Italia
Digitale terrestre. Vito: ‘Allo studio criteri per efficientamento delle frequenze’. Ma per Gentiloni ‘Governo troppo televisivo’
Question time sugli orientamenti del Governo in merito alla possibilità di assegnare ai nuovi servizi di telecomunicazione, attraverso procedure di evidenza pubblica, le frequenze liberate a seguito del passaggio delle trasmissioni televisive dall’analogico al digitale.
La gara per assegnare alla telefonia mobile
Paolo Gentiloni, Michele Meta, Alessandro Maran, Francesco Boccia, Donata Lenzi, Erminio Angelo Quartiani e Roberto Giachetti hanno fatto presente al Ministro dell'Economia e delle finanze, Elio Vito, che in Germania si sta svolgendo la gara per assegnare alla telefonia mobile il dividendo di spettro liberato dallo switch-off dell’analogico. La gara sta superando il tetto di 3,5 miliardi di euro.



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L'Italia è l'unico Paese europeo che non ha deciso di destinare ai nuovi servizi di telecomunicazioni una parte delle frequenze liberate nel passaggio dall'analogico al digitale;
il Governo italiano ha deciso che, nell'ambito televisivo, siano assegnate, non con una gara, ma attraverso un beauty contest, solo una piccola parte di frequenze, il 10%, destinata ai nuovi entranti. Il Cipe, tra l’altro, non ha deliberato nemmeno una parte degli 800 milioni di investimenti pubblici per la banda larga previsti dal piano del Governo.
I parlamentari hanno quindi chiesto se il Governo intende considerare, sul modello tedesco, la possibilità di ricavare fondi dalla messa in gara delle frequenze, anche in considerazione dell'invito dell'Unione europea a destinare per nuovi servizi di telecomunicazioni una parte delle frequenze liberate dalla transizione alla tv digitale.
Vito ha risposto che Il ministero dello Sviluppo economico ha allo studio, anche di concerto con l'Autorità per le comunicazioni, “nuovi criteri di 'efficientamento' dello spettro radioelettrico già assegnato o da assegnare nelle aree televisive digitalizzate e ancora da digitalizzare”.
L'ipotesi riguarda tra l'altro “misure idonee a recuperare capacità trasmissiva non utilizzata, così favorendo eventualmente processi di condivisione dei multiplex da destinare o già destinati agli operatori di rete in ambito locale”.
L'obiettivo, ha spiegato Vito, è consentire 'la razionale e non discriminatoria assegnazione al comparto radiotelevisivo di risorse frequenziali per la diffusione di un numero di contenuti adeguati'.
Al tempo stesso, 'si potranno accelerare le procedure per la destinazione del dividendo di spettro a nuovi servizi di telecomunicazione, con possibili fonti di ricavo derivanti dalla messa a gara a offerta economica di tali risorse'. Quanto al cosiddetto beauty contest, richiamato nell'interrogazione e riguardante l'assegnazione del dividendo digitale, le modalità di gara e il quantitativo delle relative risorse - pari a 6 frequenze da assegnare per i nuovi entranti - sono stati individuati dalla Commissione europea nell'ambito delle trattative per la chiusura della procedura d'infrazione Ue nei confronti dell'Italia.
Dopo l’interrogazione, Gentiloni, responsabile Comunicazioni del Pd, ha affermato che “la risposta del ministro Vito conferma le preoccupazioni che avevamo: il governo sta sottovalutando l`importanza degli investimenti su internet che hanno anche un potere moltiplicativo sull`occupazione. Il governo Berlusconi è un governo troppo televisivo".
"L'Italia – ha proseguito - a differenza di gran parte dei paese europei non ha ancora deciso di destinare ai nuovi servizi di telecomunicazioni una parte delle frequenze liberate nel passaggio alla tv digitale”.
"In Germania - ha aggiunto - la gara che si è conclusa la settimana scorsa per assegnare alla telefonia mobile il dividendo di spettro liberato dal passaggio della tv al digitale, si è conclusa assicurando alle casse 4,4 miliardi di euro. In tempi di crisi è dunque molto importante fare questo passaggio sia per le entrate delle casse dello Stato che per le ricadute positive sull`occupazione. Nel nostro Paese le vecchie frequenze liberate dal passaggio al digitale rimarranno ai vecchi editori. Questa scelta del governo Berlusconi di difendere il vecchio club televisivo impedisce allo Stato un introito paragonabile a quello di misure come il blocco degli stipendi pubblici oppure l`ennesimo condono edilizio. La conferma di un uso televisivo di tutte le frequenze mette in fine a rischio i collegamenti in banda larga dalle reti mobili, collegamenti sempre più preziosi vista la diffusione degli smartphone e degli iPad".
(01 giugno 2010)
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