattata come tale. È una ignominia alla quale mi ribello con tutta la forza di cui sono capace. Ma io passo, voi restate: l’importante è che non la consentiate voi. A voi è affidata la dignità di questa azienda, la possibilità stessa – ha concluso - che esista un servizio pubblico radiotelevisivo”. Non sono piaciute a Tana De Zulueta (Verdi) e a Giampiero Catone (Dc) le parole del presidente Rai, che le hanno definite “volgari”. Tana de Zulueta si è detta “…sorpresa dalla volgarità delle affermazioni (…) Quelle frasi vanno interpretate come un chiaro segnale di una abdicazione dalle proprie responsabilità. La grave crisi dell'azienda impone l'accelerazione di una riforma che imponga nuove regole a garanzia di un servizio pubblico realmente indipendente”. Catone ha sottolineato: “…Che la Rai non fosse una peripatetica lo sapevamo, ma che il presidente della Rai fosse così volgare da arrivare ad usare espressioni così squalificanti non lo avremmo mai immaginato. Come può, chi dovrebbe rappresentare un servizio pubblico e incoraggiare una televisione meno trash e più di qualità, lasciarsi andare a battute degne dei peggiori siparietti che certi programmi televisivi mandano in onda quotidianamente? È comprensibile il nervosismo di chi, pur essendo stato sfiduciato, si ostina a ricoprire un incarico che ha ampiamente dimostrato di non saper adeguatamente svolgere”.

(28 novembre 2007)

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